A misura d’uomo

  • Sassi

    Erano andati al mare il giorno dopo aver fatto l’amore per la prima volta. Lei voleva andare a ballare, sapeva di una serata al lago con musica fino all’alba; le sue amiche avevano scosso la testa ed erano rimaste nel solito bar, con la solita gente.
    Non era stata una di quelle cose che succedono per magia o perché senti scoppiare la scintilla, si erano trovati fuori tutti e due nel parcheggio, illuminati dall’insegna violetto che lampeggiava, e si erano guardati; lei gli aveva detto ciao e lui era rimasto un attimo fermo sotto quel cielo vuoto di stelle, poi aveva risposto: ti accompagno a casa?
    Davide non ricordava di cosa avessero parlato lungo le strade deserte di quella notte, non ricordava i suoni o gli odori, non ricordava se avessero incontrato qualcuno, ricordava però il sorriso di Anela davanti al portone del suo condominio, il suono della sua voce quando gli aveva chiesto, vuoi salire?
    Aveva un copridivano viola a motivi etnici, qualcosa che ricordava l’Africa, una vecchia televisione a tubo catodico dove scendevano rivoli di cera secca

    C’erano le finestre aperte, una parvenza di vento che entrava, un sottile profumo di dolce, come se qualcuno avesse appena cotto una torta, non c’era un forno. C’erano piatti sporchi nel lavandino.
    Scusa, aveva detto lei, se sapevo che salivi li avrei lavati.
    Figurati, aveva risposto lui sedendosi sul divano e spostando i cuscini da dietro la schiena.
    Anela sembrava imbarazzata mentre prendeva dal piccolo frigorifero un paio di birre, si sedeva su una delle sedie attorno al tavolo rotondo di fronte alla cucina

    Aveva acceso le lucine sopra la cappa, a illuminare la stanza insieme alle candele. Davide era eccitato, aveva paura che lei potesse notarlo attraverso i pantaloni corti che aveva addosso.
    Se vuoi puoi toglierti le ciabatte.
    Grazie, aveva risposto lui. Gli era sembrata una concessione senza senso.
    I piedi nudi sul pavimento fresco erano una bella sensazione, aveva caldo; lei ora sembrava a suo agio. Avevano bevuto la birra senza quasi dire niente, la consapevolezza che fossero lì per un motivo riempiva lo spazio, qualcuno avrebbe dovuto fare il primo passo

    Siamo due cretini, aveva detto lei abbassando lo sguardo sui piedi nudi di Davide.
    Lui forse aveva sorriso, sicuramente si era accarezzato la guancia, la barba. Anela si era alzata per sedersi su di lui prendendogli la faccia tra le mani e piano aveva iniziato a baciarlo, a muoversi sulla sua erezione. Davide non se lo aspettava. Lei aveva allungato una mano sui bottoni e li aveva slacciati, aveva preso il suo cazzo in mano e lo aveva guidato sotto il vestito viola, lui l’aveva sentita calda e aveva fatto un verso, poi aveva chiesto scusa

    Lei aveva continuato a baciarlo senza dire niente, si era alzata, aveva camminato verso il bagno e lui si era alzato dal divano per allacciarsi i pantaloni, si era seduto e aveva finito l’ultimo sorso di birra guardando fuori dalla finestra. C’erano dei bei fiori azzurri sul davanzale.
    Quando era tornata portava solo un paio di mutande e una canottiera, sorrideva ancora. Davide l’aveva guardata, aveva abbassato lo sguardo sulla bottiglia vuota che teneva in mano. Si erano salutati senza neanche baciarsi, era sceso lungo le scale, aveva camminato verso casa

    Abitava in campagna, sopra i suoi passi il cielo si faceva più scuro man mano che si allontanava dal centro di Fabbrico, e quello scuro si riempiva di stelle. Sentiva le rane gracidare nel fosso, aveva visto l’Orsa Maggiore e altre costellazioni, o almeno gli sembravano costellazioni, erano stelle disposte in un modo che non poteva essere casuale e aveva pensato guardandole: quella deve essere una costellazione. A casa si era spogliato e non si era fatto la doccia, si era steso a letto così, le zanzare a riempire la casa e l’odore di Anela ancora in bocca e nelle narici, la sensazione dei suoi baci, la certezza che non ce ne sarebbero più stati

    Il giorno dopo era sabato, si era svegliato tardi, faceva già molto caldo, si era svegliato sudato e aveva allungato una mano verso il telefono per guardare che ore fossero. C’era un messaggio: portami al mare.
    Si era messo a sedere, si era sfregato la faccia con le mani e aveva di nuovo guardato il telefono: portami al mare. Si era alzato, aveva chiuso la finestra, sua madre gli diceva sempre di tenere chiuse le imposte perché se no entrava il caldo. Aveva aperto l’armadio e aveva cercato sotto i vestiti un costume da bagno

    Il cellulare era suonato di nuovo, aveva risposto, no, oggi non ci sono. No. Non sono fatti tuoi, ma cosa ti interessa, no, dai, non insist...… sì, ok, mi vedo con una, dai, te lo dico poi quando torno, sì, ok, lei. Ti ho detto che è lei, sì, è lei, allora non credermi… Dai, ciao Valerio, a dopo.

    Questo libro è per chi ama avvicinarsi ai quadri così da cogliere la consistenza del colore e la direzione del pennello, per chi adora cenare a base di salame, formaggio, pane e Lambrusco, per chi rincorre il profumo della neve, e per chi sa che a volte il tempo per le parole è un tempo sbagliato e allora sceglie di tacere aspettando di tornare al mare.

    Roberto Camurri

Roberto Camurri A misura d'uomo

Numero Pagine : 176
Prezzo : 16 €
ISBN : 978-88-99253-74-5
In libreria da : 25-01-2018

Fabbrico è un piccolo paese sulla mappa dell’Emilia, poche anime, due strade, i campi intorno, il cielo d’ovatta. È qui che nasce l’amicizia tra Davide e Valerio, ed è qui che una sera d’estate Davide incontra Anela e se ne innamora. Anela diventa il perno e lo scoglio su cui si infrange la loro amicizia. Così Valerio a un certo punto sceglie di andarsene, Davide si perde e perde quell’unica, preziosa occasione di felicità. A Fabbrico vivono anche gli altri personaggi di questa storia: Elena e Mario, Maddalena, Luigi, Giuseppe e la vecchia Bice, che al bar accoglie tutti per un caffè o una sambuca.

Con una lingua ipnotica e pennellate rapide e materiche, A misura d’uomo di Roberto Camurri è un romanzo in racconti: storie di amore e di amicizia, di fiducia e di tradimento, di vita e di morte dove tutti i personaggi lottano per liberarsi da un inspiegabile senso di colpa trovando infine, nella propria terra, la risposta per dare sostanza e forma alla memoria e al tempo.

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A misura d’uomo

I due eserghi scelti da Roberto Camurri per A misura d’uomo sono tratti dal Bruce Springsteen di Nebraska e dai Counting Crows di This Desert Life. Dal New Jersey alla California, un coast to coast immaginario per un libro che invece non si muove da Fabbrico (se non per una giornata al mare, a Monterosso, in Liguria), seimila anime nel centro dell’Emilia che il 27 febbraio festeggia l’anniversario della battaglia partigiana avvenuta nel 1945.

Fin troppo facile azzardare che per Camurri il suo paese sia più Grover’s Corners di Thornton Wilder che una piccola città fra la via Emilia e il West. O forse le provincie si assomigliano tutte e il bar della Bice alla fine non è così diverso dal Mel’s Drive In di American Graffiti, basta aggiungere un juke-box per ascoltare un vecchio pezzo degli anni ‘60 rimasto lì per sbaglio o per amore. A volte l’uomo che è in me – sembrano dire Valerio e Davide ad Anela –io che non vivo senza te, io che non riesco a toglierti gli occhi di dosso, ho solo bisogno di una donna come te.

 

 

Counting Crows – Mrs. Potter’s Lullaby – 1999

Francesco Guccini – Piccola città – 1972

Bob Dylan – The man in Me – 1970

Frankie Valli – Can’t take my eyes off you – 1967

Pino Donaggio – Io Che Non Vivo – 1965

Paolo Conte – Una giornata al mare – 1974

Bruce Springsteen – Atlantic City – 1982

 

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