Bull Mountain

  • Capitolo Primo
    Western Ridge, Johnson’s Gap
    Bull Mountain, Georgia
    1949

    1.
    «Famiglia» disse il vecchio tra sé e sé.
    La parola aleggiò nell’aria in uno sbuffo di respiro gelido
    prima di svanire nella nebbia di inizio mattina. Riley
    Burroughs adoperava quel termine come un mastro falegname
    ricorre a un martello. Talvolta con colpetti leggeri
    per insinuare il proprio modo di pensare nella testa dei suoi,
    oppure con la delicatezza di un maglio da cinque chili

    Il vecchio stava su una sedia a dondolo di legno che oscillava
    avanti e indietro con un lento cigolio sulle assi di pino
    della veranda, malconce e imbullonate insieme. La baita era
    uno dei tanti capanni da caccia edificati nel corso degli anni
    dalla famiglia Burroughs in ogni angolo di Bull Mountain.
    Suo nonno, Johnson Burroughs, aveva costruito proprio
    quello. Rye s’immaginò l’anziano capoclan seduto in quel
    punto preciso mezzo secolo prima e si domandò se avesse
    mai sentito la testa così pesante

    Era sicuro di sì.
    Tirò fuori dal cappotto l’astuccio con il tabacco e si rollò
    una sigaretta sul grembo. Da quando era ragazzino veniva
    sempre laggiù per assistere al risveglio di Johnson’s Gap. Sul
    presto il cielo era un livido viola. Il coro caotico di rane e
    grilli stava cedendo il posto al canto degli uccelli e al brulichio
    degli insetti: un cambio di guardia nel bosco. In mattine
    tanto fredde, la nebbia che ammantava i viticci di kudzu
    sembrava una coperta di cotone, talmente fitta che non
    riuscivi a vederti i piedi mentre l’attraversavi

    Rye sorrideva sempre al pensiero di poter guardare dall’alto le nuvole che
    la gente comune contemplava dal basso. Probabilmente a
    Dio succedeva lo stesso.
    Alle sue spalle il sole aveva già cominciato a sorgere,
    ma quella gola era l’ultima a esserne sfiorata. L’ombra del
    Western Ridge abbassava la temperatura di altri dieci gradi
    rispetto al resto della montagna. Solo nel pomeriggio avanzato
    il calore avrebbe sciolto la brina che splendeva sugli
    alberi

    La spessa tettoia di rami di quercia e pino silvestre
    veniva penetrata solo da sporadiche e sottili lame di luce.
    Da bambino credeva che i raggi brillanti e tiepidi sulla pelle
    fossero le dita del Signore, scese dal cielo a benedire quel
    luogo. Ma da adulto non ci credeva più. Forse solo i marmocchi
    e le donnette potevano prestare fede a tali sciocche
    superstizioni ma, secondo Riley, se un dio da catechismo
    aveva il compito di proteggere quella montagna, allora se
    ne occupava di rado

    Il vecchio restò seduto a fumare.

    2
    Il rumore di pneumatici sulla ghiaia gli guastò la mattinata.
    Rye spense la sigaretta mentre il malandato Ford
    pick-up del fratello minore si fermava sul vialetto. Cooper
    Burroughs scese afferrando il fucile dal supporto sul lunotto.
    Cooper era il suo fratellastro, nato quasi sedici anni dopo di
    lui, ma non si sarebbe mai detto osservandoli fianco a fianco.
    I due condividevano i lineamenti squadrati del padre in
    comune, Thomas Burroughs, ma avevano le guance segnate
    dal peso della vita su Bull Mountain: sembravano molto
    più vecchi di quanto non fossero

    Cooper si calcò il cappello
    sulla chioma rossa e arruffata e prese lo zaino dal sedile
    anteriore. Gareth, il figlio di nove anni, spuntò dal lato del passeggero e fece il giro del pick-up per unirsi al padre. Rye
    scosse il capo emettendo l’ultimo sbuffo di fumo ghiacciato.
    È tipico di Cooper trascinarsi dietro qualcuno se gli animi rischiano
    di scaldarsi. Sa che non gli darei una strigliata davanti a suo figlio.
    Peccato che non sia mai così sveglio quando serve davvero

    Rye scese dalla veranda e spalancò le braccia.
    «Buongiorno, fratello... e nipote».
    Cooper non gli rispose subito e non si preoccupò di nascondere
    il disprezzo. Arricciò le labbra e sputò ai piedi di
    Rye uno schizzo viscido di saliva mista a tabacco.
    «Lascia perdere, Rye, tanto arriveremo presto al dunque.
    Devo mangiare qualcosa, non posso sopportare le tue stronzate
    a stomaco vuoto». Si pulì la barba dai rimasugli di saliva.
    Rye piantò i tacchi nella ghiaia e strinse i pugni

    Avrebbe
    sistemato la faccenda e al diavolo il ragazzino. Gareth
    si piazzò tra i due nel tentativo di mitigare la tensione.
    «Ciao, zio».
    Dopo un paio di occhiatacce, Rye distolse lo sguardo dal
    fratello e si accovacciò per salutare il nipote. «Ciao, giovanotto
    ». Non appena fece per abbracciarlo, Cooper spinse il
    figlio in avanti, su per i gradini della baita. Rye si raddrizzò
    e infilò le mani nelle tasche del cappotto. Tornò a scrutare
    solenne le querce dalle foglie appuntite e le macchie di aceri,
    ripensando al nonno

    Se lo vide di fronte a osservare gli
    alberi, proprio come lui. A sentire lo stesso dolore nelle ossa.
    La mattinata si annunciava lunga.

    “Questo romanzo d’esordio ha tutto: chiaro di luna, droga e caos. Leggetelo subito e preparatevi a soccombere a un nuovo talento sorprendente”. JAMES ELLROY

    Brian Panowich Bull Mountain

Brian Panowich Bull Mountain

Traduttore : Nescio Nomen
Numero Pagine : 304
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-99253-53-0
In libreria da : 30-03-2017

Clayton Burroughs appartiene a una famiglia di fuorilegge che, da generazioni, mantiene il controllo di Bull Mountain, trafficando whiskey di mais, marijuana
e infine metanfetamina. Per lasciarsi alle spalle le sue origini, Clayton sposa la bella Kate e diventa lo sceriffo della città a valle. Ma quando l’agente federale Simon Holly minaccia di distruggere l’impero dei Burroughs, Clayton si trova a dover affrontare i ricordi, le paure, il disprezzo della famiglia e la volontà di redimere un passato di tradimenti, sangue e violenza. Con un ritmo serrato, la storia della famiglia Burroughs viene raccontata a turno da tutti i personaggi, fino all’imprevedibile epilogo.
Paragonato ai mostri sacri del crime, del southern noir e delle saghe familiari, Bull Mountain ha una struttura che ricorda True Detective, dialoghi che rimandano a Breaking Bad e personaggi che sembrano usciti da Fargo. E con una scrittura luminosa ci parla dell’onestà e della fedeltà alle proprie radici,
e di come a volte sia doloroso ma indispensabile distruggerle per poterle onorare e proteggere.

Questo libro è per chi ama camminare in montagna per arrivare a bucare le nuvole e a vedere l’immensità del cielo, per chi decide ogni giorno di smettere di fumare e di bere, per chi indossa camicie di flanella rosse e blu, e per chi ha capito che appartenere a una terra, a una famiglia o a una persona, non vuole dire possederla ma amarla con tutto il cuore.

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