SongBook de La fine dei vandalismi

SongBook de La fine dei vandalismi

 

The Doobie Brothers – Long Train Running – 1973
https://open.spotify.com/track/5w2LjkfivZpYLNqWHkLBBH

Al ballo nella palestra di Grafton che dà il titolo al libro, “Brian Davis & i cumuli-di-scorie”” pestano duro e sciorinano i classici del rock anni Settanta. Impossibile che quella sera non abbiano suonato, oltre a “China Groove”, anche questo brano dei Doobie e, difficile che nel sentirlo, la signora Thorsen non abbia ancheggiato a ritmo. Mamma mia che pezzo! A suo tempo, questo capolavoro di Tom Johnston fece ballare indistintamente oltre che studenti e impiegati, anche hippy e bikers. “Without love where would you be now, without love?”

Johnny Cash – One piece at a time – 1976
https://open.spotify.com/track/2DL7K304onfbgwdQ1VjSOM

Citata a pag. 41. “…Louise accese la radio. Johnny Cash stava cantando di un metalmeccanico che si costruiva un’auto con i pezzi sottratti di nascosto dalla fabbrica nell’arco di tanti anni”. Piccolo capolavoro del country, suona come la colonna sonora ideale per un viaggio in Cadillac lungo le strade pianeggianti degli stati del Midwest. “La voglio quell’auto” e una volta al volante datemi i chilometri necessari ad ascoltarmi l’intera discografia del crooner figlio del mezzadro dell’Arkansas.

Talking Heads – Psycho Killer – 1977
https://open.spotify.com/track/6ckTQFWsmJurBz4O5cfGnD

Citata a pag. 52. Chi sarebbe questa Tina? Domandò Dan. Tina dei Talking Heads rispose Errol Thomas al poliziotto che gli chiedeva il senso della scritta “Armageddon” e “Tina Rules” che avevano appena dipinto sulla torre dell’acqua di Pinville. Martina Michèle “Tina” Weymouth fondò con il futuro marito Chris Frantz e David Byrne prima il gruppo The Artistics e poi i Talking Heads (dove suonava il basso) e, dopo lo scioglimento, i Tom Tom Club (senza Byrne con cui pare finito l’idillio). Questo è il brano più noto dei Talking Heads anche grazie alla linea di basso tracciata proprio da Tina. Splendido e in grado di generare proseliti: “Vogliamo che la gente sappia, vogliamo che la gente si svegli”

Neil Young – Out on the weekend  – 1972
https://open.spotify.com/track/6GXdbSh7cPVTDLUCATr8Tz

Citata a pag. 73. Louise e Cheryl “avevano trovato quei caschi simili a uova di dinosauro, appesi tutti in fila, e con la vernice spray avevano pensato bene di scrivere una lettera per ogni casco: SEE THE LONELY BOYS OUT ON THE WEEKEND. La frase era tratta da una canzone di Neil Young che, a dire il vero non parlava di football, bensì di un ragazzo che voleva compare un pick.up e partire per Los Angeles”. Canzone indimenticabile (forse ispirata dalla fine del suo primo matrimonio) tratta dall’album capolavoro del cantautore canadese che influenzò l’intera scena country-rock statunitense. “She’s so fine, she’s in my mind, I hear her callin’”

John Mellencamp – Small town – 1985
https://open.spotify.com/track/1AdJEKjlgghLbUEVgABPrH

Citato a pag.173. Tiny Darling “provò a figurarsi queste immagini come scene di un documentario sulla sua vita, con una colonna sonora di John Cougar Mellencamp”. Una delle voci più solide del rock cantautorale Usa canta la provincia americana, raccontando la propria nascita e crescita in due piccole città dell’Indiana. “Another boring romantic that’s me; But I’ve seen it all in a small town”. “No I cannot forget where it is that I come from I cannot forget the people who love me. Yeah, I can be myself here in this small town. And people let me be just what I want to be”. Una delle chiavi di lettura degli Stati Uniti.

Jim Reeves – This world Is not my home – 1962
https://open.spotify.com/track/4lNpkBdxwUq2Z4r6gxVmba

Citato a pag.183. “Joan era nello scantinato della chiesa intenta a suonare This world is not my home al pianoforte quando Tiny scese le scale”. Prima di morire a 40 anni, nel 1964, in un incidente aereo, il texano “Gentleman Jim” fu un importante esponente di quel country che passò sotto il nome di Nashville sound. “Lui si fermò e la ascoltò cantare This world is not my home I’m just a passing through My treasures are laid up somewhere beyond the blue. Fecero l’amore sullo sgabello del piano, sui gradini e nel campanile, dove di fatto non c’era più una campana dal 1977…”. Oh Lord, you know…

Vaughn Meader – The first family – 1962
https://open.spotify.com/track/6d3blKGa52PaBX54q2M6LY

Citata a pag. 320. “L’aspetto piacevole di questo sistema era che gli uomini non avevano niente da fare. Se ne stavano seduti ad ascoltare i dischi di Vaughn Meader e a bere birra di Claude”. Curioso (e molto americano) quadretto familiare in stile dem: nella fattoria dei kennedyani Robeshaw accade che gli uomini, che “ai vecchi tempi sarebbero stati fuori a trebbiare”, ora riempiono l’attesa della cena con i vecchi vinili in cui il comico imita il presidente John F. Kennedy e dà vita a gustose scenette sulla first family e sullo staff della Casa Bianca. Il successo di Meader finì con la morte del trentacinquesimo presidente: un’altra vittima di Lee Harvey Oswald.

Al Green – Lets Stay Together – 1972
https://open.spotify.com/track/14ZmaHWdIZg1fNaeofl9La
Al Green – Funny how time slips away – 1973
https://open.spotify.com/track/3rE0RGW5kLbdiQyHIUTIra
Al Green – Starting all over again – 1973
https://open.spotify.com/track/4WmfZZYxw8t7TG7xRflee5

Citato a pag. 367. “C’era un jukebox dal suono corposo e frusciante, pieno di dischi di Al Green. Albert e Chiang ne misero molti di quei dischi pur sapendo che non sarebbero potuti rimanere insieme”. Tra i meriti di Tarantino, c’è anche quello di aver riproposto una hit come “Lets stay together” e lo strepitoso falsetto soul del musicista afroamericano. Che qui propongo con altre perle, “Funny how time slips away” e il blues di “Starting all over again”, che mi piace pensare abbiano accompagnato l’addio dei i due giovani amanti. Remember child that you are mine. I’ll hear your prayer and take you back again.