La Madonna dei mandarini

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    «Guagliò, la politica è per gli sfaticati! ‘E sentito a quello della Fondazione? “E mo io che faccio? Mi avete lasciato senza lavoro!”. ‘Nce sta ‘a disoccupazione pure pe’ ‘e politici...».
    «Sèèè, sèèè...».
    «Jamme, perché? Non sei d’accordo? E dici che ti piacerebbe pure a te stare seduto chiatto chiatto a prendere ‘e dinare facenno ‘o chiachiello int’ ‘a televisione... O nun fosse buono fare ‘o monsignore? ‘O cardinale? Pare ca se stancano

    .. So’ duemila anni ca non fanno niente e decidono pure addò vanno ‘e sorde...».
    «E pure quello è un lavoro».
    La conversazione, oscillante nella metropolitana nuova di Napoli, direzione Piscinola, va avanti così da settimane, ogni mattina. Statine, ovvero Giovanni, sudato nonostante sia inverno, ascolta annuendo, il manuale di anatomia sotto un braccio,
    nell’altra mano un fazzoletto per la fronte. Statine è stato soprannominato così dai suoi amici volontari perché ha il colesterolo alto, anche se ha solo venticinque anni, ha già perso tutti i capelli e gli hanno trovato pure una punta di diabete

    È al terzo anno di medicina, gli occhiali gli pendono perché una stanghetta si è allentata, così, ogni tanto, quando il treno rallenta, sfila dalla tasca un piccolo cacciavite, si toglie gli occhiali, stringe il gomito intorno al manuale e, tutto storto, tenta la manovra di avvitamento. Quello che oggi arringa, invece, si chiama Filippo. Lo guarda che tenta l’avvitamento, non fa niente per aiutarlo e ogni volta ripete sogghignando: «Statì, accuorte ‘e lente...».
    Al momento, la mano grassoccia e sudata di Statine sta scivolando lungo l’asta di metallo del vagone

    La metropolitana scoda e sculetta, esce nel breve tratto all’aperto che precede la fermata del Frullone e la pioggia invernale la investe.
    Statine fissa le gocce illuminate dall’elettricità scorrere sui finestrini e pensa alle stringhe di codici che precipitavano in un vecchio film di fantascienza, Matrix. Un tratto di campagna di intensissimo verde, nonostante il maltempo, appare fra i quartieri
    cementizi e il lontano profilo delle vele di Secondigliano: fra tre mesi qui sarà già primavera e i mandorli bianchissimi ricorderanno i tempi in cui questa era la terra più ubertosa della Magna Grecia

    Filippo, intanto, si sta lisciando il ciuffo: belloccio, da poco è diventato padre; ha sui venticinque anni, come Statine, ma è in ben altra forma fisica, va in palestra. La moglie, Tatiana, ventitré anni, di nuovo incinta, fa volontariato come lui e Statine nella stessa Associazione cattolica al Vomero.
    Assistono disabili, ragazze madri, bambini difficili: tutto insieme e tutto un po’ a caso, poiché sono entrati a fare i volontari passando per la parrocchia.
    Filippo diplomato al tecnico, Tatiana allo psicopedagogico, università mai tentata, figli di impiegati postali in pensione, si sono ritrovati con i soldi dei preti in mano per dare aiuto a chi ne ha più bisogno, ma sono ancora convinti di essere loro quelli che di aiuto ne hanno più bisogno di chiunque

    Tutto il gruppo di volontari è composto secondo questo criterio: pensionate provate dalla vita, inesauribili fabbricatrici di gattò di patate e babà per la raccolta fondi, studentesse di psicologia in cerca di crediti (rare) e poi mancati geometri, mancate maestre, mancate commesse...

    Gli piace solo quando fa un’umile lezione dal pulpito e si sente in pace con la sua vanità, mentre tutti lo ammirano, gli fanno intorno la ruota, gli portano il libro da firmare. Il paradiso è qui, su questa terra. Basta saperlo cogliere.

    Antonella Cilento

Antonella Cilento La Madonna dei mandarini

Numero Pagine : 144
Prezzo : 13 €
ISBN : 978-88-99253-10-3
In libreria da : 10-09-2015

Tutto accade a Napoli nell’arco di sei mesi, benché la storia narrata potrebbe accadere in qualunque città d’Italia: Statine, studente in medicina a carico della nonna, è fra i volontari di una piccola associazione cattolica che cura disabili e ragazze madri, diretta da Simone Mennella su consiglio dell’avvocato Mimì Staibano e finanziata da don Cuccurullo, parroco alla moda. È una delle ragazze madri, Amalia, ad avviare la vicenda aggredendo Simone, ma sarà la presenza di Agata Sòllima, madre di uno dei ragazzi disabili, a catalizzare gli eventi.
Fra violenza e comicità, ipocrisie e teatrali colpi di scena, La Madonna dei mandarini racconta di nuove povertà, economiche e morali, del conflitto tra essere e apparire, tipico dei nostri giorni, ma anche di desideri, vanità e della bellezza offesa.

“Sonata in tre movimenti e un epilogo. Primo movimento: ci si innamora soprattutto perché ci si deve punire. Secondo movimento: il paradiso è qui su questa terra, basta saperlo cogliere. Terzo movimento: potete aver studiato finché volete ma questo figlio sbagliato l’avete fatto voi. E l’epilogo è una coda. Del diavolo”. Gian Luca Favetto

Questo libro è per chi adora leggere a letto al mattino, per chi ama i babà e le sfogliatelle, per chi vorrebbe urlare la sua rabbia dal finestrino di un’auto in corsa e per chi si commuove davanti alla statua dell’auriga di Mozia.

Songbook de La Madonna dei mandarini di Antonella Cilento

Un libro ambientato a Napoli. Bene, è una città piena di musica. Comincio a sfogliarlo: in apertura c’è una poesia di Ferdinando Russo, poeta e autore di canzoni. Un altro indizio a supporto. Inizio a leggere la storia di Giovanni detto Statine, fiducioso di trovare nel testo la musica che mi sarebbe servita. E quando nel secondo capitolo l’Avvocato Domenico Staibano detto Mimì dà un’occhiata alla collezione di musica lirica della sua libreria, comincio a immaginare la nuova SongBook. Ma poi più niente, il silenzio, solo una canzone di Barry White cantata di sfuggita in TV. Così ho deciso di sbizzarrirmi scegliendo tra l’enorme repertorio a disposizione, ma dandomi un unico vincolo: che gli interpreti fossero artisti non napoletani, un omaggio alla città che in molti hanno provato a comprendere e a cantare. Un’unica doverosa eccezione, il primo grande successo di Ferdinando Russo, autore della poesia che dà titolo a questo libro, pubblicata nel 1887, qui in una versione del napoletanissimo Massimo Ranieri. L’ultima canzone, invece, Monastero a Santa Chiara, è dedicata ad Agata Sollima. (Danilo Di Termini)

 

  

Massimo Ranieri – Scetate – 2011

Paolo Conte – Naufragio a Milano – 1975

Dean Martin – Ohi Marie – 1963

Stefano Bollani – Microchip – 2015

Elvis Presley – O Sole Mio – 1977

Fabrizio De André – Don Raffaè – 1990

Gino Paoli e Danilo Rea – Reginella – 2013

Frank Sinatra – Torna a Surriento – 1951

Paolo Fresu – Aldo Romano – Monastero a Santa Chiara – 1997

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