Sottovoce

  • in libreria dal 21 marzo

    “Il mio amico è seduto sul mio letto, io in poltrona, e lo amo. Ogni sera viene da me e si siede sul mio letto e io in poltrona e lo amo. Non ci tocchiamo mai, finché una sera bacia la mia coinquilina in soggiorno e io vado nella mia stanza e chiudo la porta e finisce così”.

    Sarah Manguso Sottovoce

Sarah Manguso Sottovoce

Traduttore : Gioia Guerzoni
Numero Pagine : 96
Prezzo : 13 €
ISBN : 978-88-94938-21-0
In libreria da : 21-03-2019

Le storie di questa raccolta sono istantanee di quotidiane rivelazioni sull’amore, sulla memoria e sulla paura, sulle bugie che raccontiamo agli altri e a noi stessi. La determinazione di una bambina a infrangere una regola, il vuoto che si prova dopo aver sfidato il buio del bosco, un desiderio proibito e taciuto tra un uomo e una donna, un momento di imbarazzo di fronte agli altri: piccole cose accadute una sola volta, da raccontare in confidenza, brevissime e spesso irrilevanti agli occhi degli altri, ma capaci di riecheggiare nei nostri ricordi per una vita intera.
Con una lingua asciutta, che brilla di gentile ironia, Sarah Manguso racconta delle minuscole contraddizioni che abbiamo vissuto e che nel tempo sono diventate parte di noi, che ci hanno confuso e reso buffi, maldestri o bugiardi ma che in definitiva sono la nostra amata raccolta di fotografie.

SongBook di Sottovoce

Questa non è una Songbook legata al libro di Sarah Manguso, né ad alcuno dei suoi brevi racconti (ma sarebbe meglio definirli bozzetti o appunti di viaggio) che lo compongono. Si tratta invece di una raccolta di di brani che sono intimamente legati ad avvenimenti, persone o momenti della mia vita e che indipendentemente dalla loro importanza sono indissolubilmente impressi nella mia memoria. Vi invito a fare lo stesso, aggiungendo i vostri ricordi e le vostre canzoni, un esercizio tra il serio e il divertito che potrebbe rivelarvi alcune cose di voi che non sapevate. O che forse, semplicemente, non ricordavate.

 

Premiata Forneria Marconi – Impressioni di settembre – 1972

È una domenica pomeriggio di inizio autunno, sono sul letto dei miei genitori, sto ascoltando la radio che i miei genitori tengono sul letto tra i due cuscini. Il conduttore presenta il brano, è il lato B di un 45 giri appena uscito dice; e io lo ascolto, rapito da quella voce, da quelle parole e da quel ritornello che è solo suonato, per di più da uno strumento che non riesco nemmeno ad immaginare e che solo molto anni dopo scoprirò essere un moog. Poi mia madre mi chiama dalla cucina: spengo la radio, vado a salutare mia zia e corro a giocare in balcone mentre il sole tramonta.

 

Supertramp – Goodbye Stranger – 1979

Sono seduto sul gradino della porta e da dentro arriva il suono della diretta della piccola radio di quartiere in cui passo le mie giornate di questa estate da liceale rimandato in quattro materie. Massimo ha appena finito di annunciare il brano e in quel momento arrivi tu: hai un vestito a fiorellini con le spalline, una testa di riccioli rossi e un sorriso che ti illumina il viso. M’innamoro appena ti vedo e, come in un film, succede quello che ho provato a immaginare in un istante: vieni verso di me, sorridi e mi domandi se Radio Nuovo Lido è proprio lì. Mi alzo e ti invito a entrare. Ti giri e i tuoi capelli ondeggiano, come le mie gambe. E vorrei che il tempo si fermasse in quell’istante.

 

Paolo Conte – Boogie – 1981

A Veere, un paesino dell’Olanda meridionale la sera ad agosto fa già freddo. Accendiamo il camino e anche il vecchio stereo di tuo papà; ci versiamo qualcosa da bere; non ricordo come mai siamo io e te soli, forse le ragazze sono fuori o forse sono già andate a dormire. Ripensiamo ai vecchi tempi dell’università, nemmeno troppo lontani, giocando a fare i grandi che ancora non siamo e forse non saremo mai. “L’orchestra si dondolava come un palmizio” ci coglie completamente impreparati; ci guardiamo per un momento negli occhi, tratteniamo il respiro – “Quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare” – ed entrambi sappiamo che non dimenticheremo mai quell’istante.

 

John Coltrane – Lush Life – 1958

È domenica mattina, sei venuta in cucina a ripetermi gli Etruschi: mi hai dato il libro, tutto sottolineato sghembo e mi verrebbe voglia di abbracciarti solo per questo. Li sai bene e corri via felice. Guardo fuori dal balcone dove c’è il merlo, il maschio, col becco giallo: si avvicina ai piattini con le briciole e con l’acqua, saltellando titubante e circospetto. Do un’altra occhiata ai tulipani che si sono ripresi dopo che gli abbiamo tagliato il gambo e sento un fischio conosciuto: è Massimo che chiama dal piano di sopra. Gli dico di fare sottovoce, anche se il merlo è già svolazzato via, sono sicuro che più tardi tornerà.

 

Pink Floyd – Wish You Were here – 1975

Dopo mesi in cui hai visitato ogni autosalone, in cui hai confrontato ogni possibile modello a portata di spesa, finalmente il momento è arrivato: ora siamo tutti e tre intorno alla macchina nuova. Mamma la guarda con cauta e guardinga ammirazione; io che non sono un grande appassionato di automobili sono contento perché mi stai facendo vedere l’autoradio, una Autovox nera con i bordi azzurri, due grandi manopole ai lati e un tasto rosso che se lo schiacci registra quello che stai ascoltando in quel momento. Ho portato con me la cassetta dei Pink Floyd, che ti piacciono tanto, anche se ancora non riesci a pronunciare il nome corretto. La metti dentro e quando la musica esce dalle portiere ci avvolge tutti e rimaniamo a bocca aperta. Tu sorridi, sei felice e io vorrei che fossi qui per leggere che me lo ricordo ancora.



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