Songbook di Canto della Pianura di Kent Haruf

Songbook di Canto della Pianura di Kent Haruf

In un libro ci si può imbattere in due tipi di musica: una, esplicita, citata per evocare un ricordo o un avvenimento, ascoltata da uno dei personaggi intenzionalmente o per caso; e un’altra, sotterranea, nascosta, che emerge evocata dalle vicende, dalle atmosfere, dagli ambienti o dalla scrittura stessa. Ed è proprio da queste colonne sonore, normalmente silenziose e nascoste tra le pagine di un libro, che nasce Songbook, (a cura di Danilo Di Termini)

CANTO DELLA PIANURA
L’unica canzone esplicitamente citata da Kent Haruf in Canto della pianura è You really had me going. È una canzone poco conosciuta da noi, ma molto famosa negli States dove è stata in classifica tra i dischi più venduti nel 1990. Così ho deciso che avrei scelto tutte canzoni di quell’anno, il 1990, per mantenere anche il “racconto” della Songbook all’interno di un’unità di tempo molto ristretta. Una durata, più che un tempo. Racchiusa tra un vero e proprio canto piano (come spiega il traduttore è il significato del titolo originale) e il titolo originale stesso, Plainsong, che è anche il titolo di una canzone dei Cure. In questo percorso nell’anno 1990, c’è una sola eccezione, il brano di Aaron Copland, Fanfare for the Common Man: tutto il romanzo, tutti i suoi protagonisti hanno in sottofondo costante queste note, un meraviglioso inno all’uomo comune e alla sua profonda dignità e umanità.

Il termine inglese Plainsong, che dà il titolo a questo romanzo significa “canto piano” (forma di canto a cappella monodico – ossia privo di accompagnamento musicale ed eseguito all’unisono – diffuso nel Medioevo in ambito ecclesiastico; il canto gregoriano per esempio è un tipo di canto piano)…

Coro de la Abadìa Benedectina de Santo Domingo de Silos – Salve Regina – 1100 ca.

Lei riprese a camminare. Attraversò ancora una volta i binari. Il semaforo di Second Street passava dal rosso al verde al giallo incurante dell’ora, lampeggiando sull’asfalto nero semideserto. Superò i negozi bui e guardò nella vetrina del caffè, i tavoli erano sistemati in file regolari e accurate e la luce della Pepsi sulla parete di fondo brillava sulle pile ordinate di bicchieri puliti, pronti per l’uso del bancone.
Sinead O’Connor – Nothing Compares to You – 1990

All’interno del locale dagli altoparlanti appesi al soffitto usciva musica country […] una voce di ragazza cantava, You really had me going, baby, but now I’m gone.
Holly Dunn – You Really Had Me Going – 1990

Percorse tre isolati in direzione sud lungo la Statale semideserta, si fermò al Gas and Go lasciando il motore del furgone in folle, comprò un pacchetto di sigarette, poi uscì e guidò per qualche altro isolato verso est, fino al Chute Bar and Grill. Dentro era pieno di fumo e qualcuno aveva acceso il jukebox. C’era la solita folla di ogni sabato sera.
Merle Haggard – Lucky Old Colorado – 1990

Non c’era scuola fra Natale e Capodanno. Victoria Roubideaux rimase nella vecchia casa di campagna con i fratelli McPheron e i giorni sembravano scorrere lenti. Il terreno era coperto di sottili lastre di ghiaccio sudicio, il tempo restava rigido, la temperatura era sempre sotto zero e la notte faceva davvero freddo.
Aaron Copland – Fanfare for the Common Man – 1942

Lui le prese la mano e la guidò sulla pista. Era un pezzo veloce, lui la spingeva lontano e lei tornava indietro, la faceva girare come una trottola e lei riprendeva a muoversi avanti e indietro e di nuovo lui la faceva volteggiare e a un certo punto lei se lo ritrovò di fronte e gli disse, Accidenti a te Tom Guthrie, sto facendo tutto io!
Ma Guthrie si accorse che gli occhi le sorridevano.
The Jeff Healey Band – I’m Tore Down – 1989

La fissò, chiuse gli occhi e ripiombò nel sonno quasi subito. Lei tornò in soggiorno. Il portafogli e le chiavi erano sul tavolo della cucina, dentro il berretto rovesciato, prese dei soldi, mise i pochi vestiti in una scatola di cartone insieme ai prodotti da bagno, la chiuse con lo spago e lasciò l’appartamento con indosso i pantaloni premaman nuovi ma la stessa camicia con cui era arrivata, lo stesso cappotto pesante e la borsa rossa a tracolla di sempre, e tenendo la scatola per la corda percorse il corridoio e uscì nell’aria fredda.
Wynonna – I Saw the Light – 1990

Le due donne lasciarono che la brezza soffiasse fresca sui loro volti e sbottonarono un po’ le camicette per sentirla sul petto e nelle ascelle.
E presto, molto presto avrebbero chiamato gli altri per la cena. Ma non subito. Rimasero in veranda ancora un po’ nell’aria di quella sera di fine maggio, diciassette miglia a sud di Holt.
Cure – Plainsong – 1989



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