Le ossa di san Lorenzo

  • Compositio Loci
    Un numero di escapologia


    Parras, Coahuila, 10 agosto 1995

    La realtà è una; le sue letture, infinite. Il mago e il suo pubblico hanno interpretazioni diverse dei fatti. Per gli spettatori l’esibizione è unica e inspiegabile: un istante di fede.
    Per chi esegue il trucco invece la magia è precisione, allenamento.
    Fluidità ottenuta a forza di ripetere i movimenti. Conoscere la tecnica, quel meccanismo nascosto fatto di molle e pulegge, ha un prezzo altissimo per il mago: lo rende scettico

    Però in cambio gli consente di far credere agli altri.
    La mattina del giovedì la festa è al suo apice. Come ogni anno, le strade sono piene di forestieri che attirano venditori di cibo e cianfrusaglie, musicisti ambulanti. Bicchieri di vino passano di mano in mano, uva da tutte le parti: in casse e canestri, su carretti, ricamata sui vestiti delle bambine che hanno il compito di pigiare i primi grappoli. Nell’atrio una donna vende immaginette, rosari, crocifissi. L’aria odora di cenere: dove ieri sera bruciavano i falò, ora ci sono soltanto braci

    Cani che rovistano nella spazzatura. All’ingresso della tenuta San Lorenzo, un cartellone annuncia:

    Grande Padilla, mago d’oriente. Fa scomparire un cavallo dal palcoscenico! La Niña Cande, veggente, domina i segreti del passato e del futuro. Legge le carte.

    Sullo stesso manifesto, più in basso, la sfida:

    Juan borrado, escapologo. non lo ferma nessuno! Si invita lo spettabile pubblico a portare lucchetti, corde, catene o qualsiasi altra cosa. spettacoli alle 10 di mattina e alle 6 del pomeriggio


    Nella sala è tutto pronto: dalle finestre coperte di fogli di giornale filtra una luce giallastra. A un metro dal palcoscenico è appeso un grosso cilindro di metallo arancione di quelli che usano i minatori a Múzquiz per scendere nei pozzi di carbone. Da un paio di altoparlanti, malridotti a forza di andare e venire su strade e sterrati, parte la Danza dei cavalieri.
    In jeans e maglietta bianca, Juan Borrado sale sul palco.
    È un ragazzo. Vestito di bianco, Padilla – Grande Padilla – lo segue

    Il vecchio mago alza le mani e la musica si ferma.
    Il silenzio è interrotto solo dai rumori esterni: tamburi, grida di bambini, petardi; un venditore urla: «Ghiaccioli al limone cocco tamarindo!».
    Padilla chiede un volontario. Tra il pubblico si alzano due, tre mani: sceglie una signora grassa e spettinata che solleva le braccia. Le chiede di salire sul palco.
    «Signora, buon pomeriggio. Come si chiama?».
    «Dolores».
    «Posso chiamarla signora Lola? Sì? Le presento Juan Borrado»

    La donna e l’escapologo si salutano.
    «Allora, signora Lola, ci faccia vedere cos’ha portato» la invita il mago.
    La donna mostra una catena fatta di anelli non molto grandi, arrugginiti.
    «Ma signora, con questa catena le scapperebbe anche l’asse da stiro...».
    La donna si stringe nelle spalle, abbozza un sorriso.
    «Comunque faccia pure... gliela metta! Ma non voglio che dicano che siamo d’accordo: qualcun altro ha portato qualcosa?».
    Le mani del pubblico sollevano corde, lucchetti e persino sacchi di tela

    .. in un istante il mago sceglie un paio di manette.
    «Gliele metta ai piedi, signora Lola. Controlli che siano ben chiuse».
    La signora sistema le manette alle caviglie del ragazzo.
    Poi il mago e la volontaria lo aiutano a entrare nel cilindro di metallo. È pieno d’acqua, ne trabocca un po’.
    «Hai paura?» chiede Padilla.
    Il ragazzo fa segno di no con la testa.
    «Bene. Allora andiamo avanti». L’uomo si rivolge al pubblico: «Fate attenzione, succederà tutto molto in fretta

    Per Juan, immergersi qui sarà come tornare per qualche secondo
    nel ventre di sua madre».
    Tutti gli sguardi sono fissi sul ragazzo, che trattiene il respiro e immergendosi fa traboccare un altro po’ d’acqua. La signora Lola aiuta Padilla a mettere il coperchio. Poi il mago colpisce il recipiente.
    «Ci sono parole vuote, che da sole non dicono nulla». La voce di Padilla riempie il locale. «Sono parole che hanno bisogno di altre parole per assumere un significato: Qui, là

    ..».
    Dall’interno del bidone risuona un colpo. Poi un altro.
    Padilla passeggia sul palcoscenico. Tra il pubblico si alza un brusio.
    «Io sono qui sopra e voi là sotto? Oppure tutti noi siamo qui dentro e gli altri sono là fuori? Dov’è adesso Juan? Pochi secondi fa era qui...». L’uomo dà un colpo al cilindro e si spengono le luci.
    Un secondo dopo il riflettore si riaccende. La logica del trucco dice che il ragazzo è fuggito dalla sua prigione, ma il palcoscenico è ancora vuoto

    A quel punto tutto precipita: Padilla cerca di aprire il contenitore. L’assistente improvvisata si guarda intorno. Fuori, il suono delle campane si mescola a quello dei tamburi. E la faccia del mago si fa scura, come se tutti gli anni di lavoro gli fossero caduti addosso in un istante.

    “Non saprei dire quanti anni ci ho messo a scrivere questo libro: sarebbero quindici, se li calcolo a partire dal giorno in cui Remo Ayala venne per la prima volta nel mio studio. Ricostruire il passato è come comporre un puzzle le cui tessere non combaciano completamente."

    Vicente Alfonso

Vicente Alfonso Le ossa di san Lorenzo

Traduttore : Fabio Cremonesi
Numero Pagine : 216
Prezzo : 14.45 €
ISBN : 978-88-99253-42-4
In libreria da : 27-10-2016

Quando Remo Ayala entra nello studio dello psicoterapeuta Alberto Albores è un ragazzo di diciotto anni introverso e nevrotico, ossessionato dal fratello gemello Rómulo, disinvolto e intraprendente.
Remo racconta della fuga dal collegio dei gesuiti e di una vita in giro per il Messico al seguito di un mago, il Grande Padilla, e della sua giovane protetta, Magda. I due gemelli si innamorano della ragazza e Remo confida al dottore che Rómulo l’ha uccisa in preda alla gelosia. Quando è Remo, però, a essere accusato di un altro omicidio, il dottor Albores non è più certo di nulla: forse il suo paziente gli ha mentito spacciando per fantasie i propri delitti, così da confondere le tracce e censurare i fatti. Ma ogni porta che si apre scopre un frammento della scena e allo stesso tempo ne copre un altro, come un mosaico di specchi che frantuma e moltiplica la realtà all’infinito.
Ammaliante e misterioso, Le ossa di san Lorenzo è un rompicapo con più di una soluzione, che coinvolge il lettore in una sfida irresistibile: quella di provare a ricomporre il mosaico insieme ai personaggi e di scoprire le tante verità possibili, le incalcolabili caverne della memoria.

Questo libro è per chi parte sempre con una scorta di pennelli, fogli e Bianco di Spagna, per chi non può dimenticare i tatuaggi e i biglietti di Memento, per chi si offre volontario ogni autunno durante la vendemmia, e per chi si è trovato davanti a un dilemma e ha appeso la sua decisione al risultato di una partita di calcio.

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LE OSSA DI SAN LORENZO

Questo libro è un autentico rompicapo, tutta la narrazione sembra sfocata, immersa in un ‘flou’ che ne addolcisce i contorni, ma che impedisce anche di comprendere fino in fondo se quello che stiamo leggendo sia la verità o solo una ricostruzione parziale e soggettiva. E quando in un film arriva l’effetto flou, in genere la musica è melliflua, onirica, altrettanto sfuggente. Poteva essere un’opzione, invece ho preferito rivolgermi alle “incalcolabili caverne della memoria” per scovare, nel rispetto dei due protagonisti principali, due gemelli, canzoni che avessero come argomento la fratellanza.

Così il primo brano, strumentale, è di Carlos Santana, nato in Messico proprio come l’autore del libro e s’intitola esplicitamente Song For My Brother. SOAK è una giovane cantautrice irlandese, un disco all’attivo, e ho scelto una canzone molto intensa dedicata al fratello. Con gli Eels di Mark Everett questa volta è lui a parlare alla sorella, che dopo otto tentativi di suicidio è infine riuscita nel suo tragico intento. La canzone di Jeff Buckley è invece scritta per convincere il fratello a non lasciare la sua fidanzata incinta, così come aveva fatto il padre di Jeff, Tim, che aveva divorziato dalla mamma un mese dopo la sua nascita. Di un triangolo amoroso, forse tra due fratelli, si parla nella celeberrima canzone di Cohen, mentre in chiusura ho provato a gettare una luce di speranza con Sunny, scritta da Bobby Hebb il giorno dopo l’assassinio del fratello (lo stesso giorno in cui fu ucciso J. F. Kennedy) che testimonia della sua volontà di provare a vedere positivo, anche di fronte a una tragedia inesprimibile.

Carlos Devadip Santana – Song for My Brother – 1980

 

SOAK – Oh Brother – 2015

 

Eels – Elizabeth On The Bathroom Floor – 1998

 

Jeff Buckley – Dream Brother – 1994

 

Leonard Cohen – Famous Blue raincoat

 

Bobby Hebb – Sunny -1976