Songbook di Panorama di Tommaso Pincio

Songbook di Panorama di Tommaso Pincio

In un libro ci si può imbattere in due tipi di musica: una, esplicita, citata per evocare un ricordo o un avvenimento, ascoltata da uno dei personaggi intenzionalmente o per caso; e un’altra, sotterranea, nascosta, che emerge evocata dalle vicende, dalle atmosfere, dagli ambienti o dalla scrittura stessa. Ed è proprio da queste colonne sonore, normalmente silenziose e nascoste tra le pagine di un libro, che nasce Songbook, Note a margine.
a cura di Danilo Di Termini

Panorama:

I suoi occhi vivevano per quel giaciglio in di­sordine. Lo fissavano, lo contemplavano, lo stu­diavano, lo sorvegliavano. Ci fosse un verbo che raduni queste quattro azioni sotto il senso di un’e­stenuante attesa, quel verbo renderebbe un’idea di cosa volesse dire, per Tondi, guardare.

Cars – Panorama – 1980

Lui la guardò scoparlo e leggere al contempo, la vide sforzarsi di restare concentrata sulla pagina mentre il piacere aumentava e quando gli sembrò che lei stesse per mollare il libro, le afferrò entrambe le cosce e affondò le dita nella sua carne, le affondò con forza, artigliandola, facendole sentire le unghie affinché capisse che non doveva mollare. Lei strinse i denti e mollò. La prima volta che le venne dentro a quel modo, lei gli lesse Ligeia di Poe nella traduzione di Giorgio Manganelli.

Annihilator – Ligeia – 1989

L’Eur era molto amato da Federico Fellini per ragioni nelle quali anche Tondi si riconosceva o delle quali aveva bisogno. Si riconosceva, per esempio, nella dimensione di metafisica solitudine tipica di molte sue strade, nella spettralità marmorea di certi edifici che non sembravano costruiti per gli umani bensì per dare dimora alle statue. Si sentiva a suo agio guidando tra architetture come il Palazzo della Civiltà, il Colosseo quadrato, il Fungo, la cui improbabilità era in fondo gemella dello spirito che aveva generato il Raccordo. Aveva bisogno di tutto quel bianco, perché il bianco del travertino gli evocava il bianco della carta, come aveva bisogno della geometrica semplicità degli edifici. Ogni cosa gli sembrava innocua all’Eur. Era come addentrarsi in un futuro consegnato alla nostalgia, un avvenire che sapeva di vecchi romanzi di fantascienza e copertine di Urania.

Piero Piccioni – La Decima Vittima – 1965

La vita non cerca veramente il nuovo, il diver­so, l’inaspettato. Tende alla somiglianza, cerca ciò che può riconoscere, che ha già visto sentito an­nusato, cerca il ritorno, cerca uno specchio. Tale è la potenza della somiglianza che ogni qualvolta ci imbattiamo in una sua manifestazione, vi attri­buiamo più o meno irragionevolmente un signifi­cato. Tale è la potenza che non sarebbe assurdo affermare che non scorgeremmo alcun senso nelle cose se queste cose non somigliassero ad altre cose. Nulla più delle parole somiglia alle cose che esse nominano, eppure cos’è in concreto una parola?

Anna Caragnano / Donato Dozzy – Parola – 2015

Girare sul raccordo divenne così un modo per tornare a leggere. I piaceri provati un tempo gli venivano ora restituiti in forma diversa, le pagine, non più stampate su carta, erano ades­so entità fluttuanti, fantasmi di parole sospesi sullo sfondo del parabrezza, dell’asfalto, della segnaleti­ca stradale.

Maja Ratkie – Joy – 2002