Panorama

  • Mai, la parola chiave è mai. Il resto può discutersi, ma quanto al punto nodale, al nocciolo, un fatto è pacifico: in quei quattro anni Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Mai, neppure una volta. L’ha vista in foto, questo sì, in molte foto. L’ha vista ritratta in immagini del passato, del tempo in cui lei era ancora adolescente e sgraziata, e in foto più recenti, scattate in quei quattro anni o poco prima, foto che lei, almeno nei primi tempi, gli spediva quasi ogni giorno e nelle quali appariva già donna e padrona della sua bellezza; foto in cui poggiava sui palmi il viso imbronciato o sedeva sull’erba di un parco, illuminata dal sole, o se ne stava in piedi e infreddolita, di notte, a fumare in strada, avvolta in uno scialle che pareva una coperta militare; foto in cui era sempre spietatamente giovane e sempre elegante, sempre con quella sua luce nello sguardo, una luce irruenta e folle, da assassina

    Le tante immagini che Ligeia gli ha spedito in quei quattro anni di scambi epistolari sono tuttavia nulla al confronto del numero di ore trascorse da Tondi a osservarle; un numero enorme, insano. A forza di guardarle, non soltanto perse la cognizione del tempo, le trasformò. A un tratto, sotto i suoi occhi, quelle foto smisero di essere semplici foto per diventare ricordi, foto interiori, scatti della sua mente, di una memoria immaginaria nella quale la persona di Ligeia era ricomposta in ogni dettaglio, inclusi quelli che non poteva conoscere, l’odore della pelle, dei capelli, il calore dell’alito

    Ma anche questo spreco di tempo è niente se paragonato all’abisso di accidia, alla scriteriata infinità di ore che Ottavio Tondi dissipò guardando il letto sempre sfatto di Ligeia Tissot; ammesso e non concesso che “guardare” sia il verbo appropriato e che il letto fosse davvero quello in cui dormiva Ligeia Tissot.
    I suoi occhi vivevano per quel giaciglio in disordine. Lo fissavano, lo contemplavano, lo studiavano, lo sorvegliavano. Ci fosse un verbo che raduni queste quattro azioni sotto il senso di un’estenuante attesa, quel verbo renderebbe un’idea di cosa volesse dire, per Tondi, guardare

    Aspettava lei, ovviamente; aspettava di vedere Ligeia Tissot infilarsi sotto quelle lenzuola e scompigliarsi i capelli sopra quei cuscini. Ma non è mai successo. Non gli è mai capitato di vederla. Né lei né nessun altro. In compenso ha visto una gran quantità di oggetti, le cose con le quali lei si era coricata e che lasciava lì dopo essersi alzata, cose di ogni sorta e sempre diverse, prove incontestabili che qualcuno occupava quel letto, anche se a lui non è mai riuscito di vedervi altro che oggetti inanimati

    A detta di Ligeia, l’entropia del letto non era senza ragione. È per gli acari, gli scrisse il 4 gennaio del secondo anno di corrispondenza. Hanno bisogno di umidità, ricavano l’acqua dall’aria, gli spiegò. Un letto rifatto appena dopo il risveglio è il loro ambiente ideale. Lasciandolo in disordine, cuscini e lenzuola perdono l’umidità accumulata nella notte, gli acari si disidratano e muoiono.
    I contatti di Ottavio Tondi con Ligeia Tissot non andarono oltre la corrispondenza digitale, i messaggi più o meno lunghi scambiati su Panorama, in quei quattro anni

    Fu una corrispondenza a tal punto intensa e ricca di reciproche rivelazioni che l’aggettivo “intimo” riferito al loro rapporto non suona fuori luogo, malgrado nei toni che entrambi usavano non si scorgano mai, se non per brevi periodi e in maniera comunque ambigua, gli accenti di una vera intimità.

    La vita non cerca veramente il nuovo, il diverso, l’inaspettato. Tende alla somiglianza, cerca ciò che può riconoscere, che ha già visto sentito annusato, cerca il ritorno, cerca uno specchio.

    Tommaso Pincio Panorama

Tommaso Pincio Panorama

Numero Pagine : 200
Prezzo : 13 €
ISBN : 978-88-99253-05-9
In libreria da : 21-05-2015

Vincitore Premio Sinbad 2015

Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Si sono scritti messaggi per quattro anni sul social network Panorama, l’ha vista in foto e ha passato un’infinità di ore a guardare il suo letto disfatto. Prima di quei messaggi, Ottavio Tondi non aveva mai scritto nulla, non una parola né un appunto. Il suo lavoro e la sua vita erano dedicati alla lettura. Ma non era un lettore qualunque. Era il lettore, colui che aveva determinato la pubblicazione del più grande best seller di tutti i tempi, e che da allora decideva delle fortune dei romanzi in libreria. Ma tutto questo succedeva prima, prima dell’incidente di ponte Sisto, prima che il mondo smettesse di leggere i libri, prima che Ligeia Tissot entrasse nella vita di Ottavio Tondi.

Questo libro è per chi, almeno una volta nella vita, si è innamorato di una donna senza averla mai incontrata, per chi parla con i personaggi dei libri e prima di uscire di casa se ne infila uno in tasca e inizia a camminare senza meta.

Backstage Del Libro

Tommaso Pincio ha vinto la prima edizione del Premio Sinbad, riservato al miglior romanzo uscito per un editore indipendente nel 2015, nella sezione narrativa italiana. Ecco la motivazione del premio:

Con <em>Panoram</em>a torna al romanzo, dopo sette anni di latitanza, uno dei più amati narratori della sua generazione. In questo periodo Tommaso Pincio ha alternato una quantità di “progetti speciali” – incursioni saggistiche e affondo autobiografici – al cui interno, in effetti, s’inserisce anche Panorama. Che, ciò malgrado, è un “vero” romanzo, dall’invenzione complessa e suggestiva quanto il sempre più riconoscibile stile del suo autore; ma è altresì un apologo, di rara intensità, sul senso e sui destini della lettura; nonché sulla nausea da lettura che, almeno una volta nella sua vita, ogni lettore appassionato finisce per affrontare.

Songbook di Panorama di Tommaso Pincio

In un libro ci si può imbattere in due tipi di musica: una, esplicita, citata per evocare un ricordo o un avvenimento, ascoltata da uno dei personaggi intenzionalmente o per caso; e un’altra, sotterranea, nascosta, che emerge evocata dalle vicende, dalle atmosfere, dagli ambienti o dalla scrittura stessa. Ed è proprio da queste colonne sonore, normalmente silenziose e nascoste tra le pagine di un libro, che nasce Songbook, Note a margine.
a cura di Danilo Di Termini

Panorama:

I suoi occhi vivevano per quel giaciglio in di­sordine. Lo fissavano, lo contemplavano, lo stu­diavano, lo sorvegliavano. Ci fosse un verbo che raduni queste quattro azioni sotto il senso di un’e­stenuante attesa, quel verbo renderebbe un’idea di cosa volesse dire, per Tondi, guardare.

Cars – Panorama – 1980

Lui la guardò scoparlo e leggere al contempo, la vide sforzarsi di restare concentrata sulla pagina mentre il piacere aumentava e quando gli sembrò che lei stesse per mollare il libro, le afferrò entrambe le cosce e affondò le dita nella sua carne, le affondò con forza, artigliandola, facendole sentire le unghie affinché capisse che non doveva mollare. Lei strinse i denti e mollò. La prima volta che le venne dentro a quel modo, lei gli lesse Ligeia di Poe nella traduzione di Giorgio Manganelli.

Annihilator – Ligeia – 1989

L’Eur era molto amato da Federico Fellini per ragioni nelle quali anche Tondi si riconosceva o delle quali aveva bisogno. Si riconosceva, per esempio, nella dimensione di metafisica solitudine tipica di molte sue strade, nella spettralità marmorea di certi edifici che non sembravano costruiti per gli umani bensì per dare dimora alle statue. Si sentiva a suo agio guidando tra architetture come il Palazzo della Civiltà, il Colosseo quadrato, il Fungo, la cui improbabilità era in fondo gemella dello spirito che aveva generato il Raccordo. Aveva bisogno di tutto quel bianco, perché il bianco del travertino gli evocava il bianco della carta, come aveva bisogno della geometrica semplicità degli edifici. Ogni cosa gli sembrava innocua all’Eur. Era come addentrarsi in un futuro consegnato alla nostalgia, un avvenire che sapeva di vecchi romanzi di fantascienza e copertine di Urania.

Piero Piccioni – La Decima Vittima – 1965

La vita non cerca veramente il nuovo, il diver­so, l’inaspettato. Tende alla somiglianza, cerca ciò che può riconoscere, che ha già visto sentito an­nusato, cerca il ritorno, cerca uno specchio. Tale è la potenza della somiglianza che ogni qualvolta ci imbattiamo in una sua manifestazione, vi attri­buiamo più o meno irragionevolmente un signifi­cato. Tale è la potenza che non sarebbe assurdo affermare che non scorgeremmo alcun senso nelle cose se queste cose non somigliassero ad altre cose. Nulla più delle parole somiglia alle cose che esse nominano, eppure cos’è in concreto una parola?

Anna Caragnano / Donato Dozzy – Parola – 2015

Girare sul raccordo divenne così un modo per tornare a leggere. I piaceri provati un tempo gli venivano ora restituiti in forma diversa, le pagine, non più stampate su carta, erano ades­so entità fluttuanti, fantasmi di parole sospesi sullo sfondo del parabrezza, dell’asfalto, della segnaleti­ca stradale.

Maja Ratkie – Joy – 2002

Rassegna stampa online Tommaso Pincio

Recensione di Piero Melati su Il Venerdì
Recensione di Francesco Musolino su Francescomusolino.com
Recensione di Cristò su Minima et Moralia
Estratto del libro su Satisfiction
Estratto su Il Libraio
Puntata del 2 Giugno 2015 (Prima Parte) di #staiserena con Serena Dandini su Radio Rai 2
Recensione di Luca Romano sull’Huffington Post
Intervista per Rai Cultura con Alessandra Urbani
Intervista a Fahrenheit con Tommaso Giartosio
Recensione di Alan Poloni su senzaudio.it
Recensione su 2000battute
Recensione di Claudio Bagnasco su squadernauti
Intervista a La Lettura del TG5
Recensione di Marilù Oliva e Michele Fiano su Carmilla
Approfondimento su Prismo di Carlo Mazza Galanti
Recensione di Pier Francesco Borgia su Il Giornale.it
Recensione di Andrea Cirolla su La Balena Bianca
Intervista a Tommaso Pincio di Giovanni Turi
Recensione di Giacomo Giossi su Gli Stati Generali
Intervista a Tommaso Pincio di Rosalia Messina
Recensione su Poetarum Silva
Recensione su La Stampa di Piersandro Pallavicini
Su Liberi di scrivere
Su Critica Letteraria
Su Memo Rai 5 dal minuto 45:30
Su L’inkiesta
Su Medium
Su Minima et Moralia
Su Mangialibri
Intervista su Flanerí
Su Arianna Caprioli
Su Altri Animali
Recensione su Perdersi a Roma
Recensione su Inkorsivo