Il peso del legno

  • Sequela del niente

    Chi porta la croce
    Mi sono sempre chiesto che cosa abbia fatto Simone di Cirene dopo. La sua figura compare nei tre Vangeli sinottici e ha poco, pochissimo spazio: è quel personaggio che, durante l’ascesa di Gesù verso il colle del Golgota, lo aiuta a portare il braccio della croce, perché Gesù non ha la forza per farlo. Il Golgota è posto appena fuori le mura della vecchia Gerusalemme, e qualcuno ha calcolato che il percorso che Gesù e i soldati compirono dal pretorio al monte è lungo più o meno un chilometro; la cappella dedicata all’episodio di Simone, sulla via Dolorosa nella città vecchia, sta grossomodo a metà del percorso: è dunque verosimile che la salita verso il Golgota, per lui come per Cristo, sia durata parecchio tempo, e tuttavia nei Vangeli sinottici a Simone sono dedicate in tutto soltanto sei righe

    Immagino che Simone si sia caricato sulle spalle il patibulum di Gesù proprio dove oggi c’è la cappella: è allora possibile che abbia percorso, al fianco di colui che probabilmente non sapeva fosse il figlio di Dio, cinquecento metri, di cui gli ultimi in salita, e portando un peso che poteva variare dai quaranta agli ottanta chili; inoltre, ha dovuto sicuramente fermarsi molte volte, aspettando il condannato che senza dubbio, allo stremo delle forze, camminava in modo più incerto e più lento

    Simone di Cirene è dunque qualcuno che si carica sulle spalle il peso del patibulum in cui Gesù verrà crocifisso, e che più volte, nel percorso, si ferma ad aspettarlo. È ovvio che fosse perfettamente consapevole di cosa era solito accadere nel luogo dove si stava recando e di quale sorte avrebbe, di lì a poco, atteso l’uomo che stava aiutando. Nessuno dei Vangeli, però, ci dice se Simone, in quei lunghi minuti in cui salì al Golgota, si sia accorto che chi lo seguiva era il figlio di Dio

    Marco (15,21) lo presenta in un modo che può apparire perfino strano: si direbbe che l’evangelista più antico, nel chiamarlo in causa, cerchi di rimanere il più vago possibile. Questo è il versetto a lui dedicato: “21Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo”.
    Simone è dunque “un tale che passava”, e poco dopo, come se si volesse insistere sul fatto che era una persona qualsiasi, quasi non degna di memoria, Marco si premura di sottolineare il fatto che “un certo” Simone fu costretto a fare una cosa che probabilmente non voleva fare, di cui forse si vergognava

    Ma non è questo ciò che mi interessa ora. Ciò che mi interessa è quello che avviene dopo: Marco, che per metà del versetto è molto vago, ci dice all’improvviso che Simone “veniva dalla campagna” (dunque era, probabilmente, un contadino), e che era “padre di Alessandro e di Rufo”. Insomma, Marco sente il bisogno di dare a questo “tale” un mestiere (umile) e una famiglia. Nel momento in cui Simone si carica sulle spalle il patibulum, benché lo faccia contro la sua volontà, smette di essere “un certo” e acquista una condizione sociale e degli affetti

    Matteo (27,32) non dà invece a Simone la stessa dignità di Marco. Per lui Simone è semplicemente “un uomo di Cirene”, senza un lavoro né una famiglia – dunque senza una storia: “32Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce”. L’incontro tra il corteo e Simone è casuale, come lo è in Marco: probabilmente, capendo che Gesù non sarebbe riuscito a salire al monte con le sue sole forze, uno dei centurioni indicò a caso qualcuno che passava di lì e lo obbligò, pena qualche frustata, a caricarsi sulle spalle il fardello del condannato

    Infine c’è Luca (23,26), che dice: “26Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù”.
    Luca, che dei tre sinottici è quello che racconta il maggior numero di particolari della salita al monte, sta a metà strada tra Marco e Matteo: dà a Simone un mestiere, ma non una famiglia; non gli si riferisce definendolo “un tale”, come avviene in Marco, e sembra quasi alludere al fatto che il corteo non lo incrociò per caso, come suggerisce invece Matteo

    Luca dice “fermarono un certo Simone di Cirene”: è quasi come se i centurioni lo conoscessero, o se, anziché vagare senza meta per le vie di Gerusalemme, come i primi due Vangeli sembrano suggerire, in questo terzo Simone fosse parte del pubblico che fa da cornice alla salita al monte.
    Soprattutto, in Luca, Simone non viene costretto a portare il patibulum, ma il legno gli viene messo addosso come se si trattasse di una prassi abituale nel percorso verso la crocifissione, una modalità in un certo senso accettata dalla comunità

    In qualche modo, in Luca, i centurioni sono meno bruschi con Simone, più gentili.

    “ Ti ho chiesto amore e salvezza, tu mi hai dato una croce. Perché l’hai fatto?”.

    Andrea Tarabbia

Andrea Tarabbia Il peso del legno

Numero Pagine : 208
Prezzo : 14 €
ISBN : 978-88-99253-84-4
In libreria da : 17-05-2018

Prima c’è Simone di Cirene, che torna dai campi e viene fermato da un centurione per aiutare Gesù a portare la croce sul Golgotha. Non sappiamo cosa abbia pensato, né cosa gli sia successo dopo, ma solo che quell’azione involontaria ha avuto terribili conseguenze sui suoi figli. Poi c’è Gesta, che cerca di essere salvato da Gesù e, invece, si ritrova con la sua croce sulla stessa via Dolorosa che porta alla morte. In mezzo ci sono Lazzaro, Giuda, Pilato, e tutti gli scrittori – da Borges a Simone Weil, da Camus a Elias Canetti – che si sono interrogati su quel racconto, cercando il senso della croce in parole come colpa, fede, giustizia e amore. Tra tutti loro c’è anche Andrea Tarabbia, che raccoglie queste domande per tuffarle nel nostro presente.

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