I cieli di Philadelphia

  • Sui binari di Gurney Street c’è un cadavere. Donna, età imprecisata, probabile overdose, dice il centralino.
    Io penso: Kacey. È un tic, un riflesso condizionato, qualcosa di tagliente e inconscio che vive dentro di me e spedisce lo stesso messaggio alla stessa area primordiale del mio cervello ogni volta che viene segnalato un cadavere di sesso femminile. Poi arriva, arrancando, la parte di me più razionale, letargica, ottusa, un soldato zelante e tonto che mi snocciola probabilità e statistiche: l’anno scorso a Kensington ci sono stati novecento morti per overdose

    E nessuno di loro era Kacey. E poi, mi rimprovera la sentinella, direi che ti sei dimenticata l’importanza di mantenere un atteggiamento professionale. Raddrizza le spalle. Accenna un sorriso. Tieni la faccia rilassata, le sopracciglia a riposo, il mento sollevato. Fai il tuo lavoro.
    Ho chiesto a Lafferty di rispondere alle chiamate per fare pratica. Forza, gli dico con un cenno, lui si schiarisce la gola e si asciuga la bocca. È nervoso. «2613» dice.
    Il numero della nostra autopattuglia

    Bene.
    Il centralino continua. La telefonata è anonima. Proviene da una cabina, una delle molte che ancora ancheggiano Kensington Avenue e, a quanto ne so, l’unica ancora funzionante.
    La erty mi guarda. Lo guardo anch’io e gli segnalo a gesti: Dettagli. Chiedi altri dettagli.
    «Ricevuto» dice Lafferty nella sua radio. «Passo». Male. Uso la mia e parlo in tono molto chiaro. «Altro da sapere sul luogo del ritrovamento?».
    Quando chiudo la chiamata do a Lafferty qualche dritta e gli ricordo che non deve aver paura di parlare chiaramente con il centralino

    Molti agenti appena arruolati hanno l’abitudine di esprimersi in una maniera maschia e un po’ artefatta, che di solito hanno imparato dai film o dalla televisione; e gli ricordo che deve farsi dare più particolari possibili.
    Ma prima che nisca di spiegare, Lafferty ripete: «Ricevuto». Lo guardo. «Ottimo. Mi fa piacere».
    Lo conosco solo da un’ora, ma mi sto facendo un’idea. Gli piace parlare (di lui già so più di quanto lui saprà mai di me) ed è uno che si atteggia

    Che vorrebbe ma non può. In altre parole, un bugiardo. È talmente terrorizzato che gli diano del povero, del debole o dello stupido che non è nemmeno capace di ammettere i propri difetti. Io invece so benissimo di essere povera. E lo sono ancora di più da quando gli assegni di Simon hanno smesso di arrivare. Sono debole? Forse, in un certo senso: testarda, magari, cocciuta, riluttante a farmi aiutare anche quando ne avrei bisogno. Ho anche paura del dolore sico: sicuramente non sono una che si prende una pallottola per un amico e nemmeno una che si butta nel traffico all’inseguimento di un criminale in fuga

    Povera, sì. Debole, anche. Stupida, no. Non sono stupida.

    "La verità avrebbe cambiato le circostanze della mia vita. Le bugie erano statiche"

    Liz Moore

Liz Moore I cieli di Philadelphia

Traduttore : Ada Arduini
Numero Pagine : 464
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-94938-65-4
In libreria da : 21-05-2020

Michaela Fitzpatrick è un’agente di polizia. Vive da sola e tra mille dif coltà si prende cura del figlio Thomas, un bambino dolce e intelligente. Pattuglia le strade di Kensington, il quartiere di Philadelphia dove è cresciuta e dove l’eroina segna il destino di molti, perché vuole tenere d’occhio l’amata sorella Kacey, che vive per strada e si prostituisce per una dose. Un giorno, Kacey scompare da Kensington, proprio nel momento in cui qualcuno comincia a uccidere le prostitute del quartiere. Michaela teme che sua sorella possa essere la prossima vittima e con l’aiuto del suo ex partner, Truman, inizierà a cercarla con era ostinazione, mettendo in pericolo le persone più care, e rivelando una verità che lei stessa prova a negare con tutte le sue forze.

Tra detective story e saga familiare, Liz Moore costruisce un romanzo in cui passato e presente si intrecciano e si illuminano componendo il ritratto di una donna vulnerabile e coraggiosa, tormentata da scelte sbagliate e fedele al suo senso di giustizia, e racconta un quartiere ai margini del sogno americano, ma cuore pulsante di un’umanità genuina e desiderosa di riscatto.

 

Questo libro è per chi ha un posto segreto dove conservare i ricordi più cari, per chi ha visto cadere la neve sul palco dello Schiaccianoci, per chi da piccolo storpiava irrimediabilmente ogni parola, e per chi ha trovato il coraggio di affrontare i propri errori in nome della verità, per aprire gli occhi sul mondo come fosse la prima volta.



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