Hard Cash Valley

  • Capitolo primo

    Arnie Blackwell sudava freddo.
    Sull’aereo aveva sudato così tanto che gli sembrava di essere appena uscito dalla doccia completamente vestito. Quando si era imbarcato, ad Atlanta, non immaginava che la valigia nella quale aveva nascosto i soldi fosse troppo grande per essere caricata in cabina, e ora si trovava nell’area di ritiro bagagli al pianoterra dell’aeroporto di Jacksonville, stretto fra tutti gli altri passeggeri, in attesa che sul nastro trasportatore comparissero come per magia poco più di cinquecentomila dollari

    Gli mancava il respiro. Ogni volta che dalla tenda di gomma nera sbucava una valigia che non era la sua, il cuore gli batteva così forte da fargli male. L’area di ritiro bagagli era enorme, e intorno ad Arnie c’erano centinaia di persone – tutte consapevoli, ne era certo, che lui aveva qualcosa da nascondere – ma non appena vedeva emergere una nuova valigia diversa dalla sua, le pareti in cemento blu e grigie di quell’immenso stanzone sembravano farsi più vicine e asfissianti, tanto che aveva sempre più l’impressione di trovarsi di nuovo in carcere, invece che in un aeroporto

    Iniziava a sentirsi claustrofobico. Quando gli squillò il telefono per poco non ebbe un infarto. Fece un balzo tale da urtare entrambi i viaggiatori di fianco a lui. Uno dei due, un buffone grande e grosso con l’aria da duro che indossava una felpa Carhartt, reagì dandogli uno spintone. Di solito, Arnie non accettava provocazioni simili da nessuno, a prescindere dalla stazza, ma non perse il controllo. La posta in palio era troppo alta e doveva mantenere la calma, quindi ignorò il grosso bifolco

    In quel momento, voleva soltanto veder comparire sul nastro trasportatore la valigia di tweed marrone chiaro con sopra l’adesivo della Moosejaw per recuperare i suoi soldi, e magari riuscire a fermare il tremore alle mani. Frugò nella tasca del giubbotto Adidas, estrasse il telefono e lesse il nome sullo schermo: Bobby Turo. Si asciugò il palmo sudato sulla gamba dei pantaloni e accostò il cellulare all’orecchio.
    «Bobby? Tutto bene? Siete tornati senza intoppi?».
    «Tutto a posto, bello

    Liscio come l’olio».
    «William sta bene?».
    «Sì, siamo andati subito dove mi hai detto».
    Il cuore di Arnie rallentò appena. «E l’hai accompagnato dentro, vero? Devi accompagnarlo dentro. E devi restare lì con lui, Bobby. Non ti azzardare a lasciarlo solo. Non puoi cambiare le sue abitudini, altrimenti va fuori di testa».
    «A me sembra che sia tu quello che va fuori di testa. Tranquillo. Sta bene. Sapeva meglio di me quello che stava facendo. Calmati, amico»

    Arnie sentì il sangue andargli rapidamente alla testa, facendogliela pulsare. Abbassò improvvisamente il tono di voce. «Hai fumato?».
    «Arnie, bello, rilassati. Ce l’abbiamo fatta. Siamo al sicuro e il ragazzo sta bene. Abbiamo ripassato il piano un centinaio di volte. È tutto a posto, garantito».
    «Ti conviene che sia tutto a posto, Bobby. Se perdiamo il ragazzo, perdiamo un sacco di soldi». Arnie si guardò intorno e continuò a parlare sottovoce. «Due ore. Non ti muovere per due ore

    Resta lì dove sei, poi portalo nel posto che ti ho indicato, va bene? Bobby? Mi stai ascoltando?».
    «Cristo, Arnie, datti una calmata. Randy chiede come butta».
    «No, non me la do una calmata, idiota del cazzo. Cosa ci fa Randy lì con te?».
    «Non è qui, mi ha solo mandato un messaggio».
    Arnie lo ignorò. «Bobby, voglio soltanto assicurarmi che il mio fratellino sia dove dovrebbe essere».
    «Sì, sì, stai tranquillo».
    Arnie fece un respiro profondo

    «Bene. Adesso cerca di fare attenzione, fattone che non sei altro. Sono all’aeroporto di Jacksonville. Sono appena atterrato. Ho avuto un problema con il bagaglio. Non me l’hanno lasciato portare in cabina – dovevi controllare, prima di darmi quella maledetta valigia – ma appena riesco a recuperarlo andrò a ritirare l’altro pacchetto. L’hai spedito l’altro pacchetto, vero?».
    «Sì, qualche giorno fa. Te l’ho detto».
    «Alla casella postale 213 di Gaston Street»

    «Cristo, Arnie, sì. Alla casella postale 213 di Gaston Street». «Bene. Dopo aver preso la stanza al motel ed essermi fatto qualche ora di sonno, sistemerò le cose per trasferirmi qui con William. Quando avrò nito tornerò a prenderlo, ma io e te non ci sentiremo per un bel po’, hai capito? Non chiamarmi in nessun caso. È troppo pericoloso. Chiamami solo se succede qualcosa a mio fratello. E sarà meglio che non gli succeda nulla, Bobby».
    «Preoccupati di quello che devi fare tu, Arnie

    Ho tutto sotto controllo».
    «Sarà meglio, cazzo».
    Arnie sentì il doppio bip che indicava l’arrivo di un’altra chiamata. Guardò di nuovo lo schermo e vide il nome di William. Riportò il telefono all’orecchio. «Willie mi sta chiamando sull’altra linea. Giuro su dio, Bobby, se hai fatto un casino... se mi hai mentito e in questo momento Willie è da solo... se è nei guai...».
    «Ti ho detto che sta bene, amico. Devi darti una calmata».
    Che avesse fumato o meno, Bobby era stanco di farsi sgridare come un bambino

    Si mise sulla difensiva. «Forse dovresti ricordarti chi è stato a finanziare questa piccola avventura, Arnie. Senza di me non ci sarebbe nessuna...».
    Arnie riattaccò a metà della frase. Piccola avventura? Se ce l’avesse avuto davanti agli occhi, gli avrebbe spaccato la faccia, a quel fricchettone. Non riusciva a capire cosa ci vedesse Bernadette in un idiota del genere. Ritrovò la calma e rispose sull’altra linea. «William?».
    «Ciao».
    «Dove sei?».
    «Ho fame»

    Arnie si passò il telefono da un orecchio all’altro. «Cosa?».
    Le mani gli tremavano così tanto che nel movimento fece cadere la ricevuta per il ritiro bagagli. Rischiò di scivolargli anche il cellulare, mentre si affannava per recuperare quel pezzetto di carta come se fosse un biglietto vincente della lotteria, il che non era poi così lontano dalla realtà. Urtò di nuovo l’omone alla sua sinistra, che reagì peggio della prima volta e lo spintonò ancora più forte. Arnie se ne accorse a malapena, impegnato com’era a seguire la traiettoria della ricevuta

    Si chinò e la raccolse prima che toccasse terra, ma nel rialzarsi finì per urtare una terza volta il vicino.
    «Hai qualche problema, amico?».
    Arnie abbassò il telefono e lo strinse così forte che le nocche gli diventarono bianche. «Forse. Forse ho proprio un problema bello grosso. Forse sto solo aspettando di trovare qualche stronzo insolente per dare di matto».
    «Ma davvero?». L’uomo con la felpa Carhartt gonfiò il petto, ma la sua voce era esitante. Non riusciva a capire quanto Arnie fosse fuori di testa, e quella mancanza di sicurezza lo faceva risultare debole

    Arnie sentì l’odore del sangue, come uno squalo. L’omone era un rammollito.

    “L’attenzione di Panowich è tutta nel cuore dei suoi eroi e dell’America profonda. È il vecchio West, anzi il vecchio Sud, da afferrare per un lembo prima che tramonti”. IDA BOZZI, LA LETTURA ­ CORRIERE DELLA SERA

    Brian Panowich

Brian Panowich Hard Cash Valley

Traduttore : Matteo Camporesi
Numero Pagine : 384
ISBN : 978-88-94938-95-1
In libreria da : 25-02-2021

Il passato del detective Dane Kirby è popolato di fantasmi: ha perso moglie e figlia in un incidente che non riesce a perdonarsi, e a distanza di anni fatica a rimettersi in sesto. Quando l’Fbi inizia a indagare sulla morte di Arnie Blackwell, un criminale con il vizio del gioco bru­talmente assassinato in Florida, Dane viene chiamato ad affiancare l’agente Roselita Velasquez, che non sembra gra­dire l’intrusione del nuovo collega. Ep­pure Dane è l’uomo chiave per il caso: tutti gli indizi portano a un grande com­battimento di galli organizzato a Hard Cash Valley, in Georgia del Nord, e solo lui, con l’aiuto degli amici di sempre, sa aggirare le tacite norme che regola­no i territori di Bull Mountain. Quando al delitto si aggiunge la scomparsa di William, il fratellino di Arnie, affetto dalla sindrome di Asperger, Dane e Roselita iniziano un’impietosa caccia all’uomo, tra agenti corrotti e killer senza scrupoli.

Dopo Bull Mountain e Come leoni, Brian Panowich torna con un romanzo costrui­to come un’incalzante corsa contro il tempo; e ci consegna un nuovo prota­gonista memorabile, disposto ad affron­tare i suoi demoni in nome dell’amore e di una giustizia non dettata dalle leggi, ma da un più potente ideale di umanità e fiducia.

Questo libro è per chi ha inciso le sue iniziali sul legno di una panchina, per chi ha trovato in un sonetto il coraggio che credeva perduto, per chi ha inventato una stretta di mano speciale per comunicare in silenzio, e per chi ha capito che a volte essere forti non significa saper sostenere un peso, ma decidere di posarlo a terra e rimettersi in viaggio.



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