SongBook di Napoli mon amour

SongBook di Napoli mon amour

Napoli Mon Amour di  Alessio Forgione

Difficile scegliere una colonna sonora per un libro così ‘personale’ come questo esordio di Alessio Forgione, quasi da farmi sentire un intruso mentre immaginavo questo o quel brano evocato dalle sue parole; tanto da decidere di scegliere esclusivamente le canzoni citate nel testo. Poi ho pensato che ogni songbook è altrettanto personale del libro che la ispira, non è esaustiva, né esclusiva e allora questo è il risultato, l’unione dei miei trent’anni e di quelli di Alessio, delle mie e delle sue ossessioni, dei miei e dei suoi amori, dell’immagine di una città che continua irriducibilmente a sfuggire a ogni definizione. Un po’ come l’amore.

 

  

Improvvisamente nel 1973 con l’uscita di questo disco una generazione capì che era possibile raccontare un’altra Napoli.

Edoardo Bennato – Non Farti Cadere le Braccia – 1973

Peppino Di Capri invece rappresenta la città più oleografica, più lontana da quella descritta nel libro a cominciare da quel cognome (in realtà si chiama Faiella) che evoca piazzette e deboscia (e i protagonisti del libro non a caso gli preferiscono Procida o al limite Anacapri). Ma anche questa è Napoli.

«L’autore di Champagne, la canzone di Peppino Di Capri».

«Soldi?».

«A volontà»

Peppino di Capri – Champagne – 1973

Nello stesso anno in cui Peppino Di Capri cantava Champagne moriva per overdose a 26 anni Gram Parson, un passato nei Byrds, nei Flying Burrito Brothers e due dischi solisti con la compagna Emmilou Harrys, Da uno di questi proviene questa canzone presente nella colonna sonora della serie Tv Wire, ambientata proprio a Baltimora.

Steso sul letto, cominciai a guardare la quarta stagione di The Wire. Nell’episodio che avevo scaricato non combacia- vano i sottotitoli in italiano né quelli in inglese, così decisi di guardarlo in streaming, doppiato. Nel frattempo mio padre lavava i piatti.

Gram Parsons – Streets of Baltimore – 1973

Il 16 maggio 1973 a Cannes (in Italia uscirà solo due anni dopo) veniva proiettato Aguirre Furore di Dio, uno dei capolavori di Werner Herzog.

A film deciso, i nostri bicchieri erano nuovamente pieni. Aguirre, furore di Dio. Non ero molto convinto della scelta e lo minacciai d’addormentarmi.

«È troppo bello» contrattaccò.

L’ultima scena di cui ho ricordo prevedeva che gli attori, seduti sulla riva di un fiume, mangiassero. Mi svegliai ch’era già notte…

Popol Vuh – Morgengruss II – 1973

L’altro grande cantore di una napoletanità diversa (ben prima che si trasformasse in un simulacro) è Pino Daniele. Nel romanzo non viene mai citato, ma io l’ho ritrovato spesso, in quelle chiacchierate notturne con una birra in mano.

‘O Giò i’ forze nun torno cchiù / ‘e cammenate senza Dio / purtavo ‘o tiempo e ce parlavo

‘acoppa / e sotto sotto stevemo bbuono accussì / I got the blues on me

Pino Daniele – I Got The Blues – 1982

Steso nel letto, riascoltai tutta la discografia dei Cure. Il mio disco preferito restava Disintegration e quelli pubblica- ti dopo il 1989 erano, con l’eccezione di qualche canzone sparsa, sostanzialmente inutili.

The Cure – Lullaby – 1989

Mi sembrò che non fosse più possibile evitarlo. La baciai. Posai le mie labbra sulle sue enormi e rosse e potenti labbra e lei aprì la bocca e mi tirò a sé per il bavero del cap- potto; la mano in cui stringevo il bicchiere rimase tra di noi, sul mio e sul suo petto. Sentii la sua lingua nella mia bocca e non so che musica ci fosse oltre la vetrina, perché in realtà non sentii niente, più niente, e nella mia mente cominciò a suonare Brown sugar dei Rolling Stones, a volume altissimo, e coprì tutto. In quel preciso istante mi sentii cattivo, capace d’assaltare e conquistare, uccidere e derubare senza farmi domande. E soprattutto di vivere. Solo vivere.

The Rolling Stones – Brown Sugar – 1971

Accesi il computer e feci partire il primo episodio di Peaky Blinders. Era una serie ambientata a Birmingham, agli inizi del Novecento… e cominciò una canzone di Nick Cave, Red right hand, e godetti come un animale e il tipo cavalcò per i vicoli della città e attraverso una fabbrica, fece l’elemosina e salutò dei poliziotti e la gente correva e c’era fumo e fiamme, e nel frattempo Nick Cave ancora cantava. He’s a god, he’s a man, he’s a ghost, he’s a guru, they’re whispering his name through this disappearing land, but hidden in his coat is a red right hand.

Nick Cave – Red Right Hand – 1994

Quando cominciammo a ridiscendere viale Campi Flegrei, sotto gli alberi dalle foglie verde chiaro, facendo attenzione a non calpestare le merde di cane e passando più lontano possibile dai cassonetti della spazzatura, le dissi che quella era la strada della canzone di Bennato. Mi rispose che non la conosceva.

Edoardo Bennato – Campi Flegrei – 1973

A voglio bene

A voglio bene assaje

Dicitencello vuje

ca nun mm a scordo maje.

E’ na passione,

cchiù forte ‘e na catena,

ca mme turmenta ll’anema

e nun mme fa campá

Alan Sorrenti – Dicitencello vuje – 1974