A caccia nei sogni

  • Capitolo uno
    Charles

    L’uomo dietro il bancone dell’armeria non capiva cosa
    volesse Charles e chiamò la sorella dal retrobottega, ma
    neppure lei ci riuscì. Era il tardo pomeriggio di un venerdì
    di ottobre, e Charles sembrava parlare una lingua sconosciuta.
    Fuori, il vento soffiava a folate. La luce del sole si affacciava
    tra nuvole veloci e spazzava le vetrine. La sorella, con
    una maglia azzurra sformata, prese in mano la bacchetta
    di caricamento di un fucile semiautomatico, e per gioco vibrò
    un colpo sul braccio del fratello

    Perlomeno, Charles la
    chiamava bacchetta di caricamento. Di certo aveva anche
    un altro nome.
    «In guardia» disse la donna.
    «Ti ho detto» ribatté il fratello «di starmi lontana con
    quella roba».
    A Charles pareva di aver chiesto una cosa abbastanza
    semplice: che i proprietari del negozio andassero dalla vedova
    del reverendo e le chiedessero di vendere il fucile che
    teneva appeso a due ganci sopra il caminetto.
    Quel fucile aveva una storia: anni prima era appartenuto
    al patrigno di Charles, che prima di morire l’aveva dato
    al reverendo Matthews

    Era una doppietta .410 prodotta
    da Hutzel & Pfeil a Cincinnati. Nella sua testa Charles
    immaginava il nome della ditta inciso a caratteri ornati sull’otturatore.
    Alla morte del reverendo, la vedova l’aveva ereditato.
    Forse era sentimentale da parte sua volerselo riprendere,
    eppure Charles era convinto che un’arma andasse usata, una
    volta ogni tanto. Un fucile non poteva essere soltanto un oggetto
    decorativo appeso alla parete da una persona che non
    aveva alcun legame con il suo primo proprietario

    La sorella impugnò la bacchetta a due mani, quasi volesse
    farla roteare alla maniera delle majorette.
    «Come la chiamate, quella?» chiese Charles, con la remota
    speranza che una semplice domanda potesse riportare
    la conversazione sui binari giusti.
    «È quel lungo inserto caricato a molla che spinge le cartucce
    in canna» rispose la donna.
    «Ah, okay».
    «Quanto vuoi per questo fucile?» domandò la sorella.
    «Non sono io a venderlo»

    «Di’ un po’» domandò il fratello. «Ce l’hai qui con te?».
    «È a casa della vedova».
    «Non possiamo fare una stima se non lo vediamo» disse
    la sorella.
    «Dove hai detto che si trova?».
    «A Grafton. A casa della vedova del reverendo. Farina
    Matthews».
    Il fratello scosse la testa. «Ci stai chiedendo di fare da
    intermediari».
    «Ci abbiamo già provato una volta» disse la sorella. «Ed
    è finita in tribunale

    Per noi è stata una fregatura totale».
    Charles guardò una pelle di volpe, di un arancione smorto
    e dal ciuffo grigio, esposta sulla parete del negozio. La
    volpe era stata appiattita, le zampe tirate verso l’esterno.
    «La mia idea...».
    «Sì...?».
    «... è semplice: voi dovreste andare da lei e comprare il fucile,
    diventandone proprietari a pieno titolo. E a quel punto
    arrivo io, come se niente fosse. E ve lo ricompro».
    «Non facciamo visite a domicilio» disse il fratello

    «Non
    siamo come i medici».
    «In realtà, lo siamo, da un certo punto di vista» precisò la
    sorella. «Ma non come i medici di un tempo, che facevano
    le visite a domicilio».
    «Se la convinci a passare in negozio, però, è tutto un altro
    paio di maniche».
    «Lei non vuole venderlo» disse Charles. «Non a me, perlomeno
    ».
    «Perché ne stiamo parlando, allora?» disse il fratello.
    Voltò le spalle a Charles, mostrandogli il dorso bianco
    della camicia

    C’era una fila di fucili dalle canne bluastre,
    tenuti insieme da una catenella d’argento infilata nelle guardie
    dei grilletti. Sopra i fucili era appesa una targa automobilistica
    – iowa 1942 – tutta ammaccata, come se l’auto o
    il camion cui era appartenuta avesse urtato contro un gran
    numero di paletti. La sorella tirò fuori un catalogo da sotto
    il bancone e cominciò a sfogliarlo.
    Un moscone solitario entrò ronzando nell’armeria. «E tu
    da dove arrivi?» disse la sorella

    Sollevò d’istinto una mano
    verso l’insetto per poi tornare alla sua ricerca. «Okay. Eccolo
    qui, il fucile che vuoi, Hutzel & Pfeil, e... mmh... è fuori
    produzione».
    Un fagiano si alzò in volo tra le erbacce secche lungo la
    ferrovia, con un rumore di ali simile a quello di una ruota
    che gira. Charles e il suo patrigno spararono quasi contemporaneamente,
    mentre l’uccello sorvolava i binari. Nuvole
    bianche esplosero in cielo. Il fagiano cadde

    Difficile dire chi
    dei due l’avesse colpito.
    «Tireremo a sorte» disse il patrigno di Charles. «Colpo
    secco. Io, dispari».
    Ovvio che non sei pari, pensò Charles. Si aggiustò la visiera
    del berretto. «Come funziona?».
    Il patrigno glielo spiegò. Al tre, ognuno dei due avrebbe
    mostrato un certo numero di dita; la loro somma, pari o dispari,
    avrebbe deciso a chi spettasse il fagiano. Aveva capito,
    Charles? No, ma finse di sì. E ovviamente non giocò come
    si deve, mostrando le dita in ritardo e ottenendo comunque
    una somma che lo fece perdere

    Il patrigno proseguì il cammino lasciando a Charles il
    compito di portare il fagiano. «Se ti prendi la briga di imbrogliare
    » disse «dovresti almeno vincere».
    Procedettero verso la capanna attraversando un campo
    di erba e menta, ne sentivano il profumo quando calpestavano
    le piante. Intorno alla baracca fatta di legno, con una
    porta di assi, crescevano le betulle. La capanna non apparteneva
    al patrigno di Charles, ma era a disposizione di tutti

    All’interno, le formiche vagavano sulle pareti e sulle travi.
    Sotto le finestre, molto più in basso, scorreva un fiume. Il
    patrigno mise a bollire l’acqua su una piastra rovente, mentre
    Charles raccolse alcuni giornali su cui avrebbero spennato
    il fagiano. Il Surveyor 6 si era staccato dal suolo lunare
    solo per atterrare pochi metri oltre.
    «Non ho imbrogliato» disse Charles.
    Sarà stato l’autunno del 1967. Quel giorno imparò a tirare
    meglio, almeno in senso stretto

    “Un romanzo di perdenti a grandezza naturale. Drury mette da parte sia la tragedia che la commedia, consapevole che le ferite della vita sono spesso inferte e sofferte senza drammi”. YIYUN LI

    Tom Drury

Tom Drury A caccia nei sogni

Traduttore : Gianni Pannofino
Numero Pagine : 240
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-99253-69-1
In libreria da : 02-11-2017

Tom Drury ritorna a Grouse County per raccontare pochi giorni cruciali nella vita della famiglia Darling, in cui tutti cercano di ottenere qualcosa, ma senza sapere come farlo. Charles, ovvero Tiny, vuole un vecchio fucile legato a un ricordo d’infanzia; Joan, sua moglie, è in cerca delle aspirazioni perdute; Lyris, la figlia di Joan, vuole trovare un punto fermo da cui cominciare davvero a crescere; e il piccolo Micah, figlio di Charles e Joan, vuole sfuggire al buio della sua stanza a costo di perdersi nel buio delle strade cittadine. Dalla vastità dei panorami e dei personaggi della Fine dei vandalismi, Drury si concentra adesso su un frammento di quel mondo, racchiuso in un unico weekend, in cui gli eventi si dilatano come nei sogni e i protagonisti rivelano tutta la loro umanità, nell’intensità dei desideri e negli sforzi, ora comici ora drammatici, per diventare persone migliori.

 

Questo libro è per chi viaggia di notte, in compagnia di una luna inclinata e luminosa, per chi ha trovato un baule in soffitta, pieno di cappelli, scarpe e vestiti, per chi si sente a suo agio con i fantasmi e le idee insolite, e per chi capisce sempre troppo tardi quali sono le persone che vuole avere vicino, e come fare per non perderle.

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