Forestieri in altre spiagge

Forestieri in altre spiagge

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siamo felici di poterti mandare la nostra prima NNletter. L’abbiamo pensata proprio come una lettera, che di tanto in tanto arriverà nella tua casella mail. Non troverai solo notizie sui nostri libri, anticipazioni e promozioni, come di solito accade nelle newsletter. Noi vorremmo invece raccontarti delle storie, storie che prendono vita dai nostri libri ma arrivano anche più lontano, storie che legano tra loro le tue e nostre letture, percorsi a tema ed esperienze, che di volta in volta ti porteranno, lo speriamo, ad altre idee, altre letture, film, serie tv o brani musicali… In queste lettere, poi, vogliamo anche portarti dentro la nostra casa editrice, metterti in contato con gli autori, dirti cosa stiamo facendo e cosa abbiamo in cantiere. Insomma, la nnletter è un altro modo – oltre il sito, il nostro profilo facebook e il nostro account twitter –per accoglierti nella casa NN. Un po’ come i contenuti extra aggiunti ai film o la bonus track dei dischi. E, proprio come i nostri libri, ognuna sarà pensata per raccontare un particolare tipo di esperienza.

E quale esperienza ti vogliamo raccontare in questa prima newsletter? Be’, metteti giacca e scarponi: si va nella foresta.

Perché la foresta?

Già, perché la foresta? E cosa c’entrano le foreste con le vite di Maribel Rivera, una delle voci di Anche noi l’America di Cristina Henríquez, e del geografo Tommaso Techel, il protagonista di Premessa per un addio di Gian Luca Favetto, l’ultimo romanzo della serie ViceVersa (in uscita il 21 aprile)?

Facciamo un passo indietro.

I libri NN raccontano della ricerca di identità oggi. Nel 2015 abbiamo lavorato sulla ricerca di identità all’interno dei rapporti personali e familiari. I titoli che vi abbiamo proposto, da Sembrava una felicità di Jenny Offil a Il paradiso degli animali di David James Poissant, condividevano tutti il tentativo di indagare i modi, complessi e a volte dolorosi, in cui uomini e donne vivono oggi i ruoli della vita quotidiana, nella famiglia e nelle relazioni. Nel fragile gioco di equilibri imposto ogni giorno dalla nostra vita quotidiana, non è per nulla facile essere madri e padri, mogli o mariti, figli o amanti, insomma. In questa nuova stagione NN, invece, ci concentriamo sull’identità nel tempo e nello spazio: il modo in cui ognuno di noi ricostruisce ogni volta se stesso, cerca una voce e uno spazio di libertà, in un tempo diverso, in un luogo diverso, cercando sempre di portare con sé quel misto di culture, lingue, eredità e carattere che costituisce la sua più autentica essenza, o lasciando alle spalle i fardelli del passato, le storie non sue, il mandato familiare che non può assumere come proprio.

Diventare un forestiero

Ognuno di noi si trova, talvolta, a diventare un forestiero della sua stessa esistenza.

Tommaso Techel è proprio questo: un forestiero. Abituato per professione a misurare il mondo e la realtà esterna in spazi e dimensioni, latitudini e longitudini, ha sempre tralasciato di occuparsi della forma che stava assumendo la sua vita. Per questo si ritrova, naufrago, a New York, in una città che è, appunto, una foresta.

“Nessuno qui lo conosce, nessuno si aspetta niente da lui, non pretende, non richiede, non comanda. Non sanno nulla di Tommaso Techel. È un naufrago come tutti gli altri, forestiero tra forestieri.
New York è una foresta dove puoi sentirti a casa, un’isola di uomini donne edifici, strade voci bambini, lingue e azioni che scopri familiari. È il posto dove puoi fare i conti con il mondo intero – questo l’ha convinto a partire. Il posto dove, volendo, diventi il mondo intero.”

Certo, non tutti, ricostruendo se stessi da un’altra parte, riescono a diventare il mondo intero. E non dovunque. Quando si emigra perché non si ha altra scelta, il peso di ciò che si lascia offusca la meraviglia di ciò che si potrebbe scoprire. Come succede a Maribel Rivera, anche lei naufraga, anche lei forestiera: dal Messico al Delaware, all’inseguimento di un American Dream che deve fare i conti con i vuoti di ciò che manca, più che con la prospettiva di ciò che promette.

“Con l’acqua e la sabbia mia madre disse che era quasi come un pezzetto di Panamá […] Una spiaggia, però, non è tutte le spiagge. E una patria non è tutte le patrie. E secondo me lo sentivamo tutti, su quella spiaggia, quanto eravamo lontani dal posto da dove eravamo venuti, in un modo che era bello ma anche brutto.”

Ogni città, scrive Calvino ne Le città invisibili, riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone. Ma quando finisce il deserto, comincia la foresta, e nelle foreste siamo tutti sperduti. Ed è proprio quello il momento migliore per ritrovare la strada.


E se la strada fosse pavimentata d’oro?

I came to America because I heard the streets were paved with gold. When I got here, found out three things: First, the streets weren’t paved with gold; second, they weren’t paved at all: and third, I was expected to pave them“.

Così ha scritto un immigrato italiano su una parete del museo dell’immigrazione di Ellis Island, che pensava di trovare strade lastricate d’oro.

E  queste strade di sogno si trovano anche nella canzone di Ry Cooder, Across the Borderline, scritta nel 1982 per The Border (Frontiera) di Tony Richardson, protagonista Jack Nicholson, un film ambientato lungo il confine tra Stati Uniti e Messico.

Nel film, il brano è interpretato dal cantautore tex-mex Freddy Fender (vero nome Baldemar Garza Huerta, di madre texana e padre messicano).

Bruce Springsteen, quando è in tour nei paesi di lingua spagnola, lo canta così:

There’s a place where I’ve been told
Every street is paved with gold
And it’s just across the borderline

And when it’s time to take your turn
Here’s a lesson you must learn
You could lose more than you ever hope to find.

Prima di salutarvi, un semaforo

Non ci sono semafori nelle foreste, e neppure sulle strade lastricate d’oro. Invece abbiamo creato un semaforo qui in redazione. O meglio questo è il nome che abbiamo dato ai giorni di letture matte e disperatissime che abbiamo fatto prima di andare a Londra alla Book Fair di aprile. In casa NN sono stati mesi molto densi, abbiamo chiuso il nuovo Haruf e il secondo romanzo di Jenny Offill, e sono in arrivo il nostro primo romanzo noir di Joseph Incardona e il nuovo libro di Giacomo Sartori, autore italiano già affermato che abbiamo l’onore di pubblicare. Dobbiamo fare i preparativi per Torino e abbiamo girato per librerie e biblioteche. Quindi, prima di andare a Londra, ci siamo dovuti concentrare sui manoscritti. Così, per prepararci a incontrare agenti ed editori stranieri ci siamo radunati in casa editrice per una settimana, lettori e traduttori e redattori, abbiamo stampato le prime 50 pagine di più di 90 manoscritti, e li abbiamo letti a turno. Dopo l’assaggio, ognuno doveva mettere un pallino – verde, rosso e giallo – per selezionare i libri e gli autori da leggere per intero e poi provare a prendere e pubblicare (semaforo verde!) tener d’occhio per il futuro o in stand-bye (giallo!), e quelli che invece non fanno per noi (rosso!).
Ecco, è tutto, ma prima di salutarvi volevamo ringraziarvi di averci seguito fin qui, numerosi ed entusiasti e soprattutto appassionati come lo siamo noi.

Le fotografie in bianco e nero, di cui questa NNletter riproduce alcuni particolari, sono di Massimo Sciacca, e sono tratte dai lavori che ha fatto negli Stati Uniti, qui il suo sito, buona visione.

Ci vediamo a Torino (e se vi è piaciuta questa newsletter condividetela, diffondetela, parlatene con gli amici)!