Di ferro e d’acciaio

  • L’orto

    Il silenzio ha il colore grigio della cenere mista a sabbia che il vento trascina in mulinelli. Da un’altezza di cinquanta metri il nano-drone di sorveglianza inquadra una donna vestita interamente di nero. Per il linguaggio che usano gli addetti ai rilevamenti, si tratta del soggetto-23.017. La si vede intenta a traversare l’incolto cautamente, come sui carboni ardenti. Nei dintorni nessun altro essere vivente, neppure uno di quei cagnacci randagi che sono soliti scorrazzare dove imputridiscono i rifiuti

    Abbassandosi ancora di più, il nano-drone riesce a rilevare il gesto stanco con cui la donna in nero tira su la mascherina igienica per ripararsi il viso dalle raffiche di polvere.
    Ancora la Montagnetta!? È la terza volta nel giro dell’ultima settimana. Con uno sfrizzo di esasperazione l’operatrice h478 alza gli occhi al soffitto. Sbuffa mentre torna a guardare il monitor su cui l’incolto denominato “pratone” – sterpaglie, cumuli di lattine vuote, brandelli di sacchetti di plastica, detriti dell’edilizia – appare come un quadro astratto

    Uguale a tanti altri posti di confine tra l’Interzona e la Città. Né più miserabile né più fantasma.
    Il soggetto-23.017 guarda verso l’Orto. Che razza di nome, pensa l’operatrice h478: chissà da dove viene, forse un tempo c’era davvero un orto che produceva verdura e frutti, ma oggi è semplicemente un luogo recintato, perché questa parte della Montagnetta è usata come deposito di fusti di rifiuti tossici. Ché poi anche la Montagnetta non è ciò che dice il suo nome: semplice ammasso di materiali di scarto, consolidatosi nei decenni in una forma che imita la natura

    Una collega le si avvicina per offrirle una barretta energetica. Stare seduti nel sotterraneo a telesorvegliare le persone sospette è faticoso: non ci sono fonti di luce naturale – non per niente questi locali sono comunemente denominati Catacombe – e l’aria viziata ristagna. Perciò una pausa è sempre accolta con piacere. «Ho saputo che sei tu che stai rilevando la madre di JN» dice la collega. «Be’, non ne avrai per molto, è questione di giorni».
    Per un attimo gli angoli delle labbra dell’operatrice h478 si contraggono, ma il suo viso non tradisce ulteriori emozioni

    «E da dove ti viene sta notizia?» domanda.
    «Lo sai come funziona» replica l’altra con un mezzo sbadiglio. «Me l’ha detto un tizio che lavora nella sezione degli Interrogatori Speciali, nell’Ala Geenna».
    L’operatrice annuisce, facendo mostra d’aver capito. Per un attimo lo sguardo perde la focalizzazione, mentre pensa a quanti cadaveri si ritrovano ogni mattina per le strade della Città. Scaccia però velocemente le immagini che le vengono in mente: mai indulgere in pensieri negativi, “la violenza colpisce solo quelli che se la cercano” come ripete quotidianamente Aspidetv

    .. Sullo schermo la sorvegliata si è appena fermata davanti all’ingresso dell’Orto. Alla luce del lampeggiante rosso che indica il divieto di accesso, una folata di vento fa un vortice di polvere intorno alle punte arrugginite della cancellata. Quasi un suggerimento a voltare i tacchi. Ma lei non lo farà: suo figlio l’hanno arrestato proprio qui, due settimane fa. Fermato con l’accusa di attività sediziosa.
    L’addetta al rilevamento ha già registrato più volte in questi giorni le manifestazioni dell’incredulità di questa donna

    Proprio ieri, tanto per fare un esempio, diceva a una vicina che, figurarsi, il suo ragazzo può mica aver compiuto atti di sedizione gravi: certo, potrebbe essere accusato di riempirsi la bocca di tesi antiquate, forsanche antiscientifiche, o di avere avuto qualche comportamento fuori dalla norma; ma da questo a essere un sovversivo ne corre. Da due settimane l’operatrice h478 sente la sorvegliata-23.017 ripetere sta litania praticamente ogni giorno.
    Il nano-drone è a poco a poco sceso di quota: della donna in nero può perfino registrare il brillio delle lagrime negli occhi e il piccolo ritratto che tiene agganciato alla mantellina con una spilla da balia

    Dietro il cancello intanto si alza l’abbaiare rabbioso dei bracchi meccanici. La sirena dello smaltitore di rifiuti che sovrasta la Montagnetta lancia il suo verso. Lugubre quanto basta. Nel contempo l’odore di marcio, che stagna negli incolti circostanti e che l’apparecchio di sorveglianza puntualmente rileva, si insinua nel naso dell’addetta h478 risvegliando quella parte remota del cervello che, quando la visuale si restringe nuovamente sulle lagrime della donna in nero, scatena lo stremìzio della morte che cova nel fondo di ciascuno di noi

    Gli Ingegneri Sociali hanno spiegato per filo e per segno come nel nostro mondo tale paura sia il sentimento più nocivo, epperciò chi non riesce a dominarla viene presto o tardi mandato al Grande Torrione e liquidato. Proprio per questo l’operatrice h478 si affretta a ingollare una pillola fizzballa: di certo, quando nei nano-droni non era ancora stato inserito un sistema olfattivo così sofisticato, noi operatori avevamo meno problemi, sospira. Resta per qualche minuto immobile, sudata come dopo una lunga fatica, finché l’angoscia allenta la sua stretta

    "Diceva che per vivere non basta essere vivi. che vivere è qualcosa che si impara."

    Laura Pariani

Laura Pariani Di ferro e d'acciaio

Numero Pagine : 192
Prezzo : 14 €
ISBN : 978-88-99253-75-2
In libreria da : 15-02-2018

L’operatrice h478 ha l’incarico di sorvegliare il soggetto-23.017, una donna vestita di nero che si aggira per la Città in cerca del figlio, scomparso in circostanze a lei ignote.
L’operatrice sa che il ragazzo è in carcere per attività sovversive, e segue su un monitor questa madre incredula aggirarsi instancabile nonostante divieti, barriere e continui dinieghi.
Piano piano, la forza di quell’amore materno smuove qualcosa nell’animo dell’operatrice, così come le parole del ragazzo hanno scosso l’animo indifferente di altre donne, che in coro raccontano questa storia ambientata in un passato prossimo venturo, dove i nomi sono stati eliminati e le parole chirurgicamente rimosse per cancellare memoria, speranza e passione.

CroceVia è una serie di libri attorno al senso e al significato di alcune parole fondamentali nella nostra cultura e nella nostra storia. Sono parole antiche, che usiamo tutti i giorni, e che cerchiamo di addomesticare disabitandole di una parte del loro significato, che continua a riverberare come un’eco sommessa. A Laura Pariani abbiamo affidato la parola Passione.

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