Songbook di Auro Ponchielli contro la fine del mondo di Alessandro Pozzetti

Songbook di Auro Ponchielli contro la fine del mondo di Alessandro Pozzetti

In un libro ci si può imbattere in due tipi di musica: una, esplicita, citata per evocare un ricordo o un avvenimento, ascoltata da uno dei personaggi intenzionalmente o per caso; e un’altra, sotterranea, nascosta, che emerge evocata dalle vicende, dalle atmosfere, dagli ambienti o dalla scrittura stessa. Ed è proprio da queste colonne sonore, normalmente silenziose e nascoste tra le pagine di un libro, che nasce Songbook, Note a margine. a cura di Danilo Di Termini

PROLOGO

Augusto Martelli – Casa Vianello – 1988

Le ho solleticato le cellule una a una. Sotto la direzione dei miei polpastrelli settantamila miliardi di cellule hanno intonato in coro Oh Happy Days! L’ho fatta urlare in lingue dimenticate dagli uomini e in lingue che gli uomini devono ancora imparare. L’ho fatta gemere in guaiti primitivi che risuonano solo sul fondo della gola rosa delle iguane. I suoi muscoli si sono slegati e riannodati, i suoi occhi hanno cambiato colore… si è messa a latrare come una lupa. E lo sai perché ti dico questo Fiona?».
Adesso la ragazza tremava. Lavorava lì da tre mesi, non aveva ancora preso familiarità con Zanna. E poi, dal canto suo, la sera prima aveva visto per la quarta volta Insonnia d’amore mentre cercava di indovinare i quiz della patente.
«Questo show è una celebrazione dell’amore»

Amici di Maria De Filippi – Oh Happy Days – 2003

Clint si sfilò il sigaro dalle labbra e guardò Auro diritto negli occhi. «Adesso ascoltami bene» continuò, «l’autocommiserazione è solo una pala con cui ci si scava la fossa, e lo stesso vale per la speranza: non so se sia l’ultima a morire, ma di sicuro è la prima a uccidere. E se proprio nei tuoi momenti bui vuoi credere in qualcosa, allora abbi fede in questo: sopra le nuvole c’è il sereno!».
«Ehi, aspetta, quella è una canzone di Sergio Endrigo!».

Franco Battiato – Aria di Neve – 1999

Auro si fece da parte e lo lasciò sedere alla tastiera. L’amico cominciò a battere e dopo poco comparve sul video l’immagine familiare di Celentano.
Il molleggiato li osservava sfregandosi il mento nella consueta espressione confusa. Un tic nervoso gli faceva ballare l’occhio sinistro tirandosi appresso l’angolo della bocca. Sollevò l’indice verso Padrepio: «Tu, tu sei…» disse.
«Sì?» Fece Padrepio.
«Niente» rispose Adriano. «Tu sei. La frase finisce lì».

Adriano Celentano – Il tuo Bacio è come un Rock – 1959

«Cazzo! Cazzo! Cazzo!» urlò. Mai imprecazione era stata più adatta. Si piegò in due, sperando che in quel modo l’obbiettivo fosse meno raggiungibile, ma servì solo a evitare che i colpi fossero troppo diretti. Era drammatico constatare come un uomo adulto potesse riuscire a colpirsi l’uccello in qualsiasi posizione, se solo lo desiderasse con tutte le sue forze.

Frank Zappa – Tengo ‘na minchia tanta – 1969

Armstrong era passato a cantare Wonderful World, celebrando cieli blu mentre oltre le finestre l’oscurità richiudeva l’orizzonte su se stesso e la pioggia risuonava imperterrita nella stanza.
Belladonna, dopo aver dato fondo a tutte le sue risorse, se ne stava raggomitolata in un angolo del divano, intenta a mordicchiarsi le unghie come fosse un buon modo per escludere una volta per tutte il mondo attorno a lei.

Flaming Lips – What a Wonderful World – 1990

«Non riesco a crederci, quella è una DeLorean!».
Padrepio si lasciò sfuggire un sorriso. «L’ho sempre desiderata. Sai che vado matto per Ritorno al futuro».

Huey Lewis & the News – Power of Love – 1985

EPILOGO

Joey Ramone – What A Wonderful World – 2002