Anche noi l’America

  • ALMA

    A quel tempo volevamo soltanto le cose più semplici: mangiare del buon cibo, dormire sereni la notte, sorridere, ridere, sentirci bene. Ci sembrava di averne diritto, noi come chiunque altro. Certo, se ci penso adesso, capisco quanto sia stata ingenua. Ero accecata da un moto di speranza e dalla promessa del possibile, convinta che nelle nostre vite non fosse rimasto più nulla in grado di andare storto.
    Arrivammo a destinazione trenta ore dopo aver attraversato il confine, tutti e tre sul sedile posteriore di un pick-up rosso che puzzava di benzina e fumo di sigaretta

    «Sveglia» sussurrai, scuotendo Maribel mentre il conducente entrava nel piazzale del parcheggio.
    «Mmh?».
    «Siamo arrivati, hija».
    «Dove?» chiese Maribel.
    «Nel Delaware».
    Sbatté le palpebre al buio.
    Arturo era seduto accanto a noi. «Sta bene?» domandò.
    «Non preoccuparti» dissi. «È tutto a posto».
    Il sole era appena tramontato e il buio filtrava dai confini del cielo. Pochi minuti prima eravamo su una strada molto trafficata e oltrepassavamo incroci a quattro corsie, centri commerciali e fast food, ma quando ci avvicinammo al complesso di appartamenti tutto ciò scomparve

    L’ultima cosa che vidi prima che imboccassimo il lungo vialetto di ghiaia che portava al parcheggio fu un’officina meccanica abbandonata, con l’insegna dipinta a mano appoggiata per terra alla facciata di stucco grigio.
    Il conducente fermò il pick-up e si accese un’altra sigaretta. Aveva fumato per tutto il viaggio. Era un modo per tenere impegnata la bocca, credo, perché quando ci aveva presi su a Laredo aveva subito chiarito che non gli interessava fare conversazione.
    Arturo scese per primo, si raddrizzò il cappello da cowboy e guardò attentamente la casa

    Due piani di cemento e blocchi di calcestruzzo, un passaggio esterno che correva lungo il secondo piano con due scale di metallo ai lati, pezzi di polistirolo tra l’erba, una recinzione di rete metallica lungo tutto il perimetro del lotto, crepe nell’asfalto. Mi ero aspettata di meglio. Imposte bianche, mattoni rossi, cespugli ben curati e fioriere alle finestre. Come le case americane che si vedono nei film. Il nuovo lavoro di Arturo però ci offriva solo questa possibilità, e allora mi ero detta che eravamo già fortunati così

    In silenzio, in quell’atmosfera così incerta ed estranea, scaricammo le nostre cose: sacchetti per la spazzatura pieni zeppi di vestiti, lenzuola e asciugamani; scatole di cartone con i piatti avvolti nella carta di giornale; una borsa termica stipata di saponette, bottiglie d’acqua, olio per cucinare e shampoo. Durante il viaggio eravamo passati accanto a un televisore lasciato sul ciglio della strada e quando lo aveva visto il conducente aveva inchiodato e fatto marcia indietro. «Vi interessa?» ci aveva chiesto

    Io e Arturo ci eravamo guardati, confusi. «Il televisore?» domandò Arturo. Il conducente disse: «Se vi interessa, prendetelo». Arturo chiese: «Ma non è rubare?» Il conducente sbuffò. «Negli Stati Uniti la gente butta via di tutto. Anche cose che funzionano ancora benissimo». Più tardi, quando si fermò di nuovo e indicò un tavolo da cucina, e ancora più avanti un materasso appoggiato come uno scivolo alla cassetta della posta di qualcuno, ormai avevamo capito cosa fare e caricammo ogni cosa sul pick-up


    Dopo aver portato tutto sulle scale arrugginite fino al nostro appartamento e recuperato la chiave che il padrone di casa aveva attaccato alla soglia col nastro adesivo, Arturo scese per pagare il conducente. Gli diede la metà di tutto quello che avevamo. Sparita così, in un attimo. Il conducente si mise in tasca le banconote e gettò la sigaretta dal finestrino. «Buona fortuna» lo sentii dire prima che ripartisse.

    “Commovente, potente, in questo romanzo brilla il talento di Cristina Henríquez”. MICHIKO KAKUTANI, THE NEW YORK TIMES

    Cristina Henríquez

Cristina Henríquez Anche noi l'America

Traduttore : Roberto Serrai
Numero Pagine : 320
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-94938-44-9
In libreria da : 18-07-2019

Maribel Rivera è una ragazzina bella e felice, fino all’incidente che le cambia la vita. I genitori decidono di abbandonare la sicurezza della propria casa in Messico per trasferirsi negli Stati Uniti, nel Delaware, così da garantirle la migliore assistenza possibile. Il sogno americano dei Rivera si traduce nella possibilità di dare un futuro alla figlia. Mayor Toro vive nella casa accanto, e la sua famiglia è arrivata dal Panama quindici anni prima. Il ragazzino è il solo che riesca, lentamente, a entrare in sintonia con Maribel e a farle tornare il sorriso. Le voci di Mayor e di Alma, la madre della ragazza, si alternano con quelle della comunità dei vicini: uomini e donne dalle vite divise, che devono lottare per conquistare un nuovo presente, lasciandosi alle spalle la nostalgia e le fatiche del passato.
Anche noi l’America è un romanzo di speranze e sogni, di possibilità e desideri. In una nuova edizione arricchita dalla nota introduttiva dell’autrice, Cristina Henríquez racconta con dolcezza della ricerca personale e collettiva di un luogo, un tempo, e soprattutto una voce.

Questo libro è per chi è andato via di casa troppo presto o troppo tardi, per chi adora rimanere seduto per ore con i piedi nella sabbia, per chi vorrebbe in regalo da Juno una montagna di tic tac all’arancia, per chi appunta i sogni sul quaderno e per chi è partito alla ricerca di quella parte di sé che si trova sempre altrove.



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