Il riflesso del passato

  • Jonah rimase morto per breve tempo prima che i soccorritori lo riportassero in vita. Non ne parla mai, ma a volte gli torna in mente, e si ritrova a pensare che forse è quello l’evento centrale del resto della sua esistenza, forse è quello che ha messo in moto il suo futuro. Pensa al grosso orologio a cucù nel soggiorno del nonno, al tonfo sordo dei pesi e all’accordo dissonante delle molle quando la piccola porta si apriva e l’uccellino schizzava fuori; pensa al proprio cuore, che era fermo quando i soccorritori lo avevano raggiunto, e poi all’improvviso aveva ripreso a battere, nessuno sapeva il perché, aveva ricominciato e basta, proprio quando stavano per dichiararlo morto

    Questo accadde alla fine di marzo del 1977, nel South Dakota, pochi giorni dopo il suo sesto compleanno.
    Se la sua memoria fosse un film, la telecamera partirebbe da una ripresa aerea. In un film, pensa Jonah, comparirebbero la casetta del nonno vista dall’alto, lo scuolabus giallo che si ferma all’imbocco del lungo vialetto di ghiaia. Quel giorno Jonah era andato a scuola. Aveva imparato alcune cose, forse tante, e poi era tornato a casa con il bus. Nello zaino di tela aveva dei quaderni: esercizi di scrittura, addizioni e sottrazioni in colonna che l’insegnante aveva corretto a penna rossa in una grafia nitida, e l’immagine di un uovo di Pasqua che lui aveva colorato per la madre

    Era seduto su un sedile in finta pelle nelle prime file e non si era nemmeno accorto che lo scuolabus si era fermato perché era assorto nella profonda contemplazione di un buco che qualcuno aveva tagliato nella poltroncina con un coltellino svizzero; guardava dentro, nelle viscere dell’imbottitura, fatta di molle metalliche e paglia bianca e rigida.
    Fuori era una giornata abbastanza soleggiata, e la neve si era sciolta quasi del tutto. I gas di scarico della marmitta uttuavano verso le quattro frecce, e la conducente silenziosa gli aprì le porte

    A Jonah gli altri bambini sul bus non erano simpatici, e sentiva che neanche lui era simpatico a loro. Avvertiva i loro occhi fissarlo mentre scendeva i gradini e posava i piedi sul terrapieno molle e fangoso.
    Ma nel film questo non si vedrebbe. Si vedrebbe solo lui mentre scende dallo scuolabus, un bambino che corre trascinando lo zaino sulla ghiaia umida, che indossa un berretto di lana rosso e una giacca a vento azzurra e lisa; le pietruzze che stridono sotto le suole degli scarponcini, un rumore ritmico e piacevole prodotto da lui

    Lo spettatore guarderebbe tutto questo dall’alto, con una visuale a volo d’uccello: il lungo vialetto di ghiaia che conduce dalla cassetta della posta alla casa, le erbacce sulle rive dei fossati, i pali del telefono, le recinzioni di filo spinato, i binari della ferrovia. L’orizzonte, la vasta pianura di polvere e vento.

    “È un po’ pericoloso essere amati così tanto da qualcuno. È difficile riprendersi da una cosa del genere”.

    Dan Chaon

Dan Chaon Il riflesso del passato

Traduttore : Silvia Castoldi
Numero Pagine : 400
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-94938-85-2
In libreria da : 22-10-2020

Jonah ha sei anni quando il cane di famiglia lo aggredisce, lasciandolo sfigurato. L’incidente lo segna per sempre e lo allontana dalla madre Nora, perseguitata dal ricordo di un figlio dato in adozione. Rimasto solo e ormai adulto, Jonah abbandona la casa d’infanzia e si mette in cerca del fratello, sperando di ricomporre i pezzi della sua vita e sentirsi finalmente parte di una famiglia. Troy, invece, sta perdendo ogni affetto. È in libertà vigilata, la moglie lo ha lasciato e la suocera gli impedisce di vedere il figlio, Loomis. Per caso conosce Jonah che lavora nel suo stesso locale: all’inizio diffida di lui, ma qualcosa nei suoi modi, allo stesso tempo sfuggenti e supplichevoli, lo attira. Finché un giorno il piccolo Loomis scompare, mettendo in moto una catena di eventi che rischia di trasformarsi in tragedia.

Dopo La volontà del male, Dan Chaon torna con un thriller in cui le vite dei personaggi si intrecciano e si svelano a poco a poco, in un intarsio di passato e presente che assume contorni sempre più oscuri e inquietanti. E mette a nudo fragilità, paure e sogni dell’uomo contemporaneo, raccontando le estreme conseguenze a cui porta il bisogno d’amore.

 

Questo libro è per chi si immagina regista del film della sua vita, per chi ha osservato un dipinto così a lungo da trasformarlo in un ricordo personale, per chi ha lasciato volar via un palloncino guardandolo dileguarsi nell’aria, e per chi ha deciso di non perdere la speranza, quella piccola pulsazione che ammicca costante come la luce di un aereo nel cielo notturno.



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