Lei che non tocca mai terra

  • «Ti ricordi che quella sera ti avevo parlato dell’uraga­no? Quello in America, che l’avevano chiamato “uragano Miriam”. Che te l’avevo raccontato perché, insomma, mi sembrava una cosa strana, e bella, che avevano chiamato un uragano come te. Comunque, a quanto pare è passa­to, finito. All’improvviso. A quanto pare finiscono così, gli uragani. A un certo punto il tempo cambia, e niente, basta, l’uragano sparisce. Esce il sole, e tutto il resto. Dev’essere una cosa bella, quando un uragano finisce così, senza che te l’aspetti

    E insomma. Magari pure con te, con ’sta cosa che ti è successa, può succedere così. No? Nel senso, che all’im­provviso ti svegli, esce il sole, e tutto il resto».
    Qui è tutto buio.
    «Lo so».
    Parlami di me. Dei miei occhi. Come ieri.
    «Sono bellissimi. E devastati».
    E poi?
    «Eh, mica è facile. Cioè, se dovessi spiegare cos’è ’sto mondo, ecco, io mostrerei gli occhi tuoi. Che sono bellissi­mi, ma devastati, che sono di un azzurro che nessuno lo può immaginare se non lo vede, ma che sono pure un po’ rossi in certi punti, come se dietro c’è fisso un dolore»

    Nessuno lo può immaginare, se non lo vede.
    «No...».
    Sono stanca.
    «Di cosa?».
    Sono stanca di questi occhi. E delle mani che ho, che me le sento fragili come quelle di una statua scheggiata. E di queste labbra, che si screpolano e si spaccano. Mi sento stanca, come se sto correndo in un labirinto. Non riesco a capire da che parte si esce. Corro da così tanto che è come se fossi diventata io stessa, il labirinto.
    «Sono stanco anche io. Sono stanco di ’sto letto dove stai

    Dei cuscini bianchi, delle lenzuola bianche che profumano troppo, che tua madre le cambia tutti i giorni, ti sollevano tutti i giorni, tua madre, tuo padre, la dottoressa, ti prendono, ti sollevano, tolgono le lenzuola, mettono altre lenzuola».
    Mi piacerebbe vivere in un posto dove c’è un uragano che si chiama come me.
    «Ci andremo».
    Non è possibile.
    «Sì, invece. Sarà possibile. Quando ti sveglierai, e farai il respiro più bello del mondo. E allora prenderemo i biglietti, saremo eccitati e confusi, ci prepareremo per mesi, sceglie­remo su internet gli itinerari che ti piacciono di più

    E quan­do arriveremo lì sarà tutto diverso da come ce l’eravamo immaginato, e tu mi dirai che va bene così, che è più bello se le cose che succedono sono diverse da come ce le siamo immaginate. E io ti dirò che non me l’ero mai immaginata una persona come te, e che quindi hai ragione, che così è più bello. E tu mi dirai che sono sdolcinato, e io ti chiederò scusa, e tu sorriderai, e non saremo mai stati così lontani da qui, da questo posto e da queste persone, da questo letto e da questo nero che ci ingoia

    Sarà come scalciare ’sta vita, la cacceremo via, lontana. E a te ti bruceranno gli occhi, perché c’è troppo sole, e io allora ti regalerò certi occhiali speciali fatti proprio per le persone con gli occhi azzurri».
    Non andartene.
    «Stavolta non me ne vado, Miriam».
    Tu mi ami.
    «Io...».
    Non voglio che mi ami. Voglio che resti.

    “La scrittura di Andrea Donaera ci ricorda il battito più intimo di un Sud ancestrale, senza tempo, terribile e sublime”. Omar Di Monopoli

    Andrea Donaera

Andrea Donaera Lei che non tocca mai terra

Numero Pagine : 240
Prezzo : 17 €
ISBN : 979-12-80284-19-8
In libreria da : 09-09-2021

Miriam è in coma dopo un incidente. Andrea la conosce appena ma si è innamorato perdutamente di lei, e ora le siede accanto e le parla, tutti i giorni, perché riesce a sentire la sua voce. Le loro parole si incontrano in un limbo oscuro, dove Miriam ricostruisce i suoi ricordi e Andrea cerca di tenerla ancorata alla vita. Attorno al letto della ragazza si muovono altre figure, che attendono il suo risveglio. Ci sono Mara e Lucio, i genitori, già segnati da una tragedia che li ha allontanati l’uno dall’altra. C’è papa Nanni, il venerato santone esorcista, che vede in Andrea un allievo e in Miriam i segni del demonio. E infine c’è Gabry, la migliore amica di Miriam, che da Bologna le manda lunghi messaggi. In sette giorni, i racconti dei personaggi si alternano a svelare una trama di amore e morte, di salvezza e destino, dove la ragione sfuma nell’inconscio finché la realtà non deflagra e riprende il sopravvento.

Andrea Donaera torna con un dramma familiare ambientato in un Salento al di là delle cartoline, dove la spiritualità sta nelle ombre e non esiste fede che non sia anche certezza del male. Scritto in una lingua poetica e viva, Lei che non tocca mai terra è una ballata dolce e crudele, una storia romantica e cangiante, capace di insinuarsi come un incantesimo nei sogni più profondi.

Questo libro è per chi da piccolo girava su se stesso fino a sentire la testa leggera, per chi è riuscito a ribellarsi al suo Avversario come in un romanzo d’avventura, per chi attende un bacio che lo riporti in vita, e per chi ha ascoltato per un istante il silenzio del vento, mentre lo spazio e il tempo cessavano di esistere.



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