Benedizione

  • Appena gli esiti dell’esame furono pronti l’infermiere li richiamò nell’ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un’occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia.
    Avanti, disse Dad Lewis, dica pure.
    Temo di non avere buone notizie per lei, disse il dottore.
    Era tardo pomeriggio quando scesero le scale e tornarono nel
    parcheggio.
    Guida tu, disse Dad. Io non ne ho voglia.
    Ti senti così male, tesoro?
    No

    Non sto poi tanto peggio. Voglio solo guardare la campagna.
    Non mi capiterà più di tornarci.
    Non mi dispiace portarti in giro, disse lei. E possiamo tornare da queste parti tutte le volte che vuoi.
    Uscirono da Denver, allontanandosi dalle montagne verso gli altopiani: artemisia e yucca e gramigna ed erba del bisonte nei pascoli, grano e mais nei campi. Ai due lati della highway c’erano piste sterra- te che correvano sotto il cielo terso, dritte come le righe di un libro, con poche cittadine isolate sparse nella pianura sconfinata

    Rientrarono al tramonto, l’aria stava ormai iniziando a rinfrescarsi. Lei parcheggiò sulla strada non asfaltata di fronte a casa, nella periferia occidentale di Holt. Dad scese dall’auto e rimase per un po’ a osservare. Il vecchio edificio bianco era stato costruito nel 1904, quando quella praticamente non era ancora una via. Lui l’aveva acquistato nel 1948, l’anno in cui si era sposato con Mary e le case laggiù erano ancora soltanto tre o quattro. Aveva ventidue anni, lavorava nel negozio di ferramenta in Main Street, finché il proprietario, un vecchio zoppo, aveva deciso di andare a vivere da sua figlia e gli aveva offerto la possibilità di rilevarlo; ormai era noto in città, in banca lo conoscevano e gli avevano prestato i soldi senza problemi

    Così era diventato titolare del negozio di ferramenta del luogo.
    Era una casa a due piani, con una struttura in legno rivestita di assi e il tetto in scandole, circondata da un’antiquata recinzione in ferro battuto nero, con un cancello sormontato da punte e solidi riccioli anch’essi in ferro. Sul retro c’era un vecchio granaio rosso e un recinto per il bestiame invaso dalle erbacce. Oltre, solo aperta campagna.

    “Come i romanzi di Cormac McCarthy e Richard Ford, i libri di Kent Haruf sono i nuovi capolavori della letteratura americana contemporanea.” The Guardian

    Kent Haruf Benedizione

Kent Haruf Benedizione

Traduttore : Fabio Cremonesi
Numero Pagine : 280
Prezzo : 17 €
ISBN : 978-88-99253-00-4
In libreria da : 19-03-2015

Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità.
Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.
Kent Haruf affronta i temi delle relazioni umane e delle scelte morali estreme con delicatezza, senza mai alzare la voce, intrattenendo una conversazione intima con il lettore che ha il tocco della poesia.

Questo libro è per chi ama rileggere i classici e vorrebbe perdersi negli sconfinati spazi della pianura americana (o nelle fotografie di Robert Adams), per chi desidera un cappello da cowboy anche se forse non lo indosserà mai, per chi nutre una sorta di fiducia razionale nel genere umano e crede che le verità gridate siano sempre meno vere di quelle suggerite con pudore.

“Benedizione conferma che non c’è fine alle storie che Haruf può raccontarci né c’é fine al suo regalarci ogni volta uno linguaggio duraturo e bellissimo.” – Paul Elie, The New York Times Book Review

“Abbiamo atteso a lungo di essere nuovamente invitati a Holt, luogo dove si svolgono i romanzi
di Kent Haruf.” – Ron Charles, Washington Post

“Meraviglioso… il mondo di Kent Haruf è popolato da individui la cui vita ordinaria assume toni
di epicità e di verità universale.” – Niall Williams, Sunday Times

“È dai tempi di Hemingway che l’America non ha un autore in grado di innescare una simile empatia con il lettore. Uno dei nostri migliori autori viventi.” – Bruce Machart, The Houston Chronicle

Backstage Del Libro

Dear Kent Haruf
I am writing you to introduce myself as your Italian publisher of BenedictionPlainsong and Eventide.
Your work has touched my heart and I am very proud to write this letter. I would like to thank you to be part of this new press, and I do hope to build a long lasting relationship with you in the future.
All my best,
Eugenia

Dear Eugenia Dubini,
Thank you for this kind note and the information about NN Publishing.  It all sounds very encouraging and positive, and I’m delighted to be a part of it – to be one of the orphans gathered in under your wings.  I can only hope these books might be a counterpoint to the divisions and violence of these times.
Would you please tell Fabio Cremonesi to write me with any questions he might have about the translation.
I look forward to hearing more from you and for a long association.
All best wishes,
Kent Haruf

 

I consigli di Kent Haruf per gli aspiranti scrittori
“La cosa ovvia è leggere, leggere, leggere, leggere, leggere, leggere. E poi scrivere, scrivere, scrivere. Non c’è altro oltre a questo. Devi fare entrambe le cose. Ma in termini di lettura, credo che l’importante sia imparare a leggere come legge uno scrittore. Il che significa che non devi più leggere per puro intrattenimento. Così come non devi leggere solo per sapere come finisce una storia. Quello che devi fare è leggere per scoprire come qualcun altro è riuscito a rendere nel modo migliore qualcosa sulla pagina. In questo modo presti molta attenzione a quello che funziona e a quello che non funziona. Una volta che sei diventato un lettore esperto, ottieni un diverso tipo di piacere nel leggere qualcosa di grande.
Personalmente torno sempre a leggere e rileggere Faulkner, Hemingway e Cechov. Non mi stanco mai di leggerli. Ogni mattina, prima di mettermi a scrivere leggo qualcosa di questi autori, anche solo per ricordare a me stesso come può essere una frase. Leggo tutti i giorni. Se non lo faccio, mi sembra che sia stato un giorno inutile.”

Chi era Kent Haruf
“Vorrei essere ricordato come qualcuno che si è dimostrato amorevole e compassionevole verso le altre persone. Più sono diventato vecchio, più mi sono avvicinato alla morte, e più le persone mi sono diventate care. Adesso desidero essere completamente presente quando sto con qualcuno.
Come scrittore vorrei essere ricordato come qualcuno che ha ricevuto un talento molto piccolo ma che ha lavorato al suo meglio per utilizzare quel talento. Voglio pensare di aver scritto quanto più vicino all’osso che potevo. Con questo intendo dire che ho cercato di scavare fino alla fondamentale, irriducibile struttura della vita, e delle nostre vite in relazione a quelle degli altri.”

(Dall’ultima interivista rilasciata a John Moore per denvercenter.com, il 1° dicembre 2014)

catenella

Kent Haruf raccontato dal suo traduttore

Solo un paio di righe per dirti che questo è davvero un bel libro.
Siamo in una piccola cittadina in Colorado, il romanzo inizia con un uomo anziano a cui diagnosticano un cancro terminale e si conclude con la morte di quell’uomo. In mezzo ci sono dei flash back sulla sua vita, fatta di molte ombre e di qualche luce, su quella della sua famiglia e di tre famiglie di vicini. Vista da un altro punto di vista, è la storia di una comunità che ha la capacità di espellere da sé (emarginare o addirittura espellere fisicamente) tutto ciò che percepisce come “non conforme” (paradigmatico il caso di un pastore della chiesa locale, cacciato per un sermone contro la guerra in Afghanistan, la cui moglie e il figlio adolescente, pur essendo a loro volta degli emarginati, lo detestano per la sua incapacità di “conformarsi”)… L’autore ha il dono di saper mettere in luce quel poco o tanto di buono che c’è in ognuno dei personaggi non per moralismo o spirito religioso, ma per una sorta di fiducia razionale nel genere umano… Il tutto è trattato con una profondità, un’umanità e un pudore fuori dal comune.

Nota del traduttore
Ci sono libri che fanno entrare nel nostro campo visivo cose che prima non c’erano e altri libri, più rari, meno appariscenti, che ci fanno vedere cose che avevamo già sotto gli occhi senza saperlo. Benedizione è uno di questi ultimi e lo è in tutto e per tutto, per le storie che racconta e per il modo in cui le racconta: Kent Haruf coniuga la sobrietà – una sobrietà consapevole, francescana – con un’esattezza implacabile. E io al primo approccio ci sono cascato in pieno, questa sobrietà ed esattezza mi sono parse rassicuranti: semplice da leggere, semplice da tradurre. Che errore!
In una recente intervista al Guardian Margaret Atwood, una scrittrice per tanti versi agli antipodi rispetto a Kent Haruf, ha dichiarato: “Le scelte che tormentano lo scrittore, tormentano il traduttore dieci volte di più”. Insomma, io non credo proprio che il mio lavoro sia stato dieci volte più tormentato di quello dell’autore, tuttavia lavorando su questo testo ho scoperto che – per lo meno in italiano, una lingua dal lessico piuttosto impreciso e niente affatto frugale nella sintassi – la sobrietà è nemica dell’esattezza, talvolta ne è l’esatto contrario: ecco una delle cose che avevo sotto gli occhi senza saperlo e che Benedizione mi ha fatto vedere. Chi legge questo libro percepirà il mio lavoro di mediazione tra le due istanze: sobrietà ed esattezza? Parto dal presupposto che il bravo traduttore sia il traduttore invisibile, quindi spero proprio di no.

Fabio Cremonesi

Rassegna stampa online Haruf- Benedizione

Recensione di Tommaso Pincio su TTL La Stampa
Recensione di Marta Cervino su Marie Claire
Recensione di Michele Lupo su Satisfiction
Recensione di Daniela Daniele su Alias
Recensione di Giulio Gasperini su Chronicalibri
Recensione di Gianluigi Bodi su Senzaudio
Recensione di Orazio Labbate su Oraziolabbatekafkiano
Recensione di Massimo Ferrario su Mixtura
Recensione di Omar di Monopoli su Sartoris
Recensione di Oriana Mascali su Cultweek
Recensione di Marco Denti su Bookshighway
Recensione di Eraldo Affinati su Romasette
Recensione di Alfredo Ronci su Il Paradiso degli Orchi
Recensione di Irene Bignardi su La Repubblica.it
Recensione di Irene Mazzali su Mangialibri
Recensione di Simone Baldi su Carnagenews
Recensione di Francesco Greco su Il Giornale di Puglia
Recensione di Cesare Colonna su ilbicchierediverso.gqitalia.it
Recensione di Giulio d’Antona su Americanish
Su 105 Network al 01:34:52 Chiara Beretta Mazzotta
Recensione di Luca Pantarotto su Holden & Company
Segnalazione su Sartoris
Recensione su Un Antidoto contro la solitudine
Segnalazione di Orazio Labbate su Il Sole 24 Ore.it
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Songbook di Benedizione di Kent Haruf

In un libro ci si può imbattere in due tipi di musica: una, esplicita, citata per evocare un ricordo o un avvenimento, ascoltata da uno dei personaggi intenzionalmente o per caso; e un’altra, sotterranea, nascosta, che emerge evocata dalle vicende, dalle atmosfere, dagli ambienti o dalla scrittura stessa. Ed è proprio da queste colonne sonore, normalmente silenziose e nascoste tra le pagine di un libro, che nasce Songbook, Note a margine, a cura di Danilo Di Termini.

Benedizione:

Appena gli esiti dell’esame furono pronti, l’infermiere li chiamò nell’ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un’occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia.

Eels – Dead Of Winter – 1998

Lei rimase a guardarlo mentre partiva, poi sedette sul dondolo in veranda, nella penombra della casa, prese le sigarette e ne accese una. L’aria era calda e secca e limpida, ma all’ombra si stava meglio.
Philip Glass – Metmorphosis Two – 1989

Fasci di luce filtravano tra le tavole di legno delle alte pareti e attraversavano il pa¬vimento in terra battuta. Granelli di polvere e paglia si muo¬vevano nell’aria. Si sentiva il profumo intenso del fieno e il buon odore di cavallo. Si fermò un attimo per dare tempo ai suoi occhi di abituarsi all’oscurità. Poi riuscì a vedere Frank e il figlio dei Seeger.
Ry Cooder – Paris Texas – 1985

Si sedette e attese, ma non fu Clayton a comparire, fu sua moglie, Tanya, una giovane donna bionda.
Dov’è tuo marito? chiese Dad.
Lui non verrà. Ci sono qui io.
Cosa ci fai qui?
Lei entrò nel minuscolo ufficio senza finestre. Indossava un grosso soprabito, un impermeabile da uomo ampio e lungo fino ai piedi. Girò intorno alla scrivania e si fermò a meno di un best online casino metro da Dad. Poi aprì il soprabito. Sotto era nuda. Una donna giovane che aveva avuto due figli uno dopo l’altro, e si notava. Il ventre, tondo e flaccido, era segnato da smagliature bianche. Aveva i fianchi larghi. I suoi grandi seni erano un po’ cadenti. Eppure non era brutta.
Tutto questo può essere tuo, disse.
Tammy Wynette – Stand By Your Man – 1968

Perché ti sei messo a parlare di questo, mamma? disse Alene.
Perché è vero. Voglio che il tuo amico lo sappia. È successo dopo la Depressione. È una fortuna che siamo sopravvissuti.
Adesso stai esagerando disse Alene.
Lo pensi davvero? C’era della gente nelle pianure che faceva conserve di cardo e le mangiava. La gente moriva di malattie polmonari per colpa della polvere.
Woody Guthrie – Dust Pneumonia Blues – 1940

Il sermone arrivò dopo l’invito all’adorazione e il primo inno dopo che Wandajean Hall ebbe intonato Softly and Tenderly Jesus is Calling con la sua sottile, dolce, esitante voce di soprano e dopo la lettura della Bibbia, ma prima dell’offertorio, del Gloria in Excelsis deo, del Padre Nostro e della benedizione che quel giorno non ci furono proprio.
Burl Ives – Softly and Tenderly, Jesus is Calling – 1880

Si sdraiarono per terra, all’ombra dell’albero, con i tovaglioli del pranzo sul viso per tenere lontane le mosche. Alice chiuse gli occhi. Vedeva ancora la luce attraverso il tessuto. Era bello starsene sotto l’albero con quelle donne.
Ci vorrebbe un po’ di musica, disse Willa.
Qualcosa di delicato e lento, aggiunse Alene. Pianoforte o violino.
Arvo Part – Spiegel Im Spiegel – 1978

In autunno le giornate si fecero fredde, mentre gli alberi perdevano le foglie, e in inverno arrivò il vento dalle monta¬gne, e sugli altopiani della contea di Holt ci furono tempeste notturne e tormente di neve lunghe tre giorni.
Antony & The Johnsons – Knockin’ on Heaven’s Door – 2007