La volontà del male

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    A un certo punto, nei primi giorni di novembre, il corpo del ragazzo scomparso scese sul fondo del fiume. A faccia in giù, urtando appena il letto fangoso, il cadavere fu probabilmente trascinato dalla corrente per diversi chilometri; l’espressione un po’ accigliata per la sorpresa, le braccia leggermente scostate dai fianchi, le gambe rigide. Le foglie delle piante acquatiche gli accarezzarono il copricapo di piume, la fronte, il viso dipinto da guerriero e le labbra; scivolarono sulla camicia in pelle di daino con le frange e la collana di denti di lupo, il perizoma e i gambali in pelle di cervo; seguirono i contorni dei piedi dentro i mocassini

    In quel periodo i pesci e gli altri animali spazzini erano quasi tutti in letargo. Il corpo sbatté contro rocce e rami, strusciò sulla ghiaia, ma rimase quasi intatto. In aprile, quando le due matricole del college videro il volto del ragazzo attraverso il sottile strato di ghiaccio tra le canne, dalla riva del vecchio laghetto dove si andava a pattinare, all’inizio scambiarono il cadavere per un manichino gettato via, o una maschera di Halloween. Stavano raccogliendo campioni d’acqua per il corso di Biologia, e in quel momento si sentivano più inclini alla scienza che alla superstizione

    Una delle due si chinò e toccò la guancia del cadavere con il gommino della matita.

    Nello stesso arco di mesi, da novembre ad aprile, Dustin Tillman aveva continuato la deriva lungo la sua personale traiettoria. Quarantun anni, psicologo, sposato e con due figli adolescenti, aveva una piccola attività professionale e in passato, come talvolta raccontava, aveva compiuto saltuarie incursioni nella psicologia forense. La sua vita, secondo lui, era un’antologia delle solite cose: andare in ufficio, tornare a casa, ascoltare la radio, controllare l’ostinato cumulo di mail e rispondere, fare la spesa al supermercato, guardare programmi tv accuratamente scelti tra quelli molto quotati, leggere libri che avevano ricevuto recensioni positive, aiutare i ragazzi con i compiti; dettagli che, ne era sempre più consapevole, costituivano le unità di misura in base alle quali suddivideva la propria esistenza

    Quando sua cugina Kate gli telefonò, verso la fine della settimana in cui era stato ritrovato il corpo, Dustin era già in preda a un’ansia potente e indefinita. Si sentiva a disagio per l’avvicinarsi del suo compleanno: una preoccupazione molto borghese e banale, se ne rendeva conto. Aveva da poco smesso di fumare, e anche quello incideva. Senza nicotina, gli sembrava di avere il cervello offuscato da un timore indistinto che gli volteggiava intorno, e il mondo stesso appariva in qualche modo più ostile, come se emanasse – non poteva fare a meno di pensare – il tenue bagliore di una volontà malvagia



    2.
    Qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere, Dustin rispose al telefono. Era sua cugina Kate, che chiamava da Los Angeles.
    «Ascolta, ho una notizia pazzesca».
    «Kate? Sei tu?». Lei e Dustin si sentivano abbastanza regolarmente, una volta ogni qualche mese; ma di solito era in occasione di un compleanno o di una festività, o poco prima delle vacanze.
    «Riguarda Russell» disse Kate.
    «Russell? Mio fratello Russell?». Dustin era seduto alla scrivania del suo ufficio al secondo piano: il suo “studio”, come gli piaceva chiamarlo

    Smise di battere al computer e lanciò un’occhiata al posacenere, ora pieno di caramelline senza zucchero, dischetti avvolti nel cellophane. «Non dirmelo. È evaso».
    «Ascoltami e basta» ripeté Kate.
    Da quando Russell, suo fratello maggiore adottivo, era finito in prigione, Dustin non gli aveva più parlato. Non gli aveva mai scritto, né a dire il vero si era mai tenuto informato sul suo conto; i pensieri che gli dedicava erano di natura quanto mai superficiale. Per esempio, guardava un film o una serie televisiva ambientati in un carcere e per un attimo si chiedeva: Chissà cosa starà facendo Russell in questo momento

    Aveva un’idea generica di cosa fosse una prigione: includeva stupri omosessuali e coltelli di fortuna ricavati da cucchiai o spazzolini. A volte immaginava i detenuti nella biblioteca del carcere, a studiare testi di diritto, o in mensa, a mangiare spezzatini disgustosi, oppure sdraiati completamente vestiti sui letti a castello metallici, a fissare il soffitto con sguardo truce.
    Nel corso degli anni diverse immagini di questo tipo avevano attraversato la mente di Dustin.
    Ma il più delle volte rivedeva Russell com’era stato mentre crescevano insieme

    Russell, sei anni più grande di lui, che mentre Dustin scappava gli aveva sparato alla schiena con una pistola ad aria compressa; Russell, che si incideva un pentacolo sull’avambraccio con la punta di un compasso mentre ascoltava death metal; Russell, che aveva improvvisato alcune mosse di kung fu per distruggere uno splendido pupazzo di neve fatto da Dustin; Russell, che era entusiasta della paura del buio di Dustin, e aspettava che il fratello si trovasse solo e tranquillo in una stanza per avvicinarsi di soppiatto, spegnere la luce e chiudere la porta, finché Dustin, intrappolato al buio, non lanciava un urlo

    “Il romanzo più inquietante e sorprendente dell’anno. Chaon cammina su un filo di ferro teso tra Edgar Allan Poe e Alfred Hitchcock”. THE WASHINGTON POST

    Dan Chaon

Dan Chaon La volontà del male

Traduttore : Silvia Castoldi
Numero Pagine : 484
Prezzo : 20 €
ISBN : 978-88-94938-30-2
In libreria da : 20-06-2019

Il passato di Dustin Tillman è segnato da una tragedia: trent’anni prima i suoi genitori e gli zii sono stati uccisi da Rusty, il fratello adottivo. In un processo che aveva fatto scalpore per gli inquietanti legami con i culti satanici, Rusty era stato condannato all’ergastolo grazie alle testimonianze di Dustin e della cugina Kate. Ora Dustin è psicologo, vive con la moglie e i due figli una vita apparentemente serena. Finché non riceve la notizia che Rusty è stato rilasciato: tutte le accuse sono cadute. Nel frattempo un suo paziente, Aqil Ozorowski, ex poliziotto
in congedo, indaga sulle morti di alcuni ragazzi annegati, convinto che siano opera di un serial killer. Inizialmente scettico, Dustin si lascia coinvolgere nell’indagine, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia.
La volontà del male è un thriller mozzafiato, intimo e sconvolgente, che inchioda alla pagina e sovverte le regole del racconto. Con una scrittura agile e affilata, Dan Chaon ci consegna un romanzo sui fallimenti della memoria e i pericoli dell’autoinganno, dove il passato allunga le sue ombre sul presente, e il futuro non può che trasformarsi in una casa popolata di fantasmi.

Questo libro è per chi si è appena svegliato da un incubo e torna a dormire per cancellarlo, per chi non ha paura dei labirinti della mente, per chi lascia fluttuare lo sguardo nell’immensità di acque profonde, e per chi cerca la verità nel suo passato, ma scopre che i ricordi non sono più affidabili dei sogni.

Dan Chaon racconta La volontà del male

Dan Chaon racconta in un breve video come è nato il suo ultimo romanzo, “La volontà del male”,
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