7

  • Alice



    Era una domenica pomeriggio di primavera, e mi ero appena alzato. Dopo aver fatto baldoria tutta la notte e aver sprecato l’intera mattinata, ero andato a fare un giro al parc de la Villette, dove di solito spacciavo. Stavolta però – con una bottiglietta d’acqua in mano perché avevo la gola secca e gli occhiali da sole a goccia sugli occhi stanchi – girovagavo assonnato, per prendere il sole e osservare i giovani. Poi, dopo aver trovato posto sul prato morbido e fresco vicino al canale di un verde cupo, mi feci una canna con l’ottima erba che avevo ancora in tasca e mi sdraiai per godermi lo spettacolo


    La crisi economica non risparmiava nessuno. Era stata una settimana difficile, eppure mi sentivo di buonumore. Non saprei dire perché, ma avevo voglia di essere felice. Intorno a me, decine di bambini seduti, accovacciati o sulle ginocchia dei genitori ridevano a squarciagola.

    Era una bella immagine.

    Riuscivo a inquadrare le persone ancora prima di osservarle. Deformazione professionale. C’erano famiglie di origine africana, donne col velo, a volte in bazin, uomini in tunica, molti bianchi in maniche di camicia e bianche con le spalle scoperte che vivevano negli edifici riqualificati del xix arrondissement, coppie di asiatici vestiti a festa, venuti dal quartiere Crimée: erano tutti lì per approfittare del bel tempo e di un po’ di teatro gratuito

    Il popolo ama le storie. E io non sono da meno.

    Mi alzai lentamente, senza spegnere la canna, con un gesto delicato pulii i pantaloni di pelle dalla terra che era rimasta attaccata e, come un animale attirato dalla luce, mi avvicinai per vedere cosa stava succedendo. Lungo il canal de l’Ourcq, un gruppo di attori dilettanti aveva montato un palcoscenico. Tutti i fine settimana, suonatori di bonghi, ballerini di capoeira, mimi, clown, funamboli e giocolieri invadevano le sponde affollate tra i due ponti del parco, quindi non ero stupito che attori della scuola Cours Florent o aspiranti circensi si fossero piazzati in quel punto strategico per approfittare del viavai di curiosi

    A prima vista, la struttura ricordava il palcoscenico sbilenco di una recita scolastica. Sopra alcuni bancali da supermercato c’era una vecchia lavagna dove un bambino maldestro aveva disegnato con il pennarello un luogo vagamente familiare: un paesino, il campanile di una chiesa, un municipio e un castello di provincia; davanti a quell’immagine della France éternelle, due aste da bandiera sostenevano il reggitenda di una doccia con appesa una soffice coperta a motivi berberi a mo’ di sipario

    Due attori (un uomo e una donna) fecero il loro ingresso, applauditi dai bambini sparsi lì davanti. Camminavano appoggiandosi a un bastone. Difficile dare loro un’età: mi sembravano (ed era una sensazione strana) due giovani in perfetta salute travestiti da vecchi della commedia dell’arte, con un naso finto, una vecchia parrucca e uno spesso strato di cerone grigio. La ragazza, indubbiamente molto bella ma vestita come una strega medievale e china sotto il peso di una fascina di rami secchi, cominciò a lagnarsi con voce tremula: «Ahimè, il tempo passa! Si stava meglio prima

    Ai miei tempi...».

    I bambini stavano già ridendo e indicavano l’altro personaggio, che fingeva di strapparsi i peli delle orecchie come fossero erbacce tra i ciottoli. «Che cosa? Cosa dici? Non ci sento!».

    L’attore sfoderò un cornetto acustico degno del professor Tornasole di Tintin.

    La ragazza si voltò verso il pubblico: «Ah, la cosa vi diverte? Canaglie! Mascalzoni! Buoni a nulla! Che razza di gioventù!» e minacciò la prima fila con il bastone, facendo una smorfia di dolore, non si capiva bene se per il peso degli anni o del suo fardello


    «Sono tutta incriccata!» gridò. «Non riesco a muovermi!». Poi assunse una posizione buffa e particolarmente scomoda, accucciata e con le gambe divaricate, come se stesse per fare pipì. I bambini erano in visibilio. Perché ridevano? Dietro il pubblico, osservavo il profilo delle bambine sognanti e dei maschietti dalle guance rosa: denti bianchi e occhi semichiusi al sole, si succhiavano il pollice, si mordevano le unghie, stringevano un orsacchiotto di peluche, combattuti tra paura e fascinazione davanti al vecchio barbone e alla befana cenciosa che lanciavano insulti a destra e a manca


    «Sono vecchia! Qualcuno mi aiuti, per pietà!».

    Una ragazzina nera con le trecce decorate da perline rosa abbozzò un passo verso il palco e si avvicinò cauta alla strega.

    «Finalmente un’anima caritatevole...» sospirò l’attrice. La bambina, dopo aver chiesto il permesso al padre, sollevò il mucchio di rami che pesava sulla schiena della vecchia; improvvisamente quella gridò, balzò in piedi, fece un ghigno infernale e rincorse la poverina, che si rifugiò in lacrime tra le braccia del padre divertito

    L’attrice continuò la sua sceneggiata ancora per un po’, finse di zoppicare e di riprendere fiato, poi agitò una gabbia per topi sopra la testa minacciando di chiuderci dentro la bimba.

    «Vendetta!» urlò la strega. «Un giorno sarai come me». I bambini ridevano come matti. «Una volta ci rispettavano. Adesso va tutto in malora!».

    «Una volta...» mormorò il vecchio, talmente curvo che quasi strisciava per terra «... una volta eri giovane... ora le tette ti arrivano sotto le scarpe!»


    «Cosa?». L’attrice sbatté la gabbia per topi in testa al compare, strillando: «E tu sei talmente grasso che non ti vedi le ginocchia da anni, vecchio scemo!».

    Non so cosa ci fosse di tanto divertente, ma i bambini erano piegati in due dalle risate. Era una bella scena.

    «Ah» sospirò l’attore, alto e dai lineamenti nobili sotto il trucco grossolano «tu eri bella e io nel pieno delle forze!».

    In mezzo alla folla, all’improvviso notai un tipo misterioso, con i capelli rossi e una felpa col cappuccio; attraversava in diagonale il pubblico che non faceva minimamente caso a lui

    Io però non ero un ingenuo: sapevo riconoscere un borseggiatore. Alla ricerca di un qualche segno rivelatore, colsi al volo lo sguardo preoccupato dell’attrice, i cui magnifici capelli castani scendevano a ciocche sotto la parrucca bianca e grigia: i due saltimbanchi erano complici del rosso.

    Ahah, mi dissi. Ecco la vera morale della storia. I bambini se ne stanno lì a divertirsi con gli occhi sgranati e i genitori si rilassano, e intanto qualcuno li deruba. Il povero borseggiatore non aveva molta esperienza, però si accorse che l’avevo notato: per un attimo pensò di essere stato colto sul fatto e spalancò la bocca come per scusarsi

    Gli mancavano due denti davanti. Bah... alzai le spalle e con la punta dello stivale in pelle di vitello spensi la canna sul prato. Non erano affari miei. Per sicurezza, tastai la tasca interna della giacca, per controllare che il mio portafoglio (che sporgeva un po’ troppo) fosse ancora al suo posto. Rassicurato, distolsi gli occhi dalla recita che teneva occupati quegli sprovveduti: era tempo di tornare al lavoro.

    “Non si tratta di viaggiare nel tempo, ma solo di mandare la memoria in cortocircuito. Non è fantascienza”.

    Tristan Garcia 7

Tristan Garcia 7

Traduttore : Sarah De Sanctis
Numero Pagine : 528
Prezzo : 22 €
ISBN : 978-88-99253-90-5
In libreria da : 10-05-2018

C’è una nuova droga sul mercato. Si chiama Alice e permette a chi la assume di rivivere il sé dei trent’anni, dei venti o perfino dei dodici. Chi non vorrebbe riprovare l’entusiasmo, le certezze, la sensazione di onnipotenza della giovinezza?
Ci sono rulli di legno che vengono dal passato e portano incise le canzoni indimenticabili del presente, e forse anche del futuro. E poi ci sono dèi alieni che hanno perduto la fede, e realtà parallele dove la rivoluzione sociale è avvenuta davvero. 7 è un romanzo in sei quadri appesi sulla stessa parete, che insieme li contiene e ne illumina la posizione nello spazio e nel tempo. E i personaggi di queste storie, come surfisti temerari, cavalcano le onde per ritrovare quella parte di sé che crede ancora nel futuro, che ha ancora la possibilità di cambiare e di incidere sul destino con una nuova creazione originale.
In bilico tra il distopico e il fantastico, Tristan Garcia gioca con il tempo, lo spazio e la memoria, con l’arte e la fede, con la realtà e la finzione. E ci consegna una Black Mirror letteraria piena di ironia, in un affresco disarmante del mondo e dell’uomo contemporaneo, che non hanno più nulla da desiderare se non la bellezza impareggiabile del passato.

Questo libro è per chi ha sognato di camminare sonnambulo in un disegno di Escher, per chi ha invidiato l’eterno splendore di una mente immacolata,
per chi cerca la bellezza nei frammenti di vetro colorato, e per chi ha capito che tutte le possibili combinazioni della vita non sono rami secchi,
ma un unico tempo presente in cui trovare la propria intima essenza.

Tristan Garcia su La Lettura

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Tristan Garcia su La Lettura

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Tristan Garcia su La Repubblica

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Rassegna stampa online di Tristan Garcia – 7

Su Convenzionali
Su Felice Con Un Libro
Su Senzaudio – Alice
Su Senzaudio – I rulli di legno
Su Senzaudio – Sanguine
Su Senzaudio – La rivoluzione permanente
Su Senzaudio – L’esistenza degli extraterrestri
Su Senzaudio – Emisferi
Su Senzaudio – La settima
Su 2000 battute
Su Only Paper Moon Web

Tristan Garcia racconta 7

Tristan Garcia su La Repubblica

REPUBBLICAGARCIA_1705

SongBook di 7

7
Sei racconti brevi e uno lungo, finale, che li racchiude tutti. Ho scelto di dedicare un brano a ognuno di loro, aggiungendo una bonus track – come si fa adesso per invogliare l’acquisto – per la traduttrice. Benché in alcuni momenti la musica sia molto presente, resta la sensazione di un libro avvolto in una quiete ovattata, a tratti anche tragica. Come scrive Garcia: “Regnava un silenzio musicale, che avrebbe reso reale qualunque cosa fosse accaduta”.Enjoy the Silence!

1
Violent Femmes – Blister in the Sun – 1983

2
Cut Killer – La Haine – 1995

3
Carla Bruni – Enjoy the Silence – 2017

4
Billy Bragg – L’Internationale – 1990

5
Franz Schubert – Quartetto n. 14 in re minore, opera D810 – 1831

6
U2 – Out of Control – 1980

7
Breeders – Cannonball – 1993

NOTA DEL TRADUTTORE
Radiohead – Nude- 2007

Tristan Garcia su Il Giornale

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Tristan Garcia su La Lettura

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