Il movimento delle foglie

  • Si chiamavano Pierre Hunter e Rebecca Lee e avevano diciassette anni, e lui era passato a trovare lei in ospedale, perché si era presa la polmonite dopo aver partecipato a una corsa campestre in un weekend di pioggia.
    Rebecca era a letto, con le mani pallide e magre aggrappate alle sponde, e diceva che se la stanza non era al buio lei non riusciva a dormire.
    «Qui non è mai buio» disse. «Entra luce tutta la notte».
    «Magari si possono chiudere le tende».
    «Le chiudo

    Ma la luce entra lo stesso».
    Pierre si avvicinò alla finestra e guardò fuori. Il parcheggio era illuminato da un reticolo di lampioni, uno dei quali si trovava proprio davanti alla finestra. E proiettava una luce bianca con il centro azzurro. «Ti capisco» disse. «Sembra quasi una fiamma ossidrica».
    «Dovresti vedere più tardi, quando nella stanza spengono le luci» disse lei. «Anche adesso dà fastidio, ma è niente al confronto. E fa anche un ronzio antipatico».
    «Davvero? Quello non lo sento»

    Lei si passò una mano tra i capelli, corti e castani, con mèches rosse e ciocche appuntite simili a basette.
    «Be’» disse «adesso non lo sta facendo».
    «Ne hai parlato con qualcuno?».
    «Mi hanno dato questa».
    Aprì un cassetto del comodino e gli lanciò una mascherina nera munita di elastico.
    «Da mettere sugli occhi» disse lei. «Ti rendi conto? Come si fa a dormire con quella roba sulla faccia?».
    «Probabilmente qualcuno ci riesce» disse Pierre

    «Io no».
    «Altrimenti non le farebbero».
    «Tu digli di spegnerla, okay?».
    Quando fu ora di andare, Pierre cercò l’infermiera responsabile del reparto. Questa annuì con una specie di tremito nervoso, guardando in lontananza, come se avesse già rifiutato la richiesta.
    «Rebecca prende sedativi molto forti» disse la donna. «Non sempre ha ben chiaro quel che succede. Dorme. Non devi preoccuparti».
    «Ci sarebbe quella luce».
    «Ah, sì. La luce di cui parla»

    «Be’, insomma, quella luce c’è».
    «Certo che c’è».
    «E fa rumore».
    «Ci sono tante luci» disse l’infermiera. «Questo è un ospedale. È normale che ci siano delle luci e dei rumori. Sarebbe davvero un ospedale molto tetro se spegnessimo le luci solo per questa ragione».
    Continuarono a parlare o a discutere ancora un po’. A Pierre pareva che l’infermiera fosse una di quelle persone per cui ogni richiesta altrui è impossibile, anche se non lo è veramente o lei non ne ha idea

    La sera successiva, però, tre luci nel parcheggio si spensero, inclusa quella davanti alla finestra di Rebecca.

    Mandato a controllare, un elettricista dell’ospedale trovò che era saltato un interruttore in una cassetta chiusa a chiave su una rampa dietro i bidoni.
    Era un fatto strano, ma ogni tanto capitava. L’elettricista attivò l’interruttore e le luci si accesero. Non ci pensò più fino alla sera successiva, quando gli stessi tre lampioni si spensero di nuovo, e lui tornò a riaccenderli

    La terza sera si preparò un thermos di caffè e si mise in attesa nel parcheggio a bordo del suo furgone. Intorno alle dieci vide un tizio in felpa con cappuccio uscire dall’ospedale, risalire la rampa, aprire la cassetta dell’interruttore e spegnere le luci.
    L’elettricista tappò il thermos e scese dal furgone. Astutamente evitò di gridare o di fare rumore e riuscì a raggiungere l’alta figura incappucciata quasi senza doverla inseguire. Quasi, però. Un inseguimento ci fu, infatti, e l’elettricista non era proprio uno sprinter, e chi spegneva le luci sarebbe riuscito a filarsela se non avesse commesso l’errore di deviare all’interno dei giardini dell’ospedale, che erano recintati e senza altre uscite

    Lì l’elettricista lo raggiunse, gli tolse il cappuccio dalla testa e vide che era solo un ragazzo.
    «Non scappare» disse. «Come ti chiami?».
    «Pierre Hunter» disse Pierre. «La mia ragazza è ricoverata al secondo piano. Non riesce a dormire per colpa delle luci».
    «Sta’ a sentire» disse l’elettricista. «Manomettere gli impianti elettrici di un ospedale non è solo contro la legge, ma anche pericoloso. Potresti mettere fuori uso dei macchinari salvavita. Ci avevi pensato?»

    «Come se la corrente di quei macchinari passasse per il parcheggio...» disse Pierre.
    «Ah, sei un esperto di impianti elettrici, allora!».
    «C’è lo schema dietro lo sportello».
    «Ebbene sì» disse l’elettricista. «L’ho disegnato io. Ma di’ un po’: come hai fatto ad aprire la cassetta?».
    «La combinazione era sul retro» disse Pierre.
    Tornarono all’interruttore, e l’elettricista vide che era vero.
    «Un po’ controproducente» disse

    Riattivò il circuito, ma mentre due lampioni si riaccesero come previsto, il terzo emise un bagliore e si fulminò.
    «È quello?» domandò l’elettricista.
    «Credo di sì».
    «Mi sa che stanotte dormirà bene».
    L’iniziativa di Pierre avrebbe potuto essere interpretata come un tentativo inopportuno di aggirare una burocrazia insensibile, e in ospedale ne erano consapevoli. Rebecca Lee non era l’unica paziente che si era lamentata delle luci e del rumore che facevano


    Quindi, invece di rivolgersi alla polizia, il responsabile della sicurezza si limitò a invitare Pierre a stare alla larga dall’ospedale. E anche dal parcheggio.

    “Un romanzo onirico, scritto da uno dei più raffinati e immaginifici autori americani”. YIYUN LI

    Tom Drury

Tom Drury Il movimento delle foglie

Traduttore : Gianni Pannofino
Numero Pagine : 192
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-94938-31-9
In libreria da : 12-09-2019

Pierre Hunter è un giovane uomo dall’ottimismo sconfinato e dal talento per i guai. Dopo il college e la morte dei genitori, torna a vivere nell’aspra regione del Midwest denominata Driftless Area, dove lavora come barista. Un giorno d’inverno, per dimenticare le conseguenze di un Capodanno trascorso a bere e a fare trucchi di magia con le monete, Pierre esce a pattinare sul lago. In un terribile istante, il ghiaccio si rompe sotto i suoi piedi e lui precipita in acqua, e solo l’intervento provvidenziale della misteriosa e solitaria Stella Rosmarin riesce a salvarlo. Pierre si innamora di lei, e il destino, insieme a quell’amore, gli porta anche un’ingombrante refurtiva che lo metterà in estremo pericolo.
Mentre gli eventi precipitano, Pierre deve fare i conti con nemici pronti a tutto e con il segreto che si cela dietro l’identità di Stella.
Dopo la Trilogia di Grouse County, Tom Drury spalanca di nuovo le porte del suo Midwest e ci guida in una favola noir surreale e profonda, popolata di eroi in balìa di un destino forse già scritto ma comunque imprevedibile, a cui possono soltanto abbandonarsi come foglie mosse dal vento.

Questo libro è per chi si è imbucato a una festa almeno una volta nella vita, per chi ricorda le trame dei film ma dimentica i titoli, per chi ha colpito il bersaglio con un lancio insospettabilmente perfetto, e per i ghiacciai della Driftless Area, che hanno alzato la loro fronte azzurra e guardandosi intorno si sono separati con l’accordo di ritrovarsi più a sud.

La letteratura per Tom Drury

In occasione dell’uscita de “Il movimento delle foglie”, proponiamo una dialogo tra Tom Drury e Fabio Zucchella sulla letteratura e le opere dell’autore della trilogia di Gruse County, un incontro avvenuto durante il recente Chiasso Letteratura
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