Redenzione

  • Camminando lungo la strada verso Porta Menseri, stamattina presto si sarebbe incrociata poca gente: l’uomo con le taniche di plastica che ogni giorno fa rifornimento d’acqua alla fonte, il cassiere della Conad che va a prendere il caffè al bar prima di aprire, una coppia di turisti olandesi alla ricerca del campeggio, un ciclista arrancante in salita stravolto dalla temperatura che già a quest’ora è di ventisei gradi. Il sole non è ancora forte, ma non tira un alito di vento e c’è un’afa densa e indigesta

    Un’estate terribile, diranno quando tornerà l’autunno e si farà tutti quanti uno sforzo innaturale per mandare avanti il passo, come se di quest’estate l’unica cosa di cui poter parlare fosse il caldo anomalo che ha investito la città.
    Per riprendere fiato, chi si trovasse in giro a piedi si fermerebbe sul ciglio della Provinciale, la sagoma della Badia alle spalle, la voragine delle Balze di sotto. Non ci fosse foschia, si vedrebbe fino a Villamagna.
    Oggi invece la luce del mattino è una luce fioca, già stanca il 1° luglio, greve sopra il verde dei boschi

    Scuri, folti: ha fatto un maggio freddo e piovoso, un giugno lento. La natura pulsa ed espira, non si vedrebbe molto attraverso le foglie di lecci e platani; si immaginerebbero i sentieri, i campi, i prati ancora rossi di papaveri.
    Non si riuscirebbe a distinguerlo.
    Bisognerebbe passare ai piedi delle Balze, uscire dai sentieri, in filarsi tra erbacce e cespugli di ginestra, spostare rami, ragnatele e spine, graffiarsi le gambe, piegare la schiena, raggiungere il cumulo di rocce, scivolare sull’argilla e la sabbia per arrampicarsi fino in cima e poi ridiscendere, per trovarlo in fondo al fosso, rotto e rivoltato malamente su se stesso, manco si fosse accartocciato prima di cadere giù

    Ma questa mattina non c’è nessuno, tantomeno in quella gora isolata.
    Quindi a scoprirlo è un cane, uno dei cani di Cesare, che Cesare ha portato a fare un giro perché in inverno si è preso una brutta infezione ed è bene che torni forte in vista della stagione dei tartufi.
    Il cane si avvicinerà, monterà sbuffando e slittando, abbaierà prima incerto poi disperato, qualcuno dai borghi gli lancerà imprecazioni: «Sempre a sbraitare per niente ’sti cani maledetti», in più quest’anno c’è la volpe che gira nelle valli, i cani latrano ogni notte e di mattina, entrando nelle aie, s’inciampa nei resti di una gallina, un coniglio selvatico, un merlo


    Quando Cesare raggiungerà il cane con un insulto in bocca, si immobilizzerà a metri di distanza. Lo tirerà per il collare, correndo giù si farà male a una caviglia e, sordo ai guaiti del cane strattonato e confuso, telefonerà immediatamente.
    «C’è un morto, venite».

    Chiara Marchelli Redenzione

Chiara Marchelli Redenzione

Numero Pagine : 320
Prezzo : 17 €
ISBN : 978-88-94938-75-3
In libreria da : 01-10-2020

La pigra tranquillità di Volterra viene sconvolta dal ritrovamento di un ca­davere, una donna strangolata e get­tata in un fosso. Del caso si occupa Maurizio Nardi, comandante dei ca­rabinieri, uomo acuto e schivo, sem­pre in cerca di una solitudine dove far luce sulle indagini e su se stesso. Per Giorgia Volterra è vacanza e rifugio, il posto dove riprendere fiato e proteg­gersi. Per Malina rappresenta un ap­prodo, il posto in cui confondersi tra gli alberi e le pietre millenarie. Le due don­ne diventano amiche e Giorgia confida a Malina un passato di anoressia e la fine di una storia d’amore. Malina le re­stituisce brevi lampi di sé e le racconta della madre, internata giovanissima nel manicomio della città. Mentre il coman­dante Nardi indaga per ricostruire le relazioni e i movimenti della vittima, an­che Giorgia scompare misteriosamente.

Dopo La memoria della cenere, Chiara Marchelli torna con un romanzo costrui­to con rara maestria, un’indagine po­liziesca intrecciata alle radici storiche della follia. In un racconto mozzafiato, dove il passato sboccia nel presen­te come un fiore velenoso, l’autrice si immerge nella fragilità dell’animo femminile, che nella fame di libertà e perfezione ha sempre cercato il riscatto dall’infelicità e dal male inflitto e subìto.



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