Oregon Hill

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    Martedì 6 ottobre

    Il South Anna non è mai stato un gran fiume, e quell’autunno aveva piovuto meno del solito.
    Il corpo era incagliato su un ramo a una cinquantina di centimetri di profondità.
    Sono arrivato mezz’ora dopo l’annuncio del vicesceriffo, quando nessuno si preoccupava di “preservare la scena del crimine” o idiozie del genere. Almeno non ancora.
    In realtà ho anticipato di qualche minuto perfino gli agenti della polizia di Richmond

    Non è un posto facile da trovare. Una coppia che si godeva un pomeriggio autunnale da cartolina scivolando sul fiume in canoa ci si è imbattuta, ha tirato in secco l’imbarcazione alla prima insenatura disponibile e ha convinto una casalinga un po’ scossa a telefonare allo sceriffo.
    Sono stato informato non appena ho messo piede al lavoro. Ieri notte ho sprecato ore preziose dietro a un regolamento di conti tra spacciatori nell’East End per poi pubblicare la notizia sulla nostra pagina

    Ormai era troppo tardi per i tempi stretti dell’edizione cartacea, ma volevamo dare ai nostri fedeli ex abbonati la possibilità di leggere la notizia senza spendere un soldo.
    Sally Velez si è precipitata ad accogliermi prima ancora che potessi farmi un caffè.
    «Forse l’hanno trovata» ha detto, la voce attraversata da quella particolare energia che si risveglia dentro di noi solo quando un evento davvero terribile interrompe il nostro tedio. Da un lato ci vergogniamo di noi stessi ma dall’altro, che dio ci perdoni, lo adoriamo

    Il GPS, come spesso capita, si è dimostrato inutile, ma seguendo sullo stradario una sottile linea rossa che si diramava da un’altra sottile linea rossa la quale a sua volta partiva dalla Route 33, verso le quattro sono finalmente riuscito ad arrivare, con un abbigliamento assolutamente inadeguato per una zona palustre, ma ormai era troppo tardi. Il vicesceriffo era sul bordo della radura, immobile, e un’altra autopattuglia si stava avvicinando con grande sfoggio di luci e sirene, dissodando il campo al suo passaggio

    Il primo vice sembrava leggermente nauseato. Ha guidato gli altri lungo la riva del South Anna, e nessuno ha avuto niente in contrario quando mi sono accodato. Il fango era denso e gommoso, sembrava quasi che mi succhiasse via le scarpe dai piedi.
    La ragazza era scomparsa da quattro giorni, e dallo stato in cui si trovava pareva che per tutto quel tempo fosse rimasta in balìa della natura. I vestiti erano in gran parte intatti, ma il corpo era gonfio e in più punti si notavano ferite inferte probabilmente da animali

    Lì per lì non l’ho notato neanche, concentrato com’ero sulle condizioni del corpo. Puntava in giù, verso l’acqua, e le spalle erano avviluppate al ramo che l’aveva bloccata. In teoria nessuno avrebbe potuto toccarla fino all’arrivo del medico legale, ma uno degli agenti più giovani della seconda volante, forse incapace di trattenersi, ha guadato il fiume fino a raggiungerla.
    Solo quando ha scostato il corpo ed è emerso il torace, se n’è accorto. E me ne sono accorto anch’io

    «Oh merda» ha detto, poi si è girato dall’altra parte e ha vomitato, riuscendo a evitare quasi del tutto le scarpe. Il vicesceriffo era accanto a me e aveva lo sguardo perso in direzione del fiume. Per tutto il tempo in cui sono rimasto lì, non ha detto una parola.
    Sono abituato a vedere morti e quasi-morti, e mi è capitato spesso di appurare i danni che un proiettile può causare nei tessuti molli. Ma stavolta è diverso. Come quando l’anno scorso una bimba di due anni dell’East End correva incontro alla sorella maggiore nella loro villetta a schiera, e un proiettile che doveva spaventare qualche ragazzino che spacciava in strada aveva squarciato le pareti come cartapesta e le aveva perforato il cuore


    È il brutale massacro di un’innocente.

    “Tutti nella vita hanno la possibilità di fare almeno una cosa giusta”.

    Howard Owen Oregon Hill

Howard Owen Oregon Hill

Traduttore : Chiara Baffa
Numero Pagine : 288
Prezzo : 18 €
ISBN : 978-88-94938-76-0
In libreria da : 05-11-2020

Willie Black è un giornalista vecchio stampo, ama il suo lavoro ed è mosso da un senso di giustizia che è quasi il retaggio di un’altra epoca. Per contro, beve troppo, e il suo carattere ruvido e schietto, poco incline al compromesso, non lo aiuta: infatti, dopo una lunga carriera nella cronaca politica del quotidiano dove lavora, Willie viene retrocesso alla nera, l’ultima sponda prima del licenziamento. Quando il cadavere di una studentessa viene ritrovato senza testa nelle acque del South Anna, la polizia archivia il caso appena il danzato confessa; ma Willie è convinto che dietro quel delitto si nasconda un colpevole ben più insospettabile. Così, intraprende un’inesorabile crociata a Oregon Hill, quartiere storico della città di Richmond in Virginia, dove è costretto a farsi strada in un clima di razzismo, corruzione e menzogne, alla ricerca della verità a ogni costo.

Oregon Hill è più di una crime story, e rende omaggio al genere senza togliere l’anima ai personaggi, all’ambientazione, alle sfumature dei caratteri. E Willie Black si rivela un perfetto anti-detective noir, autoironico e impacciato, sempre disposto a sfidare le convenzioni pur di non rinunciare alla sua limpida umanità.

 

Per chi osserva i cerchi espandersi all’infinito nell’acqua, per chi fa le cose a modo suo come canta Frank Sinatra, per chi ha visto un sorriso allargarsi come l’alba in un paesaggio buio, e per chi ha combattuto contro la paura, accettando di perdersi in un labirinto per trovare la verità.



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