La serie ViceVersa

La serie ViceVersa

È tempo di scambi, cambi di direzione, andate e ritorni, corsi e ricorsi, inversioni e reciprocità: tempo di ViceVersa. Non più l’epoca per vizi e virtù impigliati in una scultorea definizione una volta per sempre: rigidi esatti rassicuranti.
Nella società contemporanea, dove tutto è più fluido, liquido, mutevole e rapido, anche i vizi e le virtù cambiano di posto, di faccia, di forma e di sostanza. Ma il loro motore rimane la passione. Ed è lì che andiamo a frugare. Da lì partono e ritornano i nostri ViceVersa, con le loro storie che sono specchi in cui osservarsi – riflettersi e riflettere, riconoscersi e sorprendersi.
L’idea è di assumere lo schema antico dei vizi e delle virtù, capitali e cardinali, come una sorta di Tavola di Mendeleev. E poi verificarla attraverso racconti del tempo presente. Ciascun autore scrive a partire da una virtù o un vizio, e nel corso del racconto lo modella, gli dà forma, delinea i sentimenti che lo nutrono. È un modo, anche, per mappare il sentire contemporaneo, e le sue ragioni. Per comporre una geografia dell’anima, a più voci.
Le due tessere iniziali di questa mappa sono firmate da Tommaso Pincio e Rosa Mogliasso. La prima, con Ottavio Tondi e Ligeia Tissot come protagonisti, con Maddalena e Mario Esquilino come accompagnatori, con Tommaso Pincio alla tastiera e tu alla lettura, si intitola Panorama ed è la storia di un lettore e di uno scrittore. Sono loro i due capi, i due elementi del viceversa. Parte dall’accidia. Ed è la nostra storia.
Pincio ha convolvoli di pensiero nella scrittura. Procede con continue riflessioni e in cento pagine mette su una vera biblioteca, da Nikolaj Stavrogin a Gregor Samsa, da Lolita a Stendhal, da Ballard a Defoe. Altro non è se non la battigia dove s’incontrano lettore e scrittore, il terreno comune da condividere. E in genere quello che in letteratura si condivide sono i segreti.
Aprire un romanzo, dice Pincio, è frugare in un cassetto che non ci appartiene. È questa la sensazione che provi fra le pagine di Bella era bella, morta era morta, il secondo tassello, la seconda traccia di ViceVersa. Solo che nel libro di Rosa Mogliasso ogni capitolo è un cassetto. Si comincia in riva al fiume con un corpo silente e immobile. Di donna. Bella. Elegante. E morta. Sicuramente morta. Almeno così testimoniano i numerosi personaggi del racconto, che dalla prudenza prende l’avvio. Una rete di prudenze, e di pruderie, di chiacchiere e ipotesi, di piccole vite, confeziona Mogliasso, pagina dopo pagina. Ed è con questa rete che alla fine ti cattura.
Gian Luca Favetto