Il paradiso degli animali

  • L’Uomo Lucertola
    [Lizard Man]

    Parcheggio sferragliando nel vialetto e vedo Cam sui gradini di casa mia con suo figlio, Bobby. Cam si alza. È un uomo grande e grosso, muscoloso grazie agli anni di cantiere. Schiere di draghi verdi gli rivestono le braccia fino ai polsi. Dice che se guardi bene tra le squame vedi un paio di donne nude.
    Quando Crystal l’ha lasciato, Cam ha tenuto il bambino, il che spiega che tipo di madre fosse lei. Cam è il mio ultimo amico. Da sobrio è un santo, e non tocca alcol da dieci anni

    Mette una mano sulla spalla del bambino, che si divincola e corre verso il furgone. Mi prende le gambe e le abbraccia con tutto il corpo. Vado verso Cam, con Bobby che ride e salta vicino a me.
    Ci stringiamo la mano, ma Cam non sorride.
    «Ancora il turno di notte?» dice. Ho il grembiule, un rotolo marrone, che mi spunta dalla tasca, e puzzo di grasso da cucina.
    «Già» rispondo. Non gli dico che ho perso le staffe e ho urlato dietro a un cliente, che a quanto pare certa gente non sa cosa vuol dire ben cotto, che ho accettato di lavorare nel turno dieci di sera-sei di mattina perché è l’unica cosa che mi permette di avere ancora acqua ed elettricità

    «Bobby,» dice Cam «vai un attimo a giocare, eh?».
    Bobby lascia la presa della mia gamba e fissa suo padre con aria scettica.
    «Non farmelo ripetere» dice Cam.
    Il bambino corre verso la cassetta delle lettere, poi si siede sul prato a gambe incrociate, con il broncio.
    «Continua» dice Cam e, prendendosela comoda, Bobby si alza e avanza verso la casa, sempre imbronciato.
    «Cosa c’è?» chiedo. «Qualcosa che non va?».
    Cam scrolla il capo. «Red è morto» dice

    Red è suo padre. «Quello stronzo mi picchiava a sangue» mi aveva detto Cam una sera in cui, dopo aver bevuto troppo, ci eravamo scambiati delle storie tristi. A diciotto anni Cam si era arruolato ed era partito per la guerra del Golfo. L’ultima volta che l’aveva visto, suo padre era ubriaco fradicio e barcollava nel prato davanti a casa. «Vattene!» gli aveva gridato. «Vai a combattere per il tuo cazzo di paese!». Bobby non aveva mai saputo di avere un nonno.
    Non so se Cam sia turbato o sollevato, e non so cosa dire

    Lui forse se ne accorge perché dice: «Tutto a posto. Sto bene».
    «Com’è successo?» chiedo.
    «Stava bevendo» dice Cam. «Il barista ha detto che stava ridendo, e un secondo dopo aveva la faccia sul bancone. Quando l’hanno scrollato per capire se dormiva era già morto».
    «Wow». È una cosa stupida da dire, lo so, ma sono stato in piedi tutta la notte. Ho ancora in mano una spatola d’acciaio invisibile. Sento il lardo sotto le unghie.
    «Ho bisogno di un favore» dice Cam

    «Qualsiasi cosa» dico. Quando ero in galera, era stato Cam a pagare la cauzione per farmi uscire. Quando mia moglie e mio figlio si sono trasferiti a Baton Rouge è stato Cam che ha bussato alla mia porta, mi ha svegliato a calci, ha buttato le bottiglie nel prato, gli ha dato fuoco e mi ha trovato lavoro alla tavola calda di un suo amico.
    «Ho bisogno di un passaggio a casa di Red» dice Cam.
    «Va bene» dico. Cam non ha la macchina da anni. Metà della gente che abita nella nostra strada non può permettersi le persiane anti uragano, figuriamoci un’auto, ma St

    Petersburg è una città di pedoni, e il centro è a cinque minuti a piedi.
    «Be’, non accettare troppo in fretta» dice Cam. «È a Lee».
    «Lee in Florida?».
    Cam annuisce. Lee è quattro ore a nord, una delle ultime città che incontri sulla I-75 prima di arrivare in Georgia.
    «Nessun problema» dico «basta che rientro stasera per le dieci».
    «Un altro turno di notte?» chiede.
    Annuisco.
    «Bene, andiamo» dice.

    “Come in Flannery O’Connor, le storie di Poissant sono abitate dalla violenza, dall’ironia e dalla grazia. Come in George Saunders, i suoi racconti magicamente riflettono la realtà così come appare. E come in Raymond Carver, le sue scene sembrano immerse nel cherosene, un attimo prima delle deflagrazione.” KAREN RUSSELL

    David James Poissant

David James Poissant Il paradiso degli animali

Traduttore : Gioia Guerzoni
Numero Pagine : 304
Prezzo : 17 €
ISBN : 978-88-99253-16-5
In libreria da : 22-10-2015

I racconti di David James Poissant parlano di relazioni. Genitori e figli, mariti e mogli, amanti o amici, i protagonisti di queste storie sono ritratti in un momento decisivo della loro vita quando, per la forza brutale dell’amore, si trovano sulla soglia di un precipizio, spinti da decisioni che loro stessi hanno preso. E sull’orlo del burrone, a ciascuno viene chiesto di fare una scelta: saltare o tornare indietro. Gli animali servono da catalizzatori, scatenano reazioni paradossali, spesso grottesche. E sono anche metafore di un territorio sospeso tra realismo e allegoria. I paesaggi sono quelli dell’America del sud, Atlanta, Florida, Tucson, ma anche Midwest e California. Non è il sogno americano ma un luogo più selvaggio e ai margini, dove fallimento e successo sono molto più vicini di quanto ci si aspetti, e il finale, lieto o triste che sia, libera sempre nuove speranze di riscatto e una profonda compassione.
Come nella poesia di James L. Dickey, che dà il titolo a questa raccolta: “Sotto l’albero / cadono / sconfitti / si rialzano / si rimettono in cammino”. Che poi è quello che tutti tentiamo di fare.

Questo libro è per chi sogna di viaggiare su un furgoncino Volkswagen in compagnia di un labrador nero, per chi ama i film di Wes Anderson e il deserto di Bagdad Café, e per chi a volte teme di essere un pazzo ma in realtà è caduto in un cerchio magico da cui riuscirà prima o poi a uscire.

Rassegna Stampa on line di David James Poissant

Recensione su BooksHighway di Marco Denti
Recensione su Amica di Pietro Cheli
Segnalazione su Holden & Company
Segnalazione su online casino 105 Network
Recensione su Minima Et Moralia
Recensione su Rivista Studio
Recensione su Repubblica
Segnalazione su Una Casa sull”albero
Segnalazione su Little Miss Book
Segnalazione su Passione per i libri
Recensione su Via dei Serpenti
Recensione su Poetarum Silva
Recensione su Holden And Company
su GiovanniTuri
Su Huffington Post
Su Flaneri
Su Penna a Spillo
Su Wrong and
Su Radio Libri
Su Mangialibri
Su Le Ciliegie Parlano
Su Una casa sull’albero
Video di Zelda Was a Writer
Su Interno Storie
Su Il Mondo di Athena
Su News Town
Su RadioLibri

Songbook de Il paradiso degli animali di David James Poissant

In un libro ci si può imbattere in due tipi di musica: una, esplicita, citata per evocare un ricordo o un avvenimento, ascoltata da uno dei personaggi intenzionalmente o per caso; e un’altra, sotterranea, nascosta, che emerge evocata dalle vicende, dalle atmosfere, dagli ambienti o dalla scrittura stessa. Ed è proprio da queste colonne sonore, normalmente silenziose e nascoste tra le pagine di un libro, che nasce Songbook,

a cura di Danilo Di Termini

IL PARADISO DEGLI ANIMALI

100% COTONE
Cinque pagine, pochi minuti, un noir in cui è lo stesso protagonista a citare questo brano, gridato a squarciagola nella notte precedente a quella del racconto.
Kelis – Milkshake – 2003

E poi il silenzio, l’immobilità che si trasforma in un dolente accompagnamento verso il lancinante finale.
Erik Satie – Gnossienne n° 4 – 1889 – 1897

L’UOMO LUCERTOLA
Per raccontare la complicata relazione di un padre e di un figlio (nella canzone fortemente autobiografica) l’epica di Springsteen si fa biblica: la rabbia, il dolore, lo stupore, l’amore, tutto quello che si ritrova nel racconto di Poissant.
Bruce Springsteen – Adam Raised a Cain – 1978

IL PARADISO DEGLI ANIMALI
«Non se ne andranno» disse Dan. «Farò in modo che non se ne vadano». E sperava di non sbagliarsi. Perché se gli angeli se ne fossero andati, sarebbe stata colpa sua. Li aveva messi al mondo lui, nella fantasia di suo figlio, eppure non aveva il controllo su di loro. Cge possibilità c’erano che suo figlio lo perdonasse?
Paula Cole – Hush, Hush, Hush” (featuring Peter Gabriel) – 1996

IL BRACCIO
Nel jazz il duo è la formazione musicale più ardua e assoluta: bisogna ascoltare l’altro, dialogare con lui, raccontarsi e reagire al suo racconto. Non ci sono scorciatoie, ma solo possibilità. L’incontro tra il pianista Bill Evans e il chitarrista Jim Hall è datato 1962, il disco è “Undercurrent”. I due si incontreranno ancora, quatto anni dopo, per un altro disco in duo, “Intermodulation”. Mi piace pensare che Lily e Brig si incontreranno ancora.
Bill Evans – Jim Hall – Romain – 1962

COME AIUTARE TUO MARITO A MORIRE
“She’s up dancing, dancing
Till she feels nothing […]
You’ll be lucky when she runs
Out of desire”
Shilpa Ray – Burning Bride – 2015