Il country club

  • Capitolo Primo

    Lunedì 17 gennaio
    In archivio la roba te la devi cercare da solo, il che non aiuta, visto che i nostri reporter hanno seri problemi con i macchinari e non c’è nessuno che gli spieghi per la terza volta come caricare un microfilm. Guardare uno come Ray Long che prova ad avviare il lettore, mi ha fatto notare una volta Jackson, è un po’ come osservare una scimmia che cerca di scoparsi una palla da football.
    Naturalmente i documenti dell’agosto 1983 non erano tra luglio e settembre, ma subito prima di aprile, come se qualcuno avesse pensato che i mesi andassero sistemati in ordine alfabetico

    Però alla fine sono riuscito a trovare un’immagine di Richard Slade all’epoca del suo arresto.
    Dimostrava meno dei suoi diciassette anni, un particolare che avevo dimenticato, come del resto molti altri dettagli di quella storia.
    Sarebbe stato condannato solo nel maggio dell’anno successivo, e da quel momento in poi non avrebbe più visto il cielo aperto. Fino a oggi.
    È istruttivo osservare cosa possano fare tutti quegli anni di prigione a un essere umano.
    Il Richard Slade che oggi aspetta che un uomo bianco ribalti la sentenza emessa da un altro uomo bianco nel 1984 è una persona nuova, e probabilmente non in senso buono

    Ora porta gli occhiali e cammina con un’andatura zoppicante che avrà acquisito a Red Onion o a Greensville, e che lo fa sembrare un anziano con l’artrite. Oltre ai ventisette anni e rotti che ha perso, è invecchiato di altri dieci. Ma la cosa che più salta agli occhi è il suo aspetto abbattuto. Il Richard Slade del 1983, dai miei ricordi e da ciò che ho letto, amava chiacchierare, era sveglio e anche un po’ saccente. Se fosse nato qualche tempo prima, per molti sarebbe stato un ragazzetto nero che non sapeva stare al suo posto

    Questo, ne sono certo, non gli aveva conquistato le simpatie del giudice Cain, che si appuntava sulla giacca una spilletta con la bandiera confederata ogni volta che andava a bere un bourbon al Commonwealth Club.
    Il Richard Slade del 2011, invece, sembra avere i nervi a fior di pelle come un gatto in una stanza piena di sedie a dondolo. Sembra si sforzi di mostrarsi umile, forse perché teme che tenendo un qualsiasi altro atteggiamento si risveglierebbe magicamente nella sua cella, convinto di aver fatto solo un bellissimo sogno

    Ogni volta che il giudice batte il martelletto lo vedo sobbalzare. Vorrei dirgli di rilassarsi, che ormai la Corte d’appello ha stabilito la sua innocenza. Richard è stato prosciolto a tutti gli effetti. E a meno che non spari a qualcuno in quest’aula scalcinata, una volta uscito di qui sarà un uomo libero.
    Il giudice si scusa per l’errore dello stato. A me non sembra così contrito, ma pronuncia comunque le parole magiche: «Può tornare in libertà».
    Una signora seduta alle spalle di Slade si allunga per accarezzarlo

    A differenza degli altri membri di quella che parrebbe la sua famiglia, non piange né urla di gioia. Nel trambusto il giudice batte di nuovo il martelletto e ordina di sgombrare l’aula, come se non vedessero già tutti l’ora di andarsene prima che cambi idea. Ma la donna si limita a chiudere gli occhi e appoggia la fronte sulla schiena del figlio.
    Anche per Philomena, la madre di Slade, sembra siano passati più di ventisette anni.
    Una volta fuori dal vecchio edificio, i festeggiamenti entrano in una nuova fase

    Philomena si regge al braccio destro del figlio mentre altre persone, forse cugini, lo tirano per la manica abbracciandolo e salutandolo a turno. Hanno tutti una corporatura notevole, e a un certo punto temo che alcune delle donne più in carne finiscano per soffocarlo. A parte l’andatura, Slade ha il fisico asciutto dei detenuti, senza un grammo di grasso.
    La direzione è stata così gentile da consentirgli di mettere il completo che di certo gli avrà comprato Philomena. Credo sia la prima volta che indossa abiti civili in età adulta

    Alla sua sinistra c’è il suo avvocato. Marcus Green, con il solito abito da cinquecento dollari e la caratteristica espressione corrucciata. A guardarli, si direbbe che sia Green quello che ha ingiustamente passato ventisette anni in galera.
    Accanto a Green c’è l’avvocato ebreo di Boston che ha estratto il nome di Slade da una lunga lista di detenuti potenzialmente innocenti e ha sposato la sua causa ormai quattro anni fa. Ci è voluto così tanto per arrivare a questo momento, e mi chiedo come mai, per far tornare Slade in libertà, sia dovuto scendere dal nord questo tizio gracilino e miope con il suo strano accento

    «Magari aiuterò qualcuno a scoprire la verità, nascosta come un diamante tra i pezzi di vetro».

    Howard Owen

Howard Owen Il country club

Traduttore : Chiara Baffa
Numero Pagine : 272
Prezzo : 18 €
ISBN : 979-12-80284-12-9
In libreria da : 01-07-2021

Willie Black ricorda bene il processo di Richard Slade, un ragazzo nero che a diciannove anni fu condannato ingiustamente per lo stupro di Alicia Simpson, bianca e di buona famiglia, avvenuto nel country club più esclusivo di Richmond. Dopo quasi trent’anni di carcere l’uomo viene scagionato, e qualche giorno dopo Alicia viene uccisa per strada con tre colpi di pistola. Naturalmente gli occhi della polizia e dei media si posano su Richard, che non ha un buon alibi, ma Willie non è convinto. Così, mentre tenta di indossare i panni del padre responsabile per la figlia Andi, improvvisamente bisognosa delle sue cure, comincia a indagare, scoprendo che i Simpson nascondono torbidi segreti, e che il suo legame con Richard è molto più stretto di quanto immaginava.

Dopo Oregon Hill, torna l’indimenticabile giornalista Willie Black, alle prese con un caso segnato da razzismo e lotta di classe, che da sempre alzano mura invisibili ma palpabili nella città di Richmond. E spinto soltanto dal desiderio di giustizia che orienta ogni sua scelta, saprà aprire una breccia di speranza nel cuore della provincia americana.

Questo libro è per chi ha un bar di fiducia dove sentirsi sempre a casa, per chi è rimasto affascinato dall’estrema libertà di Thelma e Louise, per chi ha un nascondiglio segreto e inaccessibile dove riporre i tesori più preziosi, e per chi davanti agli amici più cari ha giurato solennemente di voler fare sempre la cosa giusta, anche a costo di correre dei rischi.



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