Il blu delle rose

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    Imparerai a sopportare le stagioni e poi ad apprezzarle

    L’estate viaggiava lenta e la popolazione imprecava contro l’umidità e le zanzare. Allo stato delle cose, nel radioso futuro che, dopo tanta attesa, era finalmente arrivato, il genere umano non aveva trovato altra soluzione che rintanarsi dentro edifici frigorifero, nell’illusione di una fresca e costante primavera. Chi non poteva permetterselo – un certo numero di poveri si ostinava a esistere – sopportava

    E imprecava.
    Il G-taxi con Elisabetta Russo a bordo aveva avuto il via libera per l’accesso ai sotterranei del grattacielo Assex. Scese due piani e fu come entrare in una cripta. Una volta al fresco del parcheggio, lei avvicinò il suo dispositivo – un anello con un minuscolo diamante, la moda dei chip sottopelle era ormai superata – al sensore alle spalle del conducente elettronico, una figura antropomorfa che avrebbe dovuto offrire un maggior senso di sicurezza agli utenti ma che in definitiva era solo un pupazzo

    Sentì risuonare il doppio bip che confermava l’esito positivo della transazione. Scese dall’auto. Nonostante tutti gli accorgimenti, il passaggio dall’abitacolo del taxi agli ambienti congelati del grattacielo causava comunque un piccolo trauma: la differenza di temperatura (i ventitré gradi del taxi non erano gli stessi ventitré gradi del parcheggio) ma soprattutto la composizione dell’aria generavano un lieve sbandamento, una vertigine. Questione di pochi secondi. Quando la vettura ripartì, silenziosissima, Elisabetta si era già acclimatata

    Si avviò agli ascensori, lamentandosi tra sé di tutto quel bianco spalmato ovunque: sembrava di stare dentro una teiera di ceramica. I suoi tacchi alti risuonarono nel parcheg- gio deserto, la solitudine le fu di conforto.
    La spinta dell’ascensore verso l’alto le provocò un’altra lieve vertigine mentre percorreva diciotto piani in meno di sette se- condi. Si guardò allo specchio. Il vestito bianco che aveva scelto per il convegno non le piaceva, avrebbe preferito qualcosa di più colorato, tuttavia si trovò carina: gli occhi verdi, i capelli castani, magra ma non troppo, le gambe lunghe

    No, non si dispiaceva.
    Dall’ascensore, entrò direttamente nella reception della Meta, l’azienda di ricerca genetica con la quale Elisabetta collaborava come consulente esterna. Erano diversi mesi che non metteva piede lì, dovevano aver cambiato qualcosa, si guardò intorno disorientata.
    «Benvenuta. Sono felice di incontrarla di persona, finalmente, dopo tanti messaggi. Venga, da questa parte» le disse una voce alle sue spalle.
    Roberto Sensi, responsabile della comunicazione della Meta, era un uomo sui quarant’anni

    Vestiva di bianco, ma sul taschino della camicia il logo blu a forma di minuscolo cuore attirava lo sguardo. Elisabetta si lasciò condurre.
    «Grazie, sono felice di essere qui» rispose lei, cercando di convincersi che fosse la verità.
    L’ufficio di Sensi, inzuppato anch’esso nel bianco come un biscotto in un bicchiere di latte, aveva però qualche leggera personalizzazione. Dietro la scrivania c’era persino la copia di un quadro di Salvador Dalí: una ragazza di spalle appoggiata al davanzale di una finestra, in una cornice digitale che probabilmente nel giro di qualche minuto avrebbe cambiato l’immagine

    Elisabetta apprezzò.
    «Gli altri sono già arrivati?».
    «Solo alcuni, il convegno comincia tra un’ora e siamo tutti in fibrillazione. Grazie della puntualità». «Si figuri, è più merito del G-taxi...».
    «Ecco, questo è il Foglio Digitale con il riepilogo di tutte le informazioni necessarie che avevamo concordato: tempi, ordine e temi di ogni intervento e qualche piccolo suggerimento al suo discorso, solo spunti di riflessione. Spero non le dispiaccia e che non la prenda come un’ingerenza»

    Elisabetta l’aveva presa così, in e etti: erano venticinque anni che teneva conferenze su quell’argomento, era tra le massime conoscitrici della materia, e nessuno poteva permettersi di darle suggerimenti o consigli. Però il tono di Sensi le sembrò sincero e cercò di essere comprensiva.
    «Non si preoccupi, leggerò volentieri tutto il materiale».
    «Grazie per la disponibilità. Mi permette di offrirle qualcosa di caldo? Un tè, un caffè?».
    Lei trovava ancora bizzarra l’abitudine di offrire bevande calde per contrastare la rigidità delle temperature interne

    Fuori c’erano quaranta gradi. Chiese un Martini ghiacciato, concedendosi il piccolo piacere di prendere l’uomo in contropiede. Gli alcolici non erano proibiti, ma era costume acquisito evitarli in orario lavorativo. Probabilmente Elisabetta era la prima a farne richiesta in quegli uffici. Ad ogni modo Sensi dettò l’ordine al suo dispositivo e dopo meno di tre minuti Elisabetta stava già sorseggiando il suo Martini, seduta in una scomoda poltrona bianca, davanti a una finestra da cui si vedeva la città



    “Tutti quelli che scelgono sbagliano, perché ogni scelta è un’esclusione e l’umanità vorrebbe il tutto dentro di sé”.

    Tony Laudadio

Tony Laudadio Il blu delle rose

Numero Pagine : 240
Prezzo : 17 €
ISBN : 978-88-94938-82-1
In libreria da : 27-08-2020

In un mondo non troppo diverso dal nostro, dominato dalla tecnologia e da un clima imprevedibile, la scienza ha finalmente stabilito che criminali si nasce: il gene C, responsabile della vio­lenza nei comportamenti, è stato indivi­duato e grazie al controllo delle nascite imposto dalla legge la società è ormai pacificata. La scienziata Elisabetta Russo, che ha contribuito alla rivolu­zionaria scoperta, non nutre dubbi sulle pratiche di selezione genetica del governo, nonostante le proteste degli oppositori. A venticinque anni dall’en­trata in vigore della legge Genesi, però, una serie di eventi drammatici scuote le sue certezze mettendo in pericolo la sua stessa vita. Ed è soltanto grazie alla premura di Nghele e all’amore del gio­vane Lionel che Elisabetta trova il co­raggio di ribellarsi alle regole e ai limiti che lei stessa si è imposta.

Dopo Preludio a un bacio,Tony Lauda­dio torna con una favola distopica che, immaginando un futuro vicino nel tempo, si interroga sul nostro presente in cerca della perfezione a ogni costo. E ci insegna che le scelte di libertà e amore sono le uniche capaci di vincere la paura e segnare la strada che porta alla felicità.

Per chi sogna un futuro in cui le auto si guidano da sole, per chi ha riletto una poesia di Montale di cui ricordava solo pochi versi, per chi ascolta il tintinnio di un acchiappasogni in veranda, e per il mistero della rosa blu, che obbedisce all’artificio della bellezza, ma conserva in sé la ribellione della natura.



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