L’uomo che aveva visto tutto

  • È così, Saul Adler: a ventitré anni adoravo il tuo modo di toccarmi, ma quando il pomeriggio si infilava nella stanza e tu ti sfilavi da me, stavi già cercando qualcun altro. No, è così, Jennifer Moreau: ti ho amata giorno e notte ma tu temevi il mio amore e io anche. No, disse lei, temevo la tua invidia, che era più intensa del tuo amore. Attento, Saul Adler. Attento! Guarda a destra e a sinistra, attraversa la strada, approda dall’altra parte.


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    Abbey Road, Londra, settembre 1988

    Mi era venuto in mente quello che mi aveva detto Jennifer Moreau, che non avrei mai dovuto descrivere la sua bellezza, né a lei né a nessun altro

    Quando le avevo chiesto perché volesse zittirmi così, la sua risposta era stata: «Perché hai solo parole antiche per ritrarmi». Era a questo che stavo pensando quando misi piede sulle strisce bianche e nere, davanti a cui tutti i veicoli devono fermarsi per far attraversare i pedoni. Una macchina stava venendo verso di me, ma non si fermò. Indietreggiai di scatto e caddi sul fianco, tentando di proteggermi con le mani. L’auto frenò e un uomo abbassò il finestrino. Aveva più o meno sessant’anni, capelli grigio argento, occhi scuri, labbra sottili

    Mi chiese se stavo bene e, visto che non rispondevo, scese dall’auto.
    «Le chiedo scusa» disse. «Ho rallentato appena l’ho vista sulle strisce, stavo per fermarmi, poi lei ha cambiato idea ed è tornato indietro». Notai un tremolio agli angoli delle palpebre. «E poi di punto in bianco ha attraversato».
    Sorrisi di quell’attenta ricostruzione smaccatamente a suo favore. Lanciò un’occhiata furtiva alla sua auto per controllare se c’erano danni. Lo specchietto laterale era rotto

    Socchiuse le labbra sottili e sospirò con aria abbattuta, borbottando qualcosa a proposito dello specchietto, che aveva dovuto far arrivare da Milano.
    Ero stato sveglio tutta la notte a scrivere un saggio sulla psicologia dei tiranni e avevo raccontato di Stalin che lanciava pezzetti di pane alle donne che gli piacevano da un capo all’altro della tavola. I miei appunti, più o meno cinque pagine, erano caduti dalla borsa di pelle, e purtroppo anche una scatola di preservativi era finita sull’asfalto

    Iniziai a recuperare le mie cose in strada. Raccolsi anche un piccolo oggetto piatto, rettangolare, che sembrava caldo e vibrava sul mio palmo. Notai che l’uomo fissava le mie nocche mentre glielo consegnavo. Non era mio, quindi avevo dato per scontato che fosse suo. Avevo del sangue tra le dita, le mani erano graffiate e c’era un taglio sulla nocca sinistra. Lo succhiai mentre mi guardava, evidentemente turbato.
    «Ha bisogno di un passaggio?».
    «Sto bene».
    Si offrì di accompagnarmi a una farmacia per “pulire la ferita”, come disse lui

    Quando scossi la testa, allungò una mano per toccarmi i capelli, un gesto che trovai stranamente di conforto. Mi chiese come mi chiamavo.
    «Saul Adler. Senta, è solo un graffio. Ho la pelle sottile. Sanguino sempre tanto, ma non è niente».
    Teneva il braccio sinistro in modo strano, come se lo cullasse con il braccio destro. Recuperai i preservativi e li infilai nella tasca della giacca. Si era alzato il vento. Le foglie che erano state raccolte in piccoli mucchi sotto gli alberi vorticavano sulla strada

    L’uomo mi disse che il traffico era stato deviato perché quel giorno c’era una manifestazione a Londra, e si era chiesto se Abbey Road fosse chiusa. La deviazione non era segnalata in modo chiaro. Non sapeva bene perché quel percorso l’avesse confuso, visto che veniva spesso da queste parti per vedere il cricket al Lord’s, lì vicino. Mentre parlava, lanciò un’occhiata all’oggetto rettangolare che aveva in mano.
    L’oggetto stava parlando. C’era sicuramente una voce all’interno, la voce furiosa di un uomo, e stava dicendo qualcosa di offensivo

    Entrambi fingevamo di non sentire quelle parole.

    “Una grande Odissea dei tempi moderni”. THE ATLANTIC

    Deborah Levy

Deborah Levy L'uomo che aveva visto tutto

Traduttore : Gioia Guerzoni
Numero Pagine : 240
Prezzo : 18 €
ISBN : 979-12-80284-35-8
In libreria da : 27-01-2022

È il 1988 quando il giovane Saul Adler viene investito da un’auto a Londra sulle strisce pedonali di Abbey Road, celebri per l’album dei Beatles. Si riprende, ma il giorno dopo la sua fidanzata Jennifer Moreau, una promettente fotografa che l’ha scelto come musa, lo lascia senza motivo. Depresso, Saul si trasferisce a Berlino Est per portare avanti i suoi studi sull’Europa orientale; e da quel momento gli eventi sembrano legarsi e slegarsi in un vortice di coincidenze e discordanze. La memoria di Saul è sempre più inaffidabile, lui pare conoscere fatti non ancora accaduti ma tradisce i suoi più cari amici, Walter e Luna, che vengono arrestati dalla Stasi. Quando però, anni dopo, rimane vittima dello stesso incidente su Abbey Road, Saul intraprende un viaggio intimo alla ricerca di se stesso, per ricomporre la realtà spezzata in cui è immerso.

Magico e struggente, L’uomo che aveva visto tutto è un romanzo sullo spazio sfocato tra verità e ricordi, un luogo mutevole in cui passato e presente convivono. Come in un’immagine a lunga esposizione, Deborah Levy fotografa squarci di tempo interiore, dove la nostra identità prende forma, e illumina il desiderio oscuro di vivere infinite vite, mille amori, mille esperienze.



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