Paradisi minori

  • Le arti della casalinga
    [housewifely arts]


    In famiglia, sono io che porto a casa i soldi e sono io la casalinga. Preparo i pranzi e cambio le lampadine, le lenzuola e l’olio della macchina. Bacio i lividi sulle ginocchia e uccido a zappate i serpenti testa di rame che arrivano dal torrente dietro casa. Posso fare una crostata e sterminare le locuste in cantina con un’asse ricoperta di colla, non in contemporanea, però. Mi piace tessere le mie lodi perché non lo fa nessun altro

    Gira a sinistra, dice Ike in falsetto, con un accento inglese.
    Non c’è nessuna sinistra – solo una strada della Carolina che sembra infinitamente piatta, bordata di pini e insegne di concessionarie. Ho perso mia madre la scorsa primavera e sto viaggiando verso sud sulla I-95 per poter sentire di nuovo la sua voce. Ci vorranno almeno nove ore.
    La prossima uscita, dice Ike dal sedile dietro. Tieni la destra.
    Chi sei oggi? gli chiedo.
    La signora che vive nel navigatore, risponde lui

    Mary Poppins.
    Mio figlio ha sette anni ed è un attore nato, un ragnetto volubile di diciannove chili che sa a memoria interi brani dell’opera di Andrew Lloyd Webber.
    In questo momento sta disegnando due occhi e una bocca sul finestrino appannato.
    Tesoro, dico, non azzardarti se non hai il Glassex nello zaino.
    Puoi alzare il volume? chiede.
    Lo guardo nello specchietto retrovisore. Si dimena come Madonna, con la chioma biondo platino che ondeggia a ritmo con il basso

    Dovresti vestirti come Gwen Stefani, dice.
    Mi immagino in hot pants di lamé e stivali alla coscia.
    Devi fare la pipì? chiedo. Potremmo fermarci per pranzo.
    Ike sospira e si alza i miei vecchi Ray-Ban sui capelli.
    Chicken nuggets? chiede.
    Se fossi una madre migliore direi di no. Se fossi una madre migliore avrei una borsa frigo con un sandwich di burro di noccioline e marmellata in un sacchetto di plastica, un contenitore di carote e uva senza semi. Se fossi stata una figlia migliore, Ike avrebbe conosciuto sua nonna, passato più tempo tra le sue braccia, l’avrebbe lasciata a bocca aperta con le sue imitazioni di Christopher Plummer che fa il Comandante von Trapp in Tutti insieme appassionatamente

    Quante uova poteva deporre uno pterodattilo? chiede Ike.
    Probabilmente non più di uno. Uno pterodattilo basta e avanza per qualsiasi madre.
    Quanto ci vuole ancora?
    Quattro ore, rispondo.
    La scorsa notte non ho dormito. Mi sono resa conto che era il compleanno di mia madre, e ho tentato di ricordarmi il profumo dei suoi vestiti, le lentiggini sulla clavicola, che numero di scarpe portava, il suono della sua voce. Visto che non riuscivo a trovare queste cose nella memoria, ho deciso di andarle a cercare con Ike

    Quattro ore a cosa? chiede.
    Vedrai.
    Non gli ho detto che la nostra meta è uno squallido zoo privato a Myrtle Beach, dove potrò sentire la voce di mia madre uscire dal becco di un pappagallo grigio africano di trentasei anni. Un pennuto che odiavo, capace di trillare come un microonde, squillare come un telefono e starnutire esattamente come me.
    Quando non trovano cibo, mi ha raccontato il disinfestatore, le locuste arrivano a mangiarsi le zampe, anche se poi non ricrescono

    Che numero da circo favoloso, ho detto.
    La mia casa è in vendita da un anno e finalmente è arrivata una proposta, vincolata a un’ispezione ufficiale. La società per cui lavoro mi ha offerto una posizione da assistente in uno studio legale in Connecticut – uno stato dove Ike avrebbe più chance di sfuggire all’obesità infantile, a Dio e a tendenze politiche conservatrici.
    Non posso muovermi finché non vendo la casa. L’agente immobiliare ha provato con candele profumate, mantovane di tela provenzale e torte di mele in forno, ma nessun espediente può evitarci la disinfestazione

    Saltano, ha detto l’agente prima che lasciassi la città con Ike. Ogni volta che apro la porta della cantina mi si buttano addosso. Sembrano ragni saltatori imbottiti di steroidi. Faccia qualcosa.
    Non ce l’hanno tutti questo problema? ho chiesto. Il disinfestatore viene già una volta alla settimana, e ho installato le lampade ai vapori di sodio.
    È la sua ultima possibilità. Se lei va via nel fine settimana, chiamo l’impresa per una pulizia generale. Le tiriamo su con l’aspirapolvere, così risolviamo in fretta

    Avevo pensato alla mamma, e poi al suo pappagallo. In vista di un trasferimento a nord, forse era la mia ultima opportunità di sentire la sua voce.
    Okay, ho risposto. Ho in mente un posto. Una gitarella. Ike e io possiamo lasciare libera la casa.
    Ci vediamo domenica, ha detto l’agente marciando verso la sua piccola decappottabile, la camicia linda infilata per bene nei pantaloni stirati. Verrò a dare un’occhiata prima dell’ispezione.
    Quella sera, con l’aiuto di Ike, ho ricoperto di colla e carta moschicida diverse assicelle da rivestimento e sparpagliato quei nostri strumenti di tortura per tutta la cantina, sperando di decimare le locuste

    Dopo però scendi tu a raccogliere i cadaveri, mi ha detto Ike. Io non lo faccio.
    Ci penserà l’impresa di pulizie. Altrimenti non venderemo mai la casa.
    E se vivessimo qui per sempre? ha chiesto Ike.
    Un tempo si faceva così, ho risposto. La gente abitava nella stessa casa per tutta la vita. Tua nonna, per esempio.
    Avevo ripensato alla sua casa, una villetta bianca con due stanze da letto, i vasi sui davanzali, il comignolo di mattoni e la porta con un’elaborata zanzariera

    Il vialetto d’accesso non era asfaltato – un semplice arco di sabbia, erba e conchiglie di ostrica polverizzate che conduceva a un posto auto con il tetto di lamiera. Quand’ero piccola non c’era un quartiere intorno, solo fattorie e campi e pascoli per le mucche. Non c’erano giardini ben curati. La mamma si era occupata delle sue azalee e delle siepi di bosso con molta praticità e poco entusiasmo, solo perché impedivano che i polli o le pecore scappassero. La casa era vuota ora, un minuscolo esoscheletro su uno spiazzo senza alberi vicino a un Walmart

    "Paradisi minori tocca le mie corde più profonde ed è la più bella raccolta di racconti dell'ultimo decennio". DAVID JAMES POISSANT

    Megan Mayhew Bergman

Megan Mayhew Bergman Paradisi minori

Traduttore : Gioia Guerzoni
Numero Pagine : 240
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-99253-65-3
In libreria da : 31-08-2017

I racconti di Megan Mayhew Bergman parlano di uomini e donne alle prese con le grandi scelte e i piccoli dilemmi di ogni giorno. La ricerca d’identità dei personaggi, il loro dibattersi per costrui­re relazioni d’amore solide e profonde si specchiano negli animali che abitano le loro vite. Protagonisti di Paradisi mi­nori sono proprio gli animali – animali veri, amati o temuti, selvaggi o addo­mesticati. La nostalgia e il rimpianto di una donna si incarnano in un pappagal­lo che custodisce la voce della madre scomparsa; l’amore di una figlia per il padre raggiunge il culmine nella vana ricerca di un picchio in via d’estinzione; e l’istinto materno si esprime nella cura di un piccolo lemure invece che di una figlia ormai lontana.
Dai boschi del Vermont alle paludi del­la Florida, Megan Mayhew Bergman posa il suo sguardo gentile e pieno di compassione sul mondo e sulle sue creature, e racconta delle trappole di solitudine e dolore in cui cadiamo tut­ti, ma anche della folle ricerca d’amore che muove i fili delle nostre esistenze.

Questo libro è per chi legge e rilegge il menu del suo ristorante prefe­rito anche se lo conosce a memoria, per chi vede in ogni animale una persona e in ogni persona un animale, per gli occhi di David Bowie e Crazydi Patsy Cline, e per chi ha trovato alla fine il suo ultimo slancio, come la balena che, stremata dal parto, spinge il suo piccolo verso la pelle dell’acqua per consegnarlo al mondo in un respiro.

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