Nel nome

  • Balla Maria

    La incontravo ogni sera e non ho mai saputo quale
    fosse il colore dei suoi occhi. Li ho immaginati scuri
    e notturni, con l’iride talmente nera da non distinguerla
    dalla pupilla. Oppure azzurri e un po’ venati di
    ametista, trasparenti nella loro mitezza. Castani con
    un’ombra di miele, forse, come quelli della donna che
    amo. Alla fine mi sono convinto che fosse una creatura
    dagli occhi cangianti, trasfigurati dall’acquamarina
    all’acciaio con il passare delle ore

    Di questa incostanza
    lei un po’ si sarebbe vergognata, pur non essendone
    responsabile. Da quel sentimento ingenuo l’avrei riconosciuta.
    Mi piaceva che indossasse un abitino leggero
    e semplice, da tutti i giorni. Mi piaceva che improvvisasse
    un passo di danza lì, in mezzo alla strada, magari
    mentre stava tornando a casa dall’ufficio. Più di tutto,
    mi piaceva che si chiamasse Maria.
    Non me ne sono mai innamorato, per quanto l’eventualità
    non fosse da escludere

    Anche nel mondo di ieri,
    prima che si spalancassero le porte e i trabocchetti della
    rete, c’era chi riusciva a perdere la testa per un volto intravisto
    su un vagone della metropolitana, per un profilo
    apparso sullo schermo del cinema, per un ritaglio
    preso da una rivista. Qualche spasimante, più fortunato
    e testardo, sarà riuscito a recuperare un indirizzo, scrivere,
    incontrare quel fantasma e farsi contraccambiare
    nel trasporto di una passione irragionevole e perfetta

    I più si saranno accontentati delle loro chimere, arrendendosi
    alla propria inadeguatezza. Avevo diciannove
    anni, conoscevo pochissimo del mondo: mi sarebbe potuto
    capitare, lo ammetto.
    Ma quella Maria non era per me la promessa di un
    amore. Era una promessa, certo, perché Maria è un
    nome e tutto di Maria è nel nome: le pietre di Palestina,
    le vetrate di Chartres, le Vergini fiamminghe, le
    Maestà dell’Umbria, l’oro delle icone, i drappeggi del
    Beato Angelico, il marmo alto e bianco del Duomo di
    Milano

    Ma anche i gessetti dei madonnari, anche le
    brutte serigrafie appese in cucina, i cori stonati dell’ora
    che pia, l’inchiostro povero delle immaginette che stingono
    dentro i portafogli, vicino alle fotografie dei figli e
    dei nipoti, invocando protezione, chiedendo salvezza.
    Anche alla mia Maria, nell’estate del 1982, domandavo
    sostegno in un complotto che nascondeva la
    pretesa di un miracolo. Non per me, non ancora. Ci
    sarebbe voluto del tempo prima che mi inginocchiassi
    per chiedere di guarire, sempre che si possa davvero
    desiderare la salvezza per sé solamente, e non per risparmiare
    a chi ci è caro la ferita della perdita: pregare
    per il bene è sempre pregare per il bene di qualcun altro


    In ogni caso, non era per me che pregavo nell’82.
    Non era per me che desideravo e speravo. Maria – la
    mia Maria – ballava e io avrei voluto che mia madre
    tornasse a ballare.

    “Cercavo una cura, un presagio. Cercavo un nome, perché è sempre un nome che si cerca. E un volto che gli corrisponda, certo”.

    Alessandro Zaccuri Nel nome

Alessandro Zaccuri Nel nome

Numero Pagine : 168
Prezzo : 14 €
ISBN : 978-88-94938-20-3
In libreria da : 16-05-2019

Maria è un nome segreto, un gioiello fuori dal tempo. Mettersi sulle tracce di un nome è sempre un’avventura, non esistono mappe né percorsi prestabiliti. Alessandro Zaccuri inizia questo viaggio da solo, punta il suo compasso sulle Marie dei Vangeli e da lì si muove per scrivere la sua preghiera del nome. Parte da una Maria ragazza senza volto, che balla su una pubblicità degli anni Ottanta, si ritrova con la madre sorridente e sofferente, e passando da Giulietta incontra la Mary di West Side Story, incrocia Borges, Giotto, Lippo e poi Kurtz e Achab, per arrivare infine alla Marie di Le Corbusier sulle vetrate della Notre-Dame du Haut. E mentre invoca e ripete questo nome, vive il dubbio, lotta contro i sette demoni e dissemina il suo rosario in luoghi imprevedibili, trasformando il suo e nostro viaggio in una benedizione, invisibile e leggera.



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