Sono Dio

  • Non ho bisogno di pensare

    Sono Dio. Lo sono sempre stato, lo sarò sempre. Un sempre però con riflessi affilati di diamante, e senza corrispettivi nelle lingue degli umani. Quando un uomo dice ti amerò sempre tutti sanno che quel sempre è una pagliuzza che si libra fragile e inconsistente nell’aria. Un voto velleitario, o che comunque ha pochissime probabilità di essere assolto. In altre parole una menzogna. Se invece sono io a dirlo, sempre è davvero sempre. Va fatto uno sforzo per capirsi

    Sono Dio e non ho bisogno di pensare. Fino a questo momento non ho mai pensato, e non mi è mancato in alcun modo. L’umanità è messa così male perché pensa: il pensiero è per definizione lacunoso e imperfetto, e fuorviante. A un pensiero se ne può opporre un altro di segno opposto, a quest’ultimo un altro ancora, e avanti così: questo inane cicaleccio mentale è quanto di meno divino si possa immaginare.
    Qualsiasi pensiero è destinato a morire, come la mente che lo ha formulato

    Un dio non pensa, ci mancherebbe altro.
    Una galassia spirale è una galassia spirale, una nana gialla è una nana gialla, un platelminta turbellare è un platelminta turbellare, io invece sono Dio. È così. Non domandatemi come ho fatto a essere Dio, perché nemmeno io lo so. O meglio lo so come so tutto, ma sarebbe infinitamente lungo da mettere in parole, e detto francamente non mi sembra che il gioco valga la candela. Il mio rango, chiamiamolo così, presuppone che mi si accordi un minimo sindacale di fiducia

    Un dio non guarda, non aspetta, non ascolta. Non digerisce, non agogna, non rutta. Un dio è impegnato in qualcosa che il linguaggio umano non può esprimere, e che comprende tutte le azioni e le non azioni che l’insieme delle lingue può enunciare, ma anche quelle indicibili a parole. E quindi travalica le prime come le seconde. Si potrebbe dire che un dio è, se solo il verbo essere potesse costituire una pallidissima ombra del mio autentico esistere che è in primo luogo senso. Sono il significato di tutto

    Beninteso il platelminta e il sole, che come tutti sanno è una nana gialla, sono in un certo senso anch’essi divini, visto che li ho creati io. Se qualcuno li chiamasse dio, certo non mi offenderei. Se però molte civiltà del passato consideravano il sole un dio, per quanto ne sappia nemmeno la comunità più radicalmente animista ha fatto di un verme necrofago una divinità. Qualcuno dovrebbe spiegarmene il motivo: per quanto mi riguarda non vedo alcuna ragione perché una stellina, il sole, debba essere papabile e il platelminta no

    Ci sarebbe insomma da discutere. Per semplificare
    le cose (se ci mettiamo a fare i puntigliosi non ne veniamo
    più fuori) consideratemi distinto dalle nane gialle e
    dai platelminti turbellari: immaginatemi come Dio e basta.
    Chiunque è capace di immaginarsi Dio.
    Non so nemmeno io perché mi sono risolto a esprimermi,
    o più propriamente a scrivere. Nessuno mi ci ha costretto
    e non si può nemmeno parlare di bisogno impellente:
    non soffrivo di solitudine, non avevo qualcosa da esternare
    o da tramandare

    Non mi stufavo, non provavo desiderio di
    ascoltare, diciamo così, la mia stessa voce. Non volevo fare
    una nuova esperienza, espressione per me senza senso, non
    cercavo il successo mediatico (il nuovo Paradiso a cui ambiscono
    gli umani), o anche solo della comprensione. Dio non
    ha bisogno di queste quisquilie. Diciamo allora che non lo so. In realtà però nella mia onniscienza so anche questo. Ci
    vorrebbero forse dieci enciclopedie interattive con miliardi
    di voci e rimandi per spiegarlo con sufficiente trasparenza
    e intelligibilità agli umani, che sono poco intelligenti, ma
    sarebbe possibile

    Non vedo però i vantaggi di una siffatta
    performance ermeneutica.

    “È questo diario che sto scrivendo che mi sta portando alla rovina. Uno scrive, e più scrive più si sdilinquisce, è inevitabile, e va a finire che si mette in testa ogni sorta di fesserie. Comincia a sragionare, s’innamora”.

    Giacomo Sartori Sono Dio

Giacomo Sartori Sono Dio

Numero Pagine : 224
Prezzo : 14.45 €
ISBN : 978-88-99253-31-8
In libreria da : 26-05-2016

Stufo di andarsene a spasso per il cosmo, Dio si ferma a contemplare l’umanità, tra le sue creazioni forse quella meno riuscita, così brutale, inconsapevole e priva di prospettive. Ma quando il Suo sguardo si posa su una ragazza – alta, intelligente, non bellissima, va detto – accade qualcosa di imprevedibile: Dio si immerge nel mare oscuro dei sentimenti, così intensi da togliere il fiato e soprattutto la ragione. In una parola: si innamora.
Peccato che Lei, l’amata, sia un’addetta alla fecondazione bovina e una fanatica genetista, nonché una ragazza atea e di facili costumi.
E peccato che per Lui l’amore sia il catastrofico preludio a una valanga di emozioni: stupore, gelosia, rabbia, invidia.

In un tempo sospeso tra passato, presente e futuro, Sono Dio di Giacomo Sartori fa sorridere con intelligenza e riflettere con ironia sul destino dell’umanità e sulle conseguenze dell’amore.

Questo libro è per chi ama correre in moto nelle notti viola, per chi si emoziona quando Truman si incaglia con la barca ai confini del suo cielo e della sua terra, per chi cerca il profumo delle stelle e per chi è innamorato ma si sente un ranocchio che ha paura di cadere nel buco nero di Sagittarius A*.

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SongBook di Sono Dio

SONO DIO
Sono Dio. Lo sono sempre stato, lo sarò sempre.
Giorgio Gaber – Io se fossi dio – 1980

Quello che però mi lascia più perplesso è il lato interessato dei loro afflati religiosi.
George Harrison – My Sweet Lord – 1970

Perché era effettivamente mio figlio, o perché sapeva plagiare le persone meglio di tutti?
Ian Gillan – Gethsemane/I Only Want To Say – 1970

Buona parte degli esseri umani sono convinti che Dio sia al loro servizio.
XTC – Dear God – 1986

Sono capitato nei pressi di due galassie, una piccola e una grande, che si stavano avvicinando una all’altra.
Grateful Dead – Dark Star – 1968

Qualche volta mi sembra di non essere più io.
Francesco Guccini – Dio è morto – 1965

Per cambiare aria (sic) sono uscito di nuovo.
John Coltrane – Interstellar Space. Mars – 1967

È proprio quando la osservo dormire che mi vengono le idee più folli.
Yvonne Elliman – I Don’t Know How To Love Him – 1970

Io sono Dio, mi dico, prima di chiudere definitivamente.
C.S.I. – E ti vengo a cercare – 1996

BONUS TRACK:
Grateful Dead – Dark Star Live at Fillmore West San Francisco – 1969