La sposa del mare

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    Dove comincia un errore? Ultimamente questa domanda così semplice ha preso a sembrarmi difficile. Anzi, impossibile. Un errore ha le sue radici sia nel tempo sia nello spazio: nel modo di ragionare di una persona e nel luogo in cui si trova. L'errore si situa precisamente nel punto d'intersezione fra queste due dimensioni, che sono, in termini nautici, le sue coordinate.
    Il mio errore comincia con la barca? O addirittura col mio matrimonio? No, non credo. Deve avere le sue radici in una qualche mia innocente esperienza, che ho dimenticato di decifrare, e il cui mistero mi ha silenziosamente dominato

    Per esempio, ricordo me stessa a dodici anni, in piedi accanto al blu accecante della piscina di un motel della catena Howard Johnson, che guardo di là da una tenda socchiusa un lui e una lei che si spogliano a vicenda, mentre mio padre è nella hall a discutere del conto. Avrei dovuto guardare altrove? L'errore di valutazione forse si verificò ancora prima, quando all'asilo, seduta su una stuoia, nella chiara luce del sole, mi protesi verso il bambino seduto accanto a me, accettando il suo bisbiglio insistente? Sento ancora la rugiada del suo respiro nell'orecchio

    E adesso sono seduta in un armadio a muro.
L'armadio a muro di Michael.
Mi spiego meglio.
Mi ci sono trasferita un paio di giorni fa. Ero alla ricerca di qualcosa di Michael, e ho scoperto che il pavimento di moquette è molto morbido e che dalle ante a persiana, che si aprono a so etto, la luce del sole filtra meravigliosamente. Mi sento tranquilla qui dentro.
    Nascondersi negli armadi è un vizio dei bambini, lo so. Quando ero piccola mi nascondevo sempre nell'armadio di mia madre

    Conteneva eleganti capi in seta e lana che lei non indossava mai. Amavo avvicinare al mio corpo quei tessuti, o infilarmi le scarpe con i tacchi alti, come se salissi su una pedana, facendo le prove del mio futuro. E non ho me ne vergognai mai.
    Di sicuro esiste un qualche collegamento fra l'avere cercato rifugio nell'armadio di mia madre tanto tempo fa, e il nascondermi ora in quello di Michael, tuttavia questa intuizione non mi è a atto d'aiuto.
    A volte la vita ti scrive semplicemente minuscole, terribili poesie

    Non sono sicura di riuscire a sopravvivere a questa giornata. Cioè, non sono sicura di volerlo.
Uscire, andare fuori, esige preparazione e autocontrollo.
    Se dovessi uscire, se dovessi ricominciare ad andare in giro e a vedere gente e a fare la spesa e così via, qualcuno inevitabilmente mi chiederebbe: Vorresti non essere mai partita? Aspettandosi che io risponda: Sì, il nostro viaggio è stato un errore.
    Forse sperando che risponda così.
    Tuttavia, dire sì alla barca è stato il mio più chiaro atto di lealtà verso mio marito

    Non posso permettermi di pentirmene.
Se lo facessi, mi resterebbero solo le mie numerose slealtà.

    17 gennaio, ore 10.15. DIARIO DI BORDO DELLO YACHT JULIET. Da El Porvenir, direzione Cayos Limones. 09° 33.5' N 078° 56.98' O. Vento NO 10 nodi. Onde 60-120 cm. NOTE E OSSERVAZIONI: Siamo a 102 miglia nautiche ENE da Panama City, prendendo i venti dominanti nel territorio autonomo delle Isole di San Blas. La costa è ancora visibile alle nostre spalle, ma davanti a noi c'è soltanto acqua

    Nient'altro che acqua. È in questo momento che mi rendo conto che l'oceano è uno solo. Una grande madre oceano. Sì, ci sono le baie e i mari e gli stretti. Ma queste sono soltanto parole. Suddivisioni artificiali. Appena sei qui fuori, vedi un'unica e ininterrotta landa acquatica.
    Non si può avere una sensazione del genere sulla terraferma. (Almeno, non nel nostro paese).
Che sensazione incredibile! I marinai non sono riusciti a descriverla per generazioni, quindi che possibilità ho di riuscirci io? Io, Michael Partlow

    Il Michael Partlow che non saprebbe dire neanche il titolo di una sola poesia. Ma si può chiedere a mia moglie, lei ha la testa piena di poesie.

    La prima volta che l'ho visto, ho pensato: Non sposerò mai un tipo così. Troppo pignolo. Troppo convenzionale. Nessun senso dell'umorismo! Ma mi sbagliavo. Il matrimonio e i bambini e la routine hanno reso Michael mostruosamente divertente. E più passava il tempo, più lui diventava spiritoso, mentre io, che ero stata quella spiritosa, lo diventavo sempre meno

    Quando vivevamo in barca, c'era questa canottiera da allenamento a cui Michael era superstiziosamente attaccato. Il ricordo della canottiera mi fa scoppiare a ridere. Quando navighi nei climi caldi, cominci a vestirti il meno possibile. E i bambini a bordo si conciano come dei malati di mente: gonnellini hawaiani e abiti da flamenco con gli stivaloni di gomma, visiere per saldatori e collane di conchiglie: souvenir dei luoghi in cui sono stati. Ignoro da dove arrivasse la canottiera di Michael

    Da Panama? Era bianca, con un giromanica smisurato. Quando era sulla terraferma, raggiante, con la faccia da ragazzino e i capelli non lavati, sembrava l'allievo di una scuola privata che si era perduto durante un'escursione una ventina di anni prima.

    L'equipaggio della nostra imbarcazione è in forma e di buonumore. Il nostromo Sybil Partlow (anni sette) è nel pozzetto, seduta in grembo al primo uf ciale, Juliet Partlow. Il mozzo George "Pasticcio" Partlow (anni due e mezzo) sta facendo del suo meglio per restare in piedi nel piccolo moto ondoso

    È senza mutande e aspetta che il primo ufficiale gli dia il permesso di fare pipì fuoribordo. Il suo vocabolario, benché sviluppato con un leggero ritardo, è totalmente nautico. Va barca, va pesce. Abbiamo appena ricevuto la visita di una grossissima tartaruga marina! È emersa a babordo, la testa sembrava un periscopio. Sybil dice che è una spia. Ogni volta che Sybil dice qualcosa di carino, mi chiede di annotarlo. Quella tartaruga è una spia, scrivilo sul tuo libro, papà.
    Prego? faccio io

    Dici a me? Come mi devi chiamare quando siamo in viaggio, nostromo?
    Ride. Okay, scrivilo sul tuo libro, capitano.

    “Un romanzo acuto e appassionante, da leggere tutto d’un fiato”. LAUREN GROFF

    Amity Gaige

Amity Gaige La sposa del mare

Traduttore : Laura Noulian
Numero Pagine : 352
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-94938-96-8
In libreria da : 25-03-2021

Chiusa nell’armadio della sua stanza, Juliet legge il diario di bordo che suo marito Michael ha scritto nell’anno trascorso in barca a vela insieme a lei e ai loro due bambini. Il viaggio è stata un’idea di Michael, che si è indebitato per acquistare la barca, e Juliet ha acconsentito, piena di dubbi. Comincia così un lungo e incalzante dialogo a due voci: Juliet ripercorre la memoria degli eventi, e Michael racconta il presente, inconsapevole e ottimista, certo che quella sia l’unica possibilità per recuperare il matrimonio, salvare Juliet dall’insoddisfazione, dare un’altra vita ai bambini. E all’inizio pare funzionare: a bordo dello yacht i vecchi problemi vengono spazzati via, la famiglia si trasforma in un perfetto equipaggio e la barca e il mare diventano la casa sempre desiderata. Ma il destino è in agguato, a strappare alibi e certezze, e a svelare il senso della vita anche a costo di perderla.

Amity Gaige parla al nostro desiderio più profondo di essere amati e di sentirci liberi, senza compromessi; e parla di famiglia e matrimonio, rivelandoci che le gabbie più anguste sono quelle nascoste nella nostra mente. La sposa del mare illumina momenti di felicità irripetibile, lampi di saggezza e conforto che indicano la strada per essere davvero noi stessi.

Questo libro è per chi vorrebbe cercare la libertà nel blu pavone del cielo caraibico, per chi ha avvolto la sua vita nei versi delle poesie di Anne Sexton, per chi cerca le coordinate di un errore su una carta nautica, e per chi è animato da un’inspiegabile felicità al pensiero di essere stato bambino, quando bastava un tuffo in acqua per diventare il mare.

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