Decameron Project

  • Nel marzo del 2020, le librerie presero a vendere molte copie di un libro del Quattordicesimo secolo: il Decameron di Giovanni Boccaccio, una raccolta di novelle inserite in un’unica cornice, raccontate a turno da un gruppo di donne e uomini fuggiti da Firenze per evitare la peste che dilagava in città. Mentre gli Stati Uniti si ritiravano in isolamento e noi imparavamo il significato di “quarantena”, molti lettori si affidarono a questo antico libro in cerca di una guida. E mentre il Covid si diffondeva ovunque nel mondo, la scrittrice Rivka Galchen si è rivolta al New York Times Magazine: aveva intenzione di consigliare ai lettori il Decameron di Boccaccio per aiutarli a comprendere il momento presente

    L’idea ci ha entusiasmato al punto che siamo arrivati a chiederci: perché non fare un nostro Decameron, con racconti originali scritti durante la quarantena?
    Abbiamo contattato gli autori chiedendo un’idea di base, il nucleo di ciò che avevano in mente di raccontare. Alcuni stavano lavorando ai propri romanzi e non avevano tempo. Uno doveva occuparsi dei figli piccoli, e non riusciva proprio a immaginare se e come sarebbe stato capace di scrivere in quelle circostanze. Un altro ha risposto: “Temo che la parte del mio cervello che produce romanzi non stia traendo nessuna ispirazione dalla crisi attuale”

    Capivamo benissimo. E non eravamo certi che il nostro progetto avesse gambe per procedere.
    Ma poi, a mano a mano che il virus stringeva New York nella sua morsa e noi eravamo sempre più spaventati e angosciati, abbiamo sentito che qualcosa stava cambiando, restituendoci la speranza: c’era interesse, c’erano nuove, allettanti idee. John Wray voleva scrivere un racconto “su un ragazzo in Spagna che affitta i propri cani per consentire alla gente di aggirare le restrizioni con la scusa di doverli portare a spasso”

    L’idea di Mona Awad cominciava così: “Per il suo quarantesimo compleanno una donna decide di regalarsi uno speciale trattamento al viso in un esclusivo centro di bellezza. Le viene spiegato che il trattamento è sperimentale e implica la rimozione di alcuni dei suoi ricordi peggiori, in modo da illuminare, distendere e ammorbidire la pelle...”. Charles Yu aveva alcune idee, “ma quella che mi ha entusiasmato è una storia narrata da due punti di vista: il virus e l’algoritmo di ricerca di Google”

    Il nucleo del racconto di Margaret Atwood era: “Una storia narrata a un gruppo di terrestri in quarantena da un alieno proveniente da un lontano pianeta, inviato sulla terra come parte di una spedizione di soccorso interstellare”. Come potevamo dire di no? Volevamo leggerli tutti, questi racconti. E così, ne abbiamo assegnati troppi per un singolo numero della rivista. Ci siamo presto resi conto, con dispiacere, che non potevamo contattare altri scrittori.
    Poi sono arrivati i testi, uno dopo l’altro, e anche se eravamo immersi nell’esperienza più terribile della nostra vita, abbiamo sentito che i nostri autori stavano creando arte, a un livello che non avevamo immaginato: il livello in cui l’orrore si trasforma in una cosa diversa e potentissima

    La maniera migliore per ricordare che la narrazione può trascinarti lontano da te stesso e allo stesso tempo farti capire esattamente il tuo posto nel mondo.
    La rivista è uscita il 12 luglio 2020, mentre il virus tornava a infestare gli Stati Uniti. La risposta dei lettori è stata immediata ed entusiasmante. Abbiamo ricevuto molti messaggi che parlavano del conforto provato nel leggere i racconti. Non potevamo aspirare a niente di meglio, con il progetto iniziale e con il libro che avete tra le mani, se non di fornire gioia e consolazione in un tempo così oscuro e incerto

    Vi auguriamo di leggerli in ottima salute.

    Ventinove nuovi racconti dalla pandemia selezionati dagli editor del New York Times Magazine

    Decameron Project

Decameron Project Decameron Project

Numero Pagine : 288
Prezzo : 19 €
ISBN : 978-88-94938-93-7
In libreria da : 28-01-2021

Quando la pandemia di Covid-19 è scoppiata, sembrava impossibile da raccontare. Come tradurre, in parole che non fossero pura cronaca, l’angoscia e il senso di impotenza, la paura e il dolore del mondo intero? Eppure, era già accaduto in passato: lo aveva fatto Giovanni Boccaccio nel Decameron, una raccolta di novelle scritte durante l’epidemia di peste che nel Trecento aveva colpito tutta l’Europa. Quasi settecento anni dopo, nel marzo 2020 gli editor del New York Times Magazine hanno raccolto quell’eredità e lanciato il Decameron Project, e grandi autori come Margaret Atwood, Edwidge Danticat, Charles Yu, Paolo Giordano, Liz Moore e Yiyun Li hanno deciso di mandare le loro parole oltre i confini delle proprie case, oltre lo specchio del proprio mondo. Le loro storie non parlano della pandemia, ma ne sono intrise; non spiegano, ma evocano con accenti, stili, lingue diverse le convivenze forzate e le solitudini, le piccole allegrie e le grandi nostalgie, le città improvvisamente spente e le strade che diventano miraggi di libertà. Sono testimonianze di un tempo straordinario, lo sguardo di un’umanità unita dagli stessi pensieri e sentimenti, in grado di costruire una memoria comune e una comune visione del domani.

 

Racconti di: Margaret Atwood – Mona Awad – Matthew Baker – Mia Couto – Edwidge Danticat – Esi Edugyan – Julián Fuks – Paolo Giordano – Uzodinma Iweala – Etgar Keret – Rachel Kushner – Laila Lalami – Victor LaValle – Yiyun Li – Dinaw Mengestu – David Mitchell – Liz Moore – Dina Nayeri – Téa Obreht – Andrew O’Hagan – Tommy Orange – Karen Russell – Kamila Shamsie – Leïla Slimani – Rivers Solomon – Colm Tóibín – John Wray – Charles Yu – Alejandro Zambra

 

Questo libro è per il tempo, che non si è fermato nel 2020: è stato raccontato, si è fatto memoria e sogno, e ha ripreso a scorrere.

 

Traduzioni di: Ada Arduini, Chiara Baffa, Katia Bagnoli, Stefano Bortolussi, Guido Calza, Giuseppina Cavallo, Gaja Cenciarelli, Fabio Cremonesi, Serena Daniele, Velia Februari, Giovanna Granato, Gioia Guerzoni, Maria Nicola, Laura Noulian, Silvia Rota Sperti, Alessandra Shomroni, Sara Sullam



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